Nostalgia canaglia

In questi ultimi giorni di tranquillità cerco di assimilare tutto il silenzio possibile. Provo a captare l’energia dei monti, mi godo la passeggiata in paese, salgo la pista da sci del Col Alto a piedi. Intravedo qua e là sparuti turisti in cerca di qualche souvenir, o forse solo con la speranza di trovare un bar aperto.
Sono gli ultimi giorni di quiete prima della tempesta.

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Tra poco i turisti arriveranno a migliaia. Corvara diventerà una piccola città inquinata e rumorosa, con la coda delle auto che attraverserà lentamente il paese. Scaricheranno i bagagli, faranno lo skipass, avanzeranno richieste e, come sempre, saranno stressati dal lungo viaggio. “Mettiti la giacca, non toglierti il berretto, non andare nella neve fonda”; le solite raccomandazioni di madri ansiotiche ci sveglieranno dal letargo autunnale fiondandoci nella realtà del nostro paesello: un po’ di circo in cambio di una felice realtà economica. “Bisogna volere bene al turista” diceva il vecchio Giarone. Sì, è vero, bisogna raccontargli le storie. Prenderlo per mano. Infondergli calore. Sottrarlo al mondo fatto di appuntamenti, riunioni, pensieri, smog e routine. Rallentarlo nella folle corsa per chissà dove, immerso com’è nell’illusione di una continua ricerca nell’ideale di una vita felice.
Noi, ad attirare vecchi e nuovi turisti, ci proviamo: organizziamo feste, elargiamo un po’ di cultura qua e là perché si sa, la cultura piace. Serviamo i pesci oltreoceano a 2000 metri e creiamo atmosfera con la musica tecno nei rifugi, o meglio, fuori dai rifugi, nelle ampie terrazze vista cabinovie e montagne, larici antichi e moderni elicotteri. Si usa qualche parola in ladino e si addobbano già i primi alberi di Natale: ma non è un po’ presto? Volere bene all’ospite è molto di più che proiettarlo in un mondo imbastito a sua misura. Organizzare i finti matrimoni dell’epoca, non è catapultare chi ci visita in un mondo di falso d’autore, di retorica nostalgica? Costruire i paesini retrò che stanno sorgendo un po’ ovunqe, quei paeselli fatti di case da fabia, con il ruscello che passa sotto i ponticelli di legno, le porte delle case intarsiate nel bel legno massiccio, non è un po’ effetto Disneyland? Però al contempo, sono oasi di pace ricreate per fare stare bene chi ha necessità e possibilità di rilassarsi. E hanno successo: ma è davvero il mercato a dovere sempre decidere cosa sia giusto o sbagliato?
Non lo so, a volte mi vengono seri dubbi se ciò che facciamo sia giusto. A volte penso a come si divertivano quelli che arrivavano qui tempo addietro: inforcavano due pezzi di legno e salivano al Col Alto. La sera, quattro canederli a testa, una grappa con il paron e il mondo era in pace. Certo, in quegli anni si viveva al ritmo del cuore. E’ un tempo che non c’è più, inutile fare i romantici. Oggi questo è un felice posto per un turismo d’elite, fatto di gente indaffarata e ospiti raffinati. Anche le esigenze di noi autoctoni sono cambiate.
Ciò nonostante vi confido che mi piacerebbe tanto, dopo una fitta nevicata, non sentire le macchine spartineve e i gatti battineve e vedere spargere il sale mangianeve. Mi piacerebbe osservare madri che si divertono con i loro pargoli senza grida e senza squilli del telefono e senza motoslitte che, per necessità, vanno su e giù per le piste. Mi piacerebbe rivivere insieme a paesani e villeggianti il silenzio di un paese di montagna non ossessionato dall’incremento turistico. “Sogno un paese di montagna, il mio paese che tanto amo, isolato dagli altri ma unito da quel ‘nodo d’oro’ (come direbbe F. Mauriac) tra io e non-io, tra cielo e terra”.
Riflessioni così, le mie, forse insensate. Ma anche nel nonsenso può esserci un senso: perché di tutte le cose bisogna vedere come vanno a finire, come già diceva Erodoto. Insieme ai dubbi che mi assalgono, ho anche la consapevolezza che siamo tanto fortunati a potere vivere dove gli altri fanno le vacanze. E siamo grati, a chi ci legge, di venire a visitarci, accettando anche le nostre debolezze, i nostri sbagli, il nostro pensare troppo al mercato e troppo poco alla vera necessità della persona. E siamo grati a coloro che ci arricchiscono con i loro dubbi, con le giuste critiche sulle oscene architetture, agli scettici che tentano di aprirci gli occhi, a quella mamma che, forse troppo severa con suo figlio, ci dice: “ma perché negli alberghi non ci sono mai i pissoir a misura di bimbo?” Continua a leggere

Giustizia fa rima con furbizia

La giustizia in Italia ha perso la maiuscola. Oltre tremila morti, che aumenteranno secondo studi e previsioni fino al 2020. Ancora un morto a settimana. Eternit. Amianto. Che rimpianto. L’industriale svizzero che scappa lontano, indossando con una faccia tosta senza pari le vesti di una green economy che solo il termine sarebbe da bandire da ogni vocabolario. Assomiglia tanto a quei gerarchi che giravano impuniti oltre mezzo secolo fa nel cuore dell’Europa. Aveva cercato di patteggiare con qualche milione di euro. La popolazione ha giustamente rifiutato. E ha subito l’onta di una prescrizione che appare tanto come un atto dovuto in difesa dei potenti a discapito dei deboli. Questa è la giustizia in Italia. Che troppo spesso fa rima con furbizia. Mi sposto più in là, verso la val di Susa. Belle montagne, più selvagge delle nostre, più solitarie, vagamente malinconiche. Montagne di transito. Quanti anni abbiamo discusso della TAV? Che ora è ferma non per scelta politica, ma per 998019_537347906313687_1229071430_nincomprensibile sforamento di budget. Oppure comprensibile se pensiamo a dove siamo: in Italia. Non c’entrano le manifestazioni, il confronto di opinioni, le ragioni dell’una o dell’altra parte. C’entra solo la solita sfacciata speculazione che ci impedisce di essere un paese che sappia guardare il futuro pensando a quello che oggi si deve fare. Ma non bisogna preoccuparsi. Una soluzione si trova sempre. Nel 2002, con l’avvallo dei soliti politici, si è deciso di aprire un buco accanto al foro della galleria per trasporto su gomma che già esiste, quella del Frejus. Doveva essere un foro di due metri, per garantire sfogo e messa in sicurezza in caso d’incidenti. Nel giro di dodici anni il foro è quadruplicato e pronto a ospitare altre quattro corsie. La gestione del nuovo tratto di strada, che ancora una volta e senza alcuna lungimiranza privilegia il trasporto su gomma, è del vassallo di turno che trarrà enormi profitti da questo ennesimo scempio, fatto di nascosto, mentre pochi metri più in là la ferrovia langue senza futuro. A proposito: riaverlo il trenino della val Gardena, o un treno in val Badia, che sogno. E chissà come finirà con la galleria di base del Brennero.
Sblocco Italia. Ecco il nuovo che si tinge di vecchio, un modo quasi offensivo per dire: forza con il cemento, con le speculazioni, con i disastri annunciati. Continua a leggere

L’Homo Oeconomicus deve sparire

Un metro quadrato al secondo: è la terra che si consuma nelle nostre montagne. Il dato sconcertante è emerso durante il convegno annuale di CIPRA, il comitato internazionale per la protezione delle Alpi. Nella magnifica città di Annecy, in Francia, ci si è confrontati sul “vivere nelle Alpi”. Erano presenti tutte le delegazioni, oltre quella francese, la Svizzera, l’Austria, l’Italia, il Lussemburgo e la Slovenia.
La Svizzera, sempre più innovativa rispetto agli altri paesi, ha già messo in atto dei provvedimenti importanti. Vediamone alcuni: protezione totale della brughiera, dove è impossibile edificare; i comuni con oltre il 20 per cento di seconde case non possono più mettere in vendita ulteriori abitazioni ai non residenti; limitazioni sempre più efficaci alla costruzione di nuove zone abitative. Inoltre gli svizzeri si basano su un principio molto semplice: la “Ernährungssicherheit”, la sicurezza alimentare in loco.
Nuove designazioni per le zone abitative possono essere assegnate solo se ci sono già dei collegamenti di trasporto pubblico.
Alcune idee, spesso quelle più radicali, nel senso che vanno alla radice dei problemi, nascono dalle moltissime iniziative private. Le discussioni che emergono vengono sottoposte alla popolazione tramite i quattro referendum che si svolgono annualmente.

14Il sottoscritto ha fatto una relazione sull’homo oeconomicus, Continua a leggere

VIVERE BENE NELLE ALPI! Le soluzioni creative per far fronte alla scarsità delle risorse

Dal 13 al 15 novembre ad Annecy in Francia ci sarà il convegno annuale CIPRA 2014, l’organizzazione “ombrello” per la salvaguardia ed il sviluppo sostenibile delle Alpi. Si parlerà di Alpi, di ambiente, di scarsità delle risorse, ma soprattutto di idee creative e di soluzioni per far fronte al crescente consumo di natura, soluzioni che vanno oltre i confini verso una collaborazione ed un interscambio tra di noi, abitanti delle Alpi.

Ci sarò anch’io, domani venerdì 14, a parlare di “Homo Oeconomicus”, dello sviluppo del turismo nelle Dolomiti, della natura, il più grande patrimonio a disposizione dell’uomo, da proteggere e salvaguardare, e di Dolomiti senza auto, di lusso contemporaneo -tempo, spazio e tranquillità-e di alternative concrete all’attuale sistema obsoleto, come l’Economia del Bene Comune.cipravivre-dans-les-alpes

Ecco il programma dettagliato del convegno: Programma convegno annuale CIPRA-2014

L’Italia e il pallone, quante analogie!

Allora è proprio vero, il calcio è lo specchio fedele dell’Italia. La sua classe dirigente, mediocre e politicante, inetta, provinciale e analfabeta, ben rappresentata dal nuovo presidente della Federazione Carlo Tavecchio, è la stessa che si trova in Confindustria – per anni abbiamo avuto un primo ministro che era anche presidente di un club.

Le cause del declino del calcio italiano sono le stesse che affliggono il nostro Paese. L’orribile calcio italiano che si consuma tra risse, interrogazioni parlamentari e spettacoli ignobili, ci riguarda tutti, e molto da vicino.
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Ai mondiali la figura è stata pessima, non solo dal punto di vista dei risultati, ma anche per via delle patetiche scene post eliminazione improntate sullo scarica barile generale. Cosa che avviene puntualmente in qualsiasi ambiente politico di fronte a un problema, una calamità, un’assunzione di responsabilità. Nella lista dei 23 migliori giocatori selezionati per il Pallone d’oro non c’è un italiano. Altrettanto accade in sede di Parlamento europeo: abbiamo sì qualche rappresentante di facciata, ma nelle commissioni che contano siamo completamente tagliati fuori. Il giro d’affari delle nostre squadre più importanti é distante da quello dei grandi club europei. Anche la Francia, in quanto a volume di affari complessivo della serie A, ci sta superando. Lo stesso avviene nelle graduatorie dei paesi che fanno parte dell’Unione europea: siamo in piena zona retrocessione. I nostri stadi, Juventus a parte, sono fatiscenti, scomodi, inospitali, brutti, al punto che il pubblico diminuisce ogni anno di più. Violenza, degrado, mancanza totale di cultura sportiva fanno il resto. E la stessa violenza, lo stesso degrado, la stessa incultura si abbatte sul nostro patrimonio artistico, da Pompei alla tutela del territorio, che negli ultimi vent’anni ha subito una cementificazione più che raddoppiata. Continua a leggere