La Maratona e più coscienza ecologica

Da cinque anni, si sta lavorando ad un progetto unico del suo genere in Italia. Dopo aver determinato il carbon foot print, l’obiettivo è quello di ottenere la certificazione della sostenibilità dell’evento, definita dalla ISO20121, la norma internazionale che la garantisce. Il cammino verso l’ecosostenibilità si arricchisce quest’anno, con l’inserimento nel parco auto ufficiale di auto e moto elettriche fornite dalla BMW. Dal 2009 Enervit ha rinnovato completamente le borse utilizzate per i pacchi gara, sostituendo la plastica con la stoffa. Anche Biemme, che collabora con la Maratona da 26 anni, ha seguito la svolta ecologica: dal 2012 le magliette sono fornite prive di sacchetto di nylon, risparmiando così oltre 2.000 metri quadri di plastica. I gilet finischer di Carvico sono stati realizzati in tessuto poliestere 100% riciclato da bottiglie di plastica: per ogni 1000 kg di Pet (polietilene tereftelato), si ha una riduzione pari a 3000 chili di gas effetto serra. 73.534 bottiglie si trasformano in 7000 metri di tessuto e quindi nei 9.300 gilet finisher.

auto elettriche

Davvero ora il mondo va riparato

Riparare il mondo e conversione ecologica, i due cardini del pensiero ecologista di Alexander Langer,
sono più che mai attuali e viaggiano leggeri insieme a noi

Alex Langer

Pensare ad Alex e sentire un senso di vuoto. Non solo per la mancanza, ma anche perché il suo pensiero, a diciannove anni dalla sua scomparsa, continua a rimanere tristemente contemporaneo. Se da un lato ciò significa che Alex vedeva lontano, dall’altro vuol dire che i problemi sono sempre gli stessi, nulla purtroppo è cambiato. Oggi il nostro modello di sviluppo appare bloccato, agonizzante e non si fa altro che parlare di crisi, d’incapacità di trovare forme alternative all’attuale sistema economico. Per anni ci siamo basati sull’equazione consumo uguale a posti di lavoro. E ci siamo presi il lusso di ferire, sperperare, depredare aria, terra, acqua e paesaggio nel nome di un benessere che per molti aspetti è un benessere vigliacco, dato che il 20% della popolazione mondiale ne usufruisce, mentre il restante 80% vive in condizioni di povertà. Questa equazione ormai ha fatto il suo tempo e rovina ambientale e disoccupazione, soprattutto in Italia, sono le facce della stessa moneta. Continua a leggere

Prigionieri ancora di quelle trincee

 

Un colpo di pistola esploso a Sarajevo cento anni fa mise a nudo la degenerazione umana e spirituale della civiltà di allora. Ma la Grande Guerra è davvero finita?

“Poco più di un noioso contrattempo”. Questo deve avere pensato Francesco Giuseppe I un secolo fa. Regnava già da quasi sette decenni; la sua vita non era stata una passeggiata. Il fratello era stato fucilato dai rivoluzionari, il figlio Rodolfo si era suicidato e la bella Sissi uccisa da un anarchico. Non si fece certo prendere dal panico. Quel moccioso ventenne, Gavrilo Princip, sbandato, ingenuo o criminale che fosse, aveva appena ucciso Franz Ferdinand e Sofia. Ormai era successo: non era un segreto che lui, l’imperatore d’Austria, e l’arciduca erede al trono si avessero in gran simpatia. Quel che gli serviva era un periodo di riposo a Bad Ischgl.

grande-guerra-01-940x600Forse una guerra circoscritta, limitata, contenuta, l’aveva presa in considerazione; ma mai l’imperatore poteva immaginare che quell’incidente avrebbe generato un mostruoso conflitto di dimensioni mondiali.

Lo sviluppo economico era in piena ascesa, la Germania si stava avviando a gran velocità verso un esteso benessere, il Regno Unito soffriva certo d’ipertrofia imperiale, ma gli animi bellicosi se ne stavano relativamente buoni. Sì, negli anni antecedenti il 1914 l’ottimismo era alto: si ascoltava la radio, il cinema era un gioioso momento di aggregazione, la medicina in pieno sviluppo, il vento dell’innovazione soffiava inarrestabile e la libertà viaggiava in automobile!

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Dolomiti, patrimonio del molesto?

 

Cinque anni sono passati da quando le Dolomiti fanno parte del Patrimonio dell’Unesco. Qualche riflessione è d’obbligo.

Non mi sembra che la percezione di “Patrimonio dell’Umanità” sia entrata nel cuore di noi operatori turistici. E’ entrata in testa, come strategia di marketing, in chi elabora gli opuscoli patinati. Abbiamo usato il logo Unesco per abbellire il baule del nostro fuoristrada. L’abbiamo scritto a caratteri cubitali sulla pagina internet sotto la foto della spa di 2000 metri quadri. Non credo però che ci sia stato in questi anni un radicale aumento della consapevolezza di tutelare realmente questo patrimonio. Di difenderlo e salvaguardarlo. Di modificare le strategie della sua gestione. Prova ne è che ancora si parla di natura come nostro capitale, che di per sé è un termine obbrobrioso: il Sassongher ad esempio non è il resoconto di un bilancio economico e quindi non va stimato in base alla sua redditività.

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