Morire su un barcone o in aereo?

Lupi e squali. Tragedie di aria e tragedie di mare. Di fronte all’irreversibilità della morte siamo tutti uguali. Anche le tragedie dovrebbero esserlo. I lupi sbranano gli avanzi dei corpi dilaniati nello schianto dell’aereo sulla montagna francese. Gli squali divorano i corpi dispersi nel Mediterraneo. Ma a ben guardare non è esattamente così: il tono dei media nei confronti delle tragedie che colpiscono l’uomo bianco è veemente,  accorato, a caratteri cubitali. Nei confronti di chi cerca in tutti i modi un’alternativa alla miseria dell’esistenza e caso mai ha un colore e una fede diversa dalle nostre merita si e no un’attenzione moderata, quasi di taglio, come se l’uomo o la donna o il bambino nel barcone fosse diverso, e un po’ fastidioso anche.

Immigrazione: Fregata Euro soccorre due barconi con 956 profughiSembra quasi che ci sia una sorta di assuefazione mista a disinteresse di fronte alle migliaia di persone che ogni anno perdono la vita cercando di portare la pelle da un continente all’altro via mare. Su barconi scalcinati e pagando un prezzo altissimo ai mafiosi che organizzano questa moderna tratta degli schiavi. Continuano a sbarcare decine di migliaia di persone: per lo più profughi che cercano scampo dalle guerre e le violenze che imperversano nei loro territori. Oltre il 40% delle popolazioni povere vogliono lasciare il proprio paese. Significa  centinaia di milioni di esseri umani : finché il divario di reddito fra nazioni ricche e paesi poveri non diminuirà, questo flusso continuerà in modo incessante. E non mi sembra che si stia facendo nulla per modificare lo stato delle cose. Nulla per inventare nuove politiche sia di sviluppo, sia d’integrazione. Anzi. Abbiamo orchestrato guerre e mentito spudoratamente per farle, spacciandole attraverso i media come operazioni di pace. Abbiamo costruito milioni di armi e le abbiamo vendute illegalmente in ogni dove. E adesso ci lamentiamo se qualcuno le usa contro di noi. Continua a leggere

Non sprechiamo l’acqua, ce ne pentiremo

Il barcone terra sul quale navighiamo fa acqua da tutte le parti. Al punto che, in pochi decenni,  rischiamo di non averne più nemmeno una goccia per soddisfare il nostro fabbisogno quotidiano. Del resto, c’è poco da sorprendersi, noi esseri umani ci siamo letteralmente specializzati nell’inquinare, dissipare e consumare a sproposito la risorsa più preziosa che abbiamo. Che altro non è che l’acqua, come ci hanno insegnato – inutilmente – già alle scuole elementari. Con i rubinetti a secco, si prospettano anni bui, con possibili conflitti non solo per il petrolio, ma anche per l’approvvigionamento e il controllo delle risorse idriche. Il Botswana, la Cambogia, il Sudan, la Repubblica araba siriana ma anche l’Ungheria, il Lussemburgo e i Paesi Bassi ricevono tutti più del 75% dei loro approvvigionamenti idrici da corsi d’acqua che nascono dai loro vicini. Quasi il 40% della popolazione mondiale dipende da sistemi fluviali comuni a due o più Paesi. L’India e il Bangladesh litigano sul Gange, il Messico – illuminante a questo proposito è il film H2Omx – e gli Stati Uniti si contendono il Colorado. In Europa il Danubio si sta prosciugando. gange Continua a leggere

Bücher Bazar – Bazar dei libri

Bozner BücherBazar

Wo: Waltherplatz in Bozen
Datum: 21. März 2015 bis 2. April 2015
Wann: Montag bis Freitag von 10:00 bis 19:00 Uhr | Samstag und Sonntag von 10:00 bis 18:00 Uhr

Die Südtiroler Verlage im Handels- und Dienstleistungsverband (hds) feiern den Frühling mit einem Bücherzelt auf dem Waltherplatz. Schöne Bücher, preiswerte Bücher, feine Bücher, kluge Bücher, witzige Bücher, Reisebücher, Kochbücher, romantische Bücher, Reimebücher … und vieles mehr um sagenhafte 3, 5, 7 und 10 Euro.

Oggi, il primo giorno di primavera dedicato alla poesia

Che bella coincidenza. Sabato 21 marzo non solo è il primo giorno di primavera, ma è anche la giornata internazionale della poesia. Può sembrare anacronistico, ma oggi più che mai dovremmo leggere poesia, vivere poesia, pensare poesia. Perché la poesia è una voce che non si può spegnere, non si può smarrire. È una luce di taglio, che mette in risalto aspetti vitali e spesso nascosti del nostro essere. È una voce intima, che connette in modo istantaneo con altri mondi, altre epoche, altre dimensioni appena la inizi ad ascoltare. Un canto di Omero e sei laggiù, fra i marosi del Mediterraneo, in compagnia di un afflato immortale. Tre versi di Celan e la giornata cambia prospettiva:

La morte è un fiore che solo una volta fiorisce/Ma fiorisce come nient’altro fiorisce/Fiorisce, appena lo vuole, non fiorisce nel tempo.

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Una tarma chiamata pubblicità

Entra nelle nostre teste come una tarma che si ciba di legno. Scava i suoi cunicoli nella materia grigia come una talpa indefessa e si fa spazio in modo ossessivo, continuo. A volte non la notiamo nemmeno, lavora sulla nostra psiche con lo scopo di deformare lo spirito critico, di incidere la nostra mente. Può essere scioccante, aggressiva, provocante. Oppure seduce, con i suoi finti bagliori. La usiamo, la giudichiamo, eppure tutti ne abbiamo bisogno, e tutti ne veniamo influenzati nelle scelte quotidiane.

La pubblicità non è una cosa inventata dalla nostra generazione. Già a Pompei, due millenni fa, si invitava la popolazione a votare un certo candidato. È però con la rivoluzione industriale che diventa strumento di massa, si intraprendono tecniche raffinate di comunicazione con l’aiuto di psicologi, disegnatori, registi. La pop art inizia perfino a produrre l’arte in serie, con lo scopo di rappresentare l’uomo come consumatore. L’arte non è più elitaria, ma diventa popolare.
Da qualche tempo la pubblicità – una volta réclame, oggi marketing, comunicazione – si è appropriata anche della montagna. Ha messo gli scarponi ed è salita fin quassù. Quelli che tanto tempo fa erano luoghi sacri, di profondo rispetto dell’ignoto e del divino ora sono diventati spazi subissati da bandiere, cartelloni, striscioni e inquinamenti acustici. Per entrare nella testa del consumatore i loghi vengono amplificati con luci, cliché, allestimenti specifici. A volte il messaggio è veicolato da uso di immagini politicamente corrette: si gioca con la sensibilità del potenziale acquirente, l’inconscio viene manipolato, persuaso, corrotto. Altre volte la sento davvero come un’offesa alla mia intelligenza. Rimarcando in continuazione la necessità della novità per la novità ha lo scopo di sottoporci a uno stress da modernità e vuole inculcarci il virus dell’avere che facilmente sfocia in una sindrome da possesso, riassumibile facilmente in un “se non hai non sei”.

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DIE ENTSCHLEUNIGUNG? EINE TOURISTEN-ATTRAKTION!

Die einen sind sauer, die anderen begeistert. Ich beziehe mich auf den Vorschlag vom Südtiroler Landesrat Theiner, die Dolomiten-Pässe zeitweilig für den Verkehr zu sperren.

Hut ab vor Umweltlandesrat Theiners Aussagen. Der in den Dolomiten lebende Mensch ist ja nicht nur ein homo econimicus. Wir werden uns noch wundern, denn die alte ökonomische Theorie hat ausgedient. Auch wir Dolomiten-Bewohner werden Schritt für Schritt verhaltensorientierter die einheimische Wirtschaftspolitik entscheidend beeinflussen. Sobald klar sein wird, dass man nicht nur mit rationalem Handeln den eigenen Nutzen maximieren kann, werden wir paradoxerweise erleben, dass eine Entschleunigung wirtschaftlich sogar noch besser funktionieren kann! Aus einer Wirtschaftskrise kommt man nicht nur mit Lösungen für die Wirtschaft heraus, sondern auch mit einem erweiterten Bewusstsein.

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