Un pamphlet ambientalista

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di Valentino Liberto

Si presenta come un’innocua guida tascabile; in copertina, si staglia l’inconfondibile profilo dello Sciliar visto dall’Alpe di Siusi. Ma è proprio dietro alle apparenze che indaga il giornalista di viaggio Paolo Martini con il libro Bambole di pietra: la leggenda delle Dolomiti” (Neri Pozza, 2018), un inconsueto quanto graffiante racconto-inchiesta sulle montagne dichiarate dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”. Sembra il sequel, o meglio, l’instant book della (bella) puntata sulle Dolomiti delle “Meraviglie”, il programma Rai condotto da Alberto Angela che ha guidato i suoi affezionati telespettatori tra i siti italiani tutelati dall’Unesco. Martini non si accontenta però dell’immagine da cartolina trasmessa in televisione: rimuove sin da subito la patina “idilliaca” domandandosi cosa avrebbe detto il geologo francese Déodat de Dolomieu – scopritore nel Settecento della pietra che ne porta il nome e forma i “Monti Pallidi” tra Trentino, Sudtirolo e Veneto – di fronte alla costruzione di un imponente impianto di risalita sulla Marmolada o all’invasivo innevamento artificiale delle piste da sci: “Svetterebbe accanto ai militanti di Mountain Wilderness” o si “metterebbe al servizio del WWF”, risponde l’autore. (…)

fonte: Salto.bz

Qui vai al libro: Bambole di pietra, Paolo Martini

Amo e faccio ciò che voglio – Parma

venerdì 16 febbraio alle 11:30
a Fiere di Parma, Travel Arena – Pad. 6

Parlerò di montagna, di turismo e di azione!
verso più delicatezza e consapevolezza,
per una cultura dell’ospitalità.

radix

Per saperne di più: Turismo&Outdoor

È il cuore, Bellezza. Il cuore…

da Hotel Domani

Cattura

(…) Ci sono alberghi bellissimi per la posizione, magari a picco sul mare, o con la battigia a pochi metri, o nascosti in una rigogliosa foresta, nel cuore di un borgo storico o isolati sulla cima di un cucuzzolo di montagna, posti a pochi metri dall’arrivo di impianti di sci che consentono agli ospiti di uscire dall’albergo letteralmente con gli sci ai piedi, ci sono alberghi che vantano secoli di storia o che rappresentano la storia dell’architettura, soprattutto del periodo della Bella Époque, o del design più contemporaneo. In Italia la location è di certo uno dei vantaggi intrinseci per migliaia di alberghi sparsi sul territorio da Nord a Sud e da Est a Ovest. Mai, però, in nessun caso, ho visto un albergo di successo che fosse gestito maltrattando il personale, sfruttandolo economicamente, considerandolo solo un costo e non una risorsa vitale, per la qualità dell’accoglienza come per i risultati economici dell’azienda. (…)
Molti ci hanno provato, e ancora ci provano. Ma hanno sempre il fiato corto, i fornitori sul collo, le banche sull’uscio, i clienti insoddisfatti.Michil Costa è un guru tibetano prestato alla montagna ladina del Sud Tirolo. Con la sua famiglia gestisce due alberghi a Corvara in Badia e uno a Bagno Vignoni in Toscana. Utopista convinto, strenuo ecologista, Michil ha introdotto in azienda il concetto del senso comune del bello (che riguarda il territorio) e dell’economia del bene comune in azienda a partire dalla condivisione dei valori e delle informazioni aziendali con i propri collaboratori. Michil è un utopista pragmatico: è stato lui a salvare la Maratona dles Dolomites riorganizzandola nel 1997 coinvolgendo migliaia di volontari, le istituzioni provinciali e comunali, perfino la RAI, che le dedica sei ore di trasmissione in diretta. Ha duplicato il successo della Maratona (oltre 30.000 domande di iscrizione da tutto il mondo, 9000 i partecipanti selezionati) con la Sellaronda (attorno al gruppo del Sella). Si tratta di chiudere le strade al traffico a motore, di rifornire i partecipanti, di salvaguardarne la sicurezza attiva e passiva. E’ un business milionario per l’intero territorio coinvolto a cavallo tra Veneto e Alta Badia. L’utopia, quando si sposa con l’umanità e il pragmatismo, è il sale del mondo. Almeno questa è la ferma convinzione di Michil Costa. (…)

L’anticonformismo delle buone maniere

L’educazione è un valore da recuperare, perché rappresenta un’apertura verso il prossimo, una imprescindibile forma di rispetto, un baluardo al dilagare dell’inciviltà.

L’anticonformismo delle buone maniere

Credo che quando un ospite, o presunto tale, chiama un nostro collaboratore “pezzo di m.” entri in ballo il concetto di educazione. Se poi l’epiteto è accompagnato da gesta comprensibili a ogni latitudine e seguito da pessime recensioni sui portali, allora quel credo iniziale lo cambio in un “ne sono certo”. L’educazione è un concetto strettamente legato alla formazione della personalità intellettuale e alla capacità di comportamento sociale. Di conseguenza l’educazione ha un valore universale e non dipende esclusivamente dalla cultura del paese da cui proveniamo. Si diventa cafoni quando si ha un deficit educativo. Ed è gioco facile per il cafone considerare l’educazione demodé.
Chi starnuta chiede scusa, questa è educazione. E si freni la lingua: “salute” non si dice. Noi maschi pensiamo di essere più affascinanti a camminare con la giacca aperta quando portiamo la cravatta? Pensiamo di essere tanto educati da fare entrare le nostre signore per prime in un ristorante? E perché ci sediamo per primi e non alziamo il sedere quando la signora torna dal bagno? Molto spesso si tende a considerare la maleducazione una forma di coraggio anticonformista, ornarsi di atteggiamenti arroganti per essere paladini dell’egualitarismo. Invece c’è un nesso preciso tra buone maniere ed educazione.

Le Olimpiadi nelle Dolomiti? Devastante

Non mi stancherò di dire che in Alto Adige Südtirol i giganteschi alberghi ci porteranno sempre più in direzione di un turismo pornoalpino.

OlimpiadiLe olimpiadi invernali nelle Dolomiti. Se ne sta parlando da qualche giorno. Pensate, sarebbe devastante. Già solo a pensarle si fa una gran sciocchezza e lo dico e lo scrivo. L’altro giorno, mentre si parlava dell’asset societario di una nuova società privata e pubblica, una persona vicina a me mi dice: “Se diventi presidente non potrai più dire che vuoi i passi dolomitici senza auto e altre cose radicali”. Gli ho risposto picche. Un arrampicatore sociale deve piacere, un uomo ingabbiato deve seguire gli umori delle persone, un politico che mira in alto deve dire cose che l’uomo della strada può accettare. È la chiave del successo di leghisti, estremisti, conformisti, arrivisti, opportunisti. Da un uomo –relativamente- libero non temo di dire la mia su questioni che mi riguardano da vicino. Continuerò a dire che i fuochi d’artificio in mezzo alle montagne sono una chiara espressione di ignoranza turistica, e che chi li propone non possiede le prerogative basilari per essere a capo di un’associazione turistica. Non cambierò idea sulla mia opinione rispetto al presidente degli albergatori che di un turismo sostenibile non ne vuole sapere. Continuerò a dire che il nostro ex monarca Durnwalder continua a sbagliare quando parla di un doppio passaporto, che in cambio di voti ha elargito prebende a destra a manca. Con cinque miliardi di budget annuale non era tanto difficile costruire case della cultura gigantesche, vere cattedrali del deserto. Certo, ha fatto cose discrete e anche buone, è stato bravo a farsi rispettare, su questo non c’è dubbio. Dubito invece che sia stato giusto che per anni abbia deciso, lui stesso, su contributi ad associazioni e comitati. A furia di versamenti e sgravi fiscali ha fatto diventare i contadini di pianura turbo-contadini esperti di culture intensive. Il risultato? Sempre maggior produzione e prezzi sempre più bassi. Da esperienza personale posso dire che non mi ha certo facilitato la vita quando ho smesso di chiedere soldi pubblici andando in pellegrinaggio da lui alle cinque del mattino.

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Linea Bianca

Oggi alle 14:00 su RAI 1, sarò ospite a Linea Bianca in Alta Badia:

La conduttrice Giulia Capocchi si è spostata nella zona dell’Armentarola per scoprire l’ “impianto di risalita” più ecologico delle Alpi, una pariglia di cavalli norici che trainano gli sciatori dai piedi della pista Lagazuoi. Qui Giulia Capocchi ha incontrato Michil Costa, presidente dell’Union Generela di Ladins dal 2005 al 2008, che le ha fatto scoprire il mondo dei ladini, le varie tradizioni, la cultura e la lingua ladine.