GWÖ-Inspiration

Noch ist unsere Welt zu retten. Zwar braucht es Mut,  den ersten Schritt zu tun, und was wir nicht wagen, scheint uns unerreichbar. Aber denken wir miteinander über das Gemeinwohl nach, spüren wir neue Kraft und Zuversicht, lassen wir uns davon inspirieren. Es wird uns vorkommen, als würden wir unsere Mundus Mirabilis von der lichten Höhe eines Dolomitengipfels aus betrachten.
Von dort oben ist es ganz leicht, das Mondlicht zu bewundern. Schlimmstenfalls verliert sich unser Blick im Sternenhimmel.
michil

Infoabend: Die Gemeinwohlökonomie
am 01.09.2015
von 18 bis 20 Uhr
HGV Sitz in Bozen
Hier das Programm: Einladung Infoabend GWÖ

Workshop-Reihe zur Erstellung der Gemeinwohl-Bilanz, Herbst 2015:
hier das Programm: GWÖ-WS-Reihe_Tourismus-Herbst_2015_def

gemeinwohl

Deve mutare lo spirito, non il cielo

rainÈ stata, finora, una bella estate, è vero. Giornate calde, lunghe, luminose. Giornate d’estate in montagna. Fatte di una luce immobile, di remoto stupore. Poi arriva la pioggia. Che aiuta le piante a vivere: le rinfresca, le accarezza donando gocce perlate di vigore. Hanno sofferto gli abeti, e anche i cirmoli hanno dei rami gialli. Dopo tanto sole, tutto ha bisogno di acqua. Anche i nostri ospiti, che il primo giorno di pioggia sembrano contenti, ‘così possiamo riposare’. Il secondo iniziano a scricchiolare, sotto i colpi di una noia che non sanno governare. Bisogna fare qualcosa, presto, prima che i pensieri, le ansie, la paura di rimanere fermi mettano a nudo l’incapacità di guardare dentro se stessi. E allora prendono la macchina e vanno a Cortina: ‘ma quanto traffico, però…’. Oppure vanno a Innsbruck: ’ma quanta gente, però…’.

E allora va bene anche Monaco: ‘che viaggio lungo, però…’. A volte mi chiedo se esista solo la macchina per noi umani. L’auto per fuggire lontano e ritrovarsi intrappolati perché tutti hanno avuto lo stesso pensiero. E stupirsi di ciò. E mi vengono in mente le parole di Seneca: ‘È lo spirito che deve mutare, non il cielo sotto cui vivi’. Scendere dall’auto, entrare in un bosco. Semplice. La pioggia è meravigliosa. La selva umida e intrisa di pioggia è un incanto. Ogni odore si accentua, la vegetazione pulsa, anche i rami contorti ammiccano a qualcosa, rauchi sospiri pregni di segatura. Il porcino che solleva la testa. Il profilo del formicaio che cambia forma. Sculture vegetali di un mondo a parte, parallelo, eppure più vicino a noi di quanto possiamo immaginare. Il viaggio non è la meta. Non è una collezione di francobolli, di stemmi, di stellette da appuntare nei nostri personalissimi ricordi. Il viaggio siamo noi, che possiamo aprire o chiudere gli occhi. Continua a leggere

Scrivere un curriculum

Che cos’e’ necessario?
E’ necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si e’ vissuto
e’ bene che il curriculum sia breve.
E’ d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di piu’ chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perche’.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l’orecchio in vista.
E’ la sua forma che conta, non cio’ che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

Wislawa Szimborska, 1996, Vista con Granello di Sabbia

Die Berge? Gefühl von Freiheit.

Mir geht es darum, dass wir die Berge wieder als Berge erleben, am Berg, nicht in einem Museum. Damals waren die Berge für mich ein Hindernis, ich wollte die Rock- und Punkmusik live erleben, hier gab es diese Musik nicht. Heute habe ich vielleicht ein bisschen mehr von mir und der Welt verstanden, heute könnte ich ohne Berge nicht leben. Die Berge geben mir heute das Gefühl von Freiheit. 
FF, 33/2015FF_Das Gefühl von Freiheit

The Ladin Grande Dame

foto-antica-ladini-tradizioneFinding balance is only possible thanks to our link and co-existence with Nature.
The native Americans were shocked by the fact that the white men wanted their land. How can wne think to be able to possess the territory when we ourselves are part of it?
Conquest is an obsessive consequence of possession. We live this contradiction: we want to live on this Earth, but on the condition to possess it all, and this implies conquest, destruction, violence. Either we start to harmonise the relationship between ourselves and Nature by coexisting, or our future can only be death. Not death of an individual, but of humanity at large. Between ourselves and Nature reigns a contract of indelible matrimony. If we break it we destroy ourselves.
zendron1My story here begins as follows: one fine day, it will have been early 2008, I received a telephone call. It was the great Ladin lady, Hilda Pizzinini, on the other end of the line. I jumped to attention thinking what she could possibly want of me. “Michil, you need to submit your candidature to become President of the General Ladin Union’’, she informed. Now the ‘Union’ is the coordinating cultural association of all the Ladin valleys.”. “Thank you, thank you Hilda, I am more than happy to be Ladin, and even if it does not always seem a benefit, I love our little Ladin world. However I don’t have the skill nor ability to lead the Union”, I attempted to inform her. “We’ll see about that. I’d like you to come to my house this afternoon”, she replied bluntly. Read on

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GUSTAV WILLEIT E CAMILLO RASMO AL CENTRO D’ARTE CONTEMPORANEA

dal 19 luglio al 6 settembre
vernissage, sabato 18 luglio alle 17:30
CENTRO D’ARTE CONTEMPORANEA CAVALESE

Cento anni separano i protagonisti della mostra e la pittura ad olio di Rasmo sembra essere in
contrasto con le tecniche della fotografia digitale e dei video di Willeit. Il visitatore rimarrà invece colpito nel scoprire che le opere di entrambi gli artisti esprimono lo stesso sentimento di stupore e meraviglia di fronte alla natura dolomitica: un sentimento che, superando il particolare delle rappresentazioni, diventa universale. Il mistero delle Dolomiti è uno spettacolo davanti al quale gli uomini sono uguali: le differenze scompaiono nel buio della platea quando le luci in sala si spengono.
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Tre per uno e così il parco si annienta

parco stelvioVenghino, siori, venghino, l’offerta è eccezionale. Tre per uno e vai di caccia, cemento, taglio indiscriminato degli alberi e speculazione selvaggia. Che c’importa? E’ il regalo migliore che possiamo fare al nostro amato parco, sì, il Parco Nazionale dello Stelvio, che ha compiuto ottant’anni e ha già vissuto fin troppo. Con l’intesa sottoscritta dal Ministero dell’Ambiente, dalla Regione Lombardia e dalle Province Autonome di Trento e Bolzano, si vuole smembrare, quindi annientare, l’area in tre parti e modificarne radicalmente la governance e le tutela. Sarebbe il primo caso di declassamento di un parco nazionale in Europa, del più importante parco in Italia, della più grande area protetta sul suolo nazionale. L’ipotesi che l’ente unico di gestione si smembri in un non precisato ‘comitato di coordinamento’, privo di qualsiasi personalità giuridica e che lascia a Regioni e Province Autonome piena autonomia deliberatrice fa paura. Com’è mai possibile che il Ministro dell’Ambiente e il Primo Ministro sottoscrivano un’intesa con la quale lo Stato, oltre a dismettere il finanziamento dell’ente, rinuncino a esercitare qualsiasi funzione di controllo nei confronti di un parco nazionale di questa importanza e notorietà? Fa paura perché da troppo tempo oramai e in troppi luoghi si pratica la politica del cemento. Continua a leggere