Passpartù – il punto

Alla puntata del 15 febbraio all’Alpe di Siusi, ho avuto il piacere di essere ospite per parlare di “turismo”.
Per rivedere la puntata: clicca qui e vai sotto “Mediateca” 15-02-2015 Passpartù

passpartù il punto michil costa

Presidente, non dimentichi la natura

Ho ascoltato con attenzione il discorso del nuovo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nello sguardo schivo, da persona vecchio stampo, perbene, ho trovato qualcosa di rassicurante. La politica italiana quando ha bisogno di facce pulite si rivolge sempre al passato, oltre la Seconda Repubblica, fa riemergere dalla Prima figure quasi dimenticate. Significa che i figuranti del ventennio berlusconiano, non sono spendibili in qualità di padri, o madri, della nostra amata Repubblica.

Ho seguito le parole di quest’uomo che ha perso un fratello ammazzato dalla mafia, che si dimise da ministro a causa della scellerata legge Mammì, voluta da Andreotti per dare il via all’ascesa del cavaliere. Non ha trascurato nulla Mattarella, così come si sovviene a una persona che si appresta a fare da guida politica e morale al Paese. Ha fatto bene a puntare il dito contro mafia e corruzione. Chissà se la pensavano così tutti i presenti che applaudivano in continuazione? Ha parlato di economia, crescita, sviluppo, di futuro dei giovani, di occupazione. Belle parole, importanti, rassicuranti. Ha menzionato i marò in India e ricordato il piccolo Stefano freddato oltre trent’anni fa, secondo un copione del politicamente corretto, come si addice alla carica istituzionale più importante del Paese. Quante volte abbiamo assistito in questi anni da parte di figure che ricoprivano ruoli altrettanto importanti a comportamenti deplorevoli, seguiti o sostenuti da parole volgari, offensive, lesive all’immagine (ma anche alla sostanza) del nostro Belpaese. Ma quando il suo discorso è finito, ho avuto una strana sensazione, un po’ di amaro in bocca, forse il Presidente aveva dimenticato qualcosa? Continua a leggere

In viaggio verso la luna. Oh… mia luna.

luna pienaC’è chi ama le piste del Sellaronda anche se affollate e chi senza divertimento e svaghi continui, a volte ostentati, non riesce a stare. C’è chi si acconenta di un buon piatto tipico e chi semplicemente passeggia o si sazia del panorama. C’è chi ama i posti gremiti, chi, invece, ricerca paeselli sperduti per rifugiarsi in un ambiente familiare. C’è chi, ancora, preferisce il lusso esotico, magari abbandonando ipad e telefonino alla reception, chi si sfoga fisicamente e chi non vorrebbe fare altro che dormire. Sono i nostri turisti che, dopo tante ore di viaggio, raggiungono le Dolomiti.
Una delle aspirazioni del viaggiatore è vedere cose nuove e tutti noi, allo stesso tempo, cerchiamo nel viaggio un senso di profondità, un’intimità tutta nostra. Il viaggio ci permette di vedere le cose a distanza, di estraniarci dal nostro quotidiano: troppe volte e per troppo tempo ci troviamo davanti al monitor della vita per vederla realmente. Ecco perciò che indietreggiare può avere risultati benefici. Facendo un passo indietro possiamo vedere la realtà con più chiarezza e la nostra mente ne guadagna in lucidità, mettendo meglio a fuoco tutto quel che ci circonda.

In un’epoca in cui tutti i posti del mondo sono raggiungibili in poco tempo, con una quantità pressoché infinita d’informazioni a disposizione in pochi secondi, non c’è niente di più urgente che arretrare, osservare e osservarci; imparare a viaggiare anche stando fermi. Continua a leggere

Prima va data realmente ai ladini

Ladins

In questo mio contributo all’interessante dibattito lanciato dal direttore Faustini sul futuro della nostra autonomia, parto da un concetto molto semplice: non possiamo pretendere un’autonomia sempre più ampia da Roma se non siamo pronti a garantirne almeno altrettanta a tutti i gruppi linguistici del Südtirol Alto Adige.
Mi riferisco soprattutto al gruppo linguistico più piccolo – ma al contempo più storico – della nostra regione, i ladini. Non amo certo la suddivisione di una società in gruppi, ma spesso i ladini per comodità vengono automaticamente inclusi nel gruppo tedesco, o addirittura dimenticati: l’esempio clamoroso è quello del museo Bz 15-18 di piazza Vittoria, dove a fianco dell’italiano, del tedesco e dell’inglese il ladino era stato trascurato.
La creazione della Lia di Comuns operata da Durnwalder a depotenziamento della Uniun Generela – l’organismo che riunisce le associazioni culturali delle cinque vallate ladine -, delegando ai 19 sindaci ladini questioni quali la tutela della lingua, la specificità della minoranza, il rafforzamento della coscienza ladina, quando in realtà hanno ben altro a cui pensare, non ha certo contribuito a migliorare le cose. La “Usc di Ladins”, il settimanale della Generela, a scapito della libertà d’opinione, deve, anzi doveva, i tempi stan cambiando, stare attento a non offendere i poteri forti per non rischiare, come già successo, di essere penalizzato dal taglio delle sovvenzioni.

Continua a leggere

Das Wunder von Mals

499684302_640Clicke auf das Bild um das Video zu sehen.

“Zur Zeit aber rollt diese Monokultur-Dampfwalze auch auf den Obervinschgau zu. Da es nämlich Jahr für Jahr wärmer wird, können nun auch hier Äpfel angebaut werden. Apfelbarone bieten stolze Preise für das Land. Können die Menschen im Obervinschgau diesen Angeboten widerstehen? Da und dort tauchen jedenfalls bereits die ersten Apfelanlagen auf.
Das Resultat: durch die Windverhältnisse auf der Malser Haide zeigt sich das Pestizid-Problem auf besonders dramatische Art und Weise. Ein Nebeneinander von konventioneller und biologischer Anbauweise ist nicht möglich. Das Gift schlägt sich flächendeckend auf Fluren und Feldern nieder, aber auch auf Spielplätzen und Schulhöfen.
Dieses Problem bewegt immer mehr Menschen in Mals über ihren Schatten zu springen. Alte und junge Menschen. Bauern, Handwerker, Händler und Ärzte. Öffentlich fordern sie eine Volksabstimmung. Das Ziel: eine pestizidfreie Gemeinde Mals.”

Alexander Schiebel, Das Wunder von Mals

Der Dokumentarfilm von Alexander Schiebel verfolgt die Geschehnisse in Mals und erzählt davon. Der Film wird durch Crowdfunding finanziert; um mehr zu erfahren: hier!

Dodici mesi di felicità

La felicità è una condizione dell’essere umano. E’ uno stato d’animo. Non ha a che fare con la fortuna o con aspetti materiali. La felicità arriva quando vuole: e bisogna essere svelti ad acchiapparla, quando si presenta alla porta del cuore. Ecco dodici consigli molto personali, dodici come i mesi dell’anno appena iniziato, per provare a essere felici.

  1. Accettare
    Quello che avviene è perché non può essere diversamente. E la prossima volta andrà meglio!
  1. Circondarsi di positività
    L’ottimismo non è legato ai fatti, ma alle percezioni e alle aspettative. Dal mio vocabolario ho tolto le parole negative. Invece di dire “sono stressato” dico “ho tanto da fare”. Non parlo di problemi generali ma di difficoltà –o opportunità- specifiche.
  1. Dimenticare
    Dimenticare significa liberare i sentimenti negativi che ci impediscono di essere felici. Odiare è un sentimento. Odiare qualcosa e/o qualcuno ci fa star male. Niente rancori e niente odio.
  1. Rispetto
    Rispettare gli altri e ciò che ci circonda, migliorare il mondo là fuori iniziando da noi. Mi voglio bene. Rispetto significa non trovare scuse assumendo le responsabilità e usare i fallimenti per migliorarsi, in continuazione. Senza aspettare l’approvazione degli altri.
  1. Fermarsi
    Giornalmente mi prendo un po’ di tempo per stare con me stesso. Nel prezioso tempo quotidiano che mi dedico, evito ogni sorta di caos dentro e fuori di me. Cammino molto.

Continua a leggere