Gli errori del capitalismo: Il riscontro nell’ “isola felice delle Dolomiti”

La crisi da una parte, il non riuscire a sfamare tutte le persone del pianeta dall’altra, e sul gradino più alto il 10% della popolazione che detiene il 90% di tutte le risorse del pianeta. Non può che significare una cosa: c’è qualcosa che non va. Sicuramente il capitalismo non funziona. A seconda dei periodi storici e dell’organizzazione sociale vigente, la parola ha un diverso significato. Genericamente è il “sistema economico in cui i beni capitali appartengono a privati individui”. È fallito il fenomeno capitalismo come sistema politico-economico e sociale ed è fallito il capitalismo come ideologia, quindi come posizione che difende la superiorità di tale sistema che si basa sulle competizioni di detentori di capitali privati. La crescita del capitale come fine ultimo dell’economia, con gli operatori economici che invece di essere al servizio dell’uomo e della natura puntano esclusivamente sulla crescita del capitale stesso senza curarsi delle conseguenze a livello planetario – quindi non pianificando a lungo termine – ha portato al fallimento totale del sistema. I grandi problemi della Terra, la povertà, le malattie, l’ignoranza non solo non si risolvono ma si acutizzano perché il perverso meccanismo fa sì che diventino irrilevanti alcune considerazioni che invece sono fondamentali per la salvaguardia degli abitanti del pianeta. L’istruzione, la cooperazione, la solidarietà, il rispetto e la fiducia, tutti questi sono cardini fondamentali di tutte le culture. Sono la cultura e la libertà, la libertà di autolimitazione le cose che invece possono salvare il mondo. La folle corsa verso la crescita di una piccola parte della popolazione mondiale è un processo assolutamente antidemocratico, oltre che privo di un minimo stralcio d’etica. Sentiamoci colpevoli. Colpevoli di non dare dignità agli uomini, di non mettere in atto un’eguaglianza sociale, colpevoli di non pagare le tasse. Le colpe sono anche delle banche e dei governi. L’inventarsi continuamente nuovi prodotti da posizionare sul mercato compresi gli hedge-funds sono operazioni da burattini da circo che giocano con i nostri soldi e con le vite dei poveri. Capitalizzare i soldi dei ricchi più velocemente di quelli di tutti gli altri porta squilibrio e instabilità, insicurezza e sempre più conflitti. Le banche ridiventino ciò per le quali sono state inventate: delle cooperative di risparmio necessarie per soddisfare le esigenze della comunità, per il profitto di tutti. La parola magica non è crescita, è profitto! Ci vorrebbe un’authority mondiale con la supervisione sui mercati mondiali che abbia la facoltà di denunciare le operazioni illecite, smantellare le grandi banche e fare chiudere quelle nei paradisi fiscali. Lo Stato deve intervenire nel salvataggio delle banche ma poi si assuma anche l’obbligo di interferire nelle decisioni bancarie affinché il sistema non continui nella sua perversione di crescita fine a se stessa. La politica non dovrebbe lasciarsi influenzare né dal privato né dalle banche. La politica invece si fa ricattare dalla libera circolazione dei capitali. E la colpa è anche sua, perché proprio la politica ha fatto in modo che questo potesse accadere.

michil costa, Corriere dell’Alto Adige, 10 febbraio 2009

4 pensieri su “Gli errori del capitalismo: Il riscontro nell’ “isola felice delle Dolomiti”

  1. caro michil, ti vidi al concerto di memoria di f. zappa qualche anno fa. mi dissi che dovevi essere in tipo interessante. invece devo constatare che sei un moccioso vizziato con idee quasi buone ma senza base solida. ti spiego. anzi premetto, sono un gardenese ovvero un tuo quasi compatriota. ti pongo un quisito banale quasi scontato (quello che definisco per romper il ghiaccio). può un cultore di vino sassicaia essere credibile? ti do un aiuto: ritengo il sassicaia l ipocrisia del mondo del vino, se non la pensi cosi cmq poniti il problema. tu, a mio modo di vedere, rappresenti un mondo borghese agiato e vizziato. se prendi atto di questo sono ben felice che hai “rotto il ghiaccio”, altrimenti lascia perdere, ti riterrò sempre un nulladicente. con affetto sincero. rodolfo “cultore di zappa”

  2. michil

    bun dé Rodolfo,
    grazie di avermi scritto.
    Anzitutto vorrei dire che é importante conoscere; poi che il rispetto delle persone sia fondamentale, essere giudicati così, senza conoscere forse può porre dei limiti a un dialogo sereno e aperto. a noi ora: credo che la storia non solo ci possa ma ci debba insegnare tante cose. La storia del vino in Italia é questa: il Marchese Incisa, nonno dell’attuale proprietario, oltre che essere uno scienziato e studioso, ebbe una grande illuminazione: l’aver capito l’importanza del Cabernet Sauvignon primo, secondo la valorizzazione di una zona bella ma depressa (dal punto di vista vitivinicolo) come Bolgheri. Il Marchese, prima di qualsiasi altro ha capito l’importanza del CS in quella zona. E`stato un precursore, uno storico illuminato, appunto. Ha lanciato il vigneto Italia nel Mondo. Con lui tutto é cambiato. La serietà del lavoro in vigna e in cantina ha fatto il resto. Non dimentichiamo infatti che il Sassicaia 1985 é a tutt’oggi uno dei migliori vini del mondo.
    Onore e profondo rispetto quindi.
    Vedi Rodolfo, prima di giudicare bisogna… conoscere!
    Buona giornata a te.

  3. rodolfo

    buongiorno michil,
    il conoscere è fondamentale per ogni aspetto, sia relazionale sia di approfondimento analitico. ciononostante ritengo che il semplice nozionismo non sia sufficiente per poter andare oltre l’apparenza. quello che ho cercato di dirti era un “punto di vista” critico a prescindere dalla grandezza delle gesta ed intuizioni del Sig. Bolgheri che sicuramente merita una statua in qualche piazza di città. dispiace che la critica non sia stata colta ed invece si è riparato e difeso con un banale e pretenzioso “conoscere.. prima di giudicare”, ma ciò non fa altro che dimostrare la mia tesi. con simpatia rodolfo.

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