“Lia di Comuns” – molte aspettative

La “Lia di Comuns” è stata costituita nel 2005 con lo scopo di creare una conferenza permanente degli amministratori delle valli ladine dolomitiche, “un passaggio importante verso l’unità del mondo ladino” che “conferma la volontà di garantire un percorso comune attraverso logiche di unità, e ribadisce la titolarità della rappresentanza istituzionale dei sindaci ladini”. Ottimi i presupposti e sani gli idealismi, che ricalcano in linea di massima gli obiettivi dell’Union generela di ladins dles Dolomites. I sindaci hanno dato vita a una serie di conferenze, interessanti, con temi che andavano sicuramente anche a toccare la profondità degli animi ladini. Come da volontà dei presidenti delle giunte provinciali di Belluno, Bolzano e Trento, i sindaci, oltre ad avere uno statuto che contribuisce a unire i ladini, sono i “rappresentanti istituzionali”. Hanno quindi un ampio margine di operatività. Questa possibilità – che è la grande differenza tra Union generela e Lia di Comuns – dovrebbe far ben sperare in un “movimento pragmatico”. Le conferenze vengono dimenticate se a loro non segue la sostanza, l’azione.
Sarebbe utile che la Lia facesse proposte concrete al fine di salvaguardare il patrimonio culturale e linguistico. Sarebbe dunque importante che la Lia si facesse sentire anche sulle questioni più delicate, – la salvaguardia della natura è una di queste, la natura fa parte della nostra cultura – sugli scempi ambientali che accadono giorno dopo giorno, anche se noi abitanti sellani non ce ne rendiamo abbastanza conto.
Ci aspettiamo che i sindaci facciano proposte concrete agli amministratori comunali, affinché i loro incontri sostengano con forza e veemenza le Unioni di valle e dunque la Union generela che da più di cent’anni opera con impegno e forza per il bene di tutti i ladini. Ci aspettiamo che la Lia di Comuns si impegni fortemente affinché il referendum di Ampezzo venga ricordato in futuro come passo decisivo per un’unità politico-amministrativa di tutte le valli ladine.

michil costa, Corriere dell’Alto Adige, 17 febbraio 2009

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