La polemica rispettaambiente

Getta una carta, rischia la squalifica dalla maratona ciclistica «dles Dolomites»

Il segno di quella che potrebbe essere la svolta ecologista del ciclismo non poteva che venire dalle e Dolomiti, da poco diventate patrimonio dell’umanità. E più nello specifico dalla Maratona dles Dolomites, nome ladino per quello che ormai è un classico delle due ruote: 138 chilometri di dislivelli impegnativi in uno degli scenari più belli del mondo: intorno al gruppo Sella, dentro la Val Badia, e poi sul passo Falzarego quindi fino a lambire la zona di Cortina. Competizione, ma anche tanto spirito sportivo, tanto che tra gli i partecipanti anche quest’anno molti erano campioni di altre discipline che si sono cimentati nella pedalata. E che, anche quest’anno, le richieste arrivate (21.900) sono state molte di più rispetto ai posti disponibili (8.500).
A caratterizare la 23esima edizione è stata però una squalifica. Il pistoiese Alfonso Falzarano mentre era al comando della gara è stato eliminato per aver violato l’articolo 29 del regolamento della Maratona, introdotto proprio in virtù della recente nomina delle Dolomiti a Patrimonio mondiale Unesco. E per sottolineare la fragilità di un ecosistema come quello dei monti pallidi. Falzarano è stato ripreso dalle telecamere durante la diretta Rai proprio mentre gettava in un fosso ai lati della strada la bustina di un integratore. Il presidente del comitato Michil Costa ha assistito alla scena dai monitor e, in diretta, ha detto che ci sarebbero stati provvedimenti. Una moto della televisione ha segnalato a Falzarano la squalifica a pochi chilometri dall’arrivo posto a Corvara in Val Badia.
La vittoria è andata all’inglese Jamie Burrow ma subito dopo è divampata la polemica. I giudici, contrariamente alla squalifica hanno riammesso Falzarano. Il comitato organizzatore ha ribadito la sua decisione, presa sulla base di un regolamento che era stato approvato anche dalla federazione ciclistica. I giudici sostengono che per una cosa del genere, al massimo, si può prevedere un’ammenda, ma non la squalifica. La parola spetta ora alla federazione ciclistica. Il comitato organizzatore le sottoporrà agli organi della federazione le sue ragioni, i giudici la loro, nessuno sembra disposto a fare passi indietro. Le ragioni dell’ambiente contro quelle dell’agonismo. E, probabilmente, lo scontro tra sensibilità diverse.

Antonio Signorini, Il Giornale.it, 6 luglio 2009

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