Dolomiti, il sacco dei monti pallidi

L’Antersasc. Pochi lo conoscono. Grazie a Dio è così: devi salire quassù per sentire il silenzio delle Dolomiti, perché ogni luogo ha un suo silenzio diverso da tutti gli altri. Ti arrampichi su per la Val Badia, abbandoni l’auto a Juel e poi lentamente ti incammini. Sali e a ogni passo lasci un pezzo dei rumori che porti con te: prima il grido delle auto che arrancano in salita, poi le suonerie dei cellulari (“assenza di campo”), le voci delle persone, le campane dei paesi in lontananza attutite dai prati. Alla fine ti resta il calpestio dei tuoi passi che ti viene dietro come se ti inseguisse. Allora ti puoi fermare e chiudere gli occhi: non senti più nulla. Eccolo, il silenzio delle Dolomiti, umido come il bosco di larici e cirmoli che hai intorno, morbido di muschio. Freddo dell’aria che scende dalle vette.
Per questo chi conosce le Dolomiti sale all’Antersasc: non per raggiungere una meta, ma per allontanarsi da qualcosa. Allora immaginatevi la sorpresa quando, mesi fa,  avviandosi per il sentiero ci si è imbattuti in una strada. No, non una piccola traccia, ma una sterrata larga quasi quattro metri che saliva per centinaia di metri. Più di un chilometro e mezzo (ma diventeranno più di due e mezzo). Ai lati decine di larici secolari abbattuti e poi quella ruspa gialla che risaliva per il bosco e dietro di sé lasciava una scia di terra scoperchiata. Anche il silenzio era scomparso.

Il funerale di una montagna
No, questa non è la storia di uno scempio edilizio da milioni di metri cubi che stravolge una regione, come quelli che incontriamo nella pianura veneta o sulle coste della Liguria. Una strada lunga due chilometri e mezzo può sembrare, forse è, una piccola cosa. Ma di sicuro è anche un segno, perche siamo nel cuore del parco Puez-Odle, uno dei più intatti e selvaggi delle Alpi. Ai piedi delle Odle, un massiccio difficile perfino da descrivere, non ci sono parole per quei massi alti centinaia di metri che sembrano caduti dal cielo per piantarsi dritti nei prati, uno accanto all’altro. Siamo davanti al monte che è monumento a uno dei più grandi alpinisti di sempre, Reinhold Messner, che ai piedi di queste rocce è nato.
Una ferita per le Dolomiti, una delle tante, però. Così da queste parti qualcuno comincia a ripetere sempre più spesso un nome: Dresda. Ma che cosa c’entra la città della Germania con i Monti Pallidi al confine tra Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli? “Dresda era stata inserita nell’elenco dei beni patrimonio dell’Umanità, poi si è deciso di costruire un ponte sull’Elba per collegare le due parti della città. E l’Unesco ha deciso di ritirare il riconoscimento”, racconta Michil Costa, albergatore di Corvara. Aggiunge: “Se continuiamo così anche le Dolomiti perderanno il titolo che hanno conquistato appena nel 2009”.
Da mesi Michil non pensa ad altro, a quella strada che sale tra larici e prati al “suo” Antersasc. Appena può, con Giovanna Pedrollo, sale su per la montagna armato di macchina fotografica per documentare l’avanzamento del cantiere. Costa non è tipo da arrendersi, ha un carattere pirotecnico, così le sta tentando tutte perché quella strada sia fermata e diventi un caso. In Alto Adige, ma non solo. “Abbiamo lanciato delle iniziative, magari provocatorie, ma non vogliamo mancare di rispetto a nessuno”, racconta Michil. Si riferisce a quei necrologi comparsi sui giornali altoatesini: “Resterai sempre nei nostri cuori per tutto quello che ci hai dato e che hai fatto per noi, Munt de l’Antersasc”. Poi la cerimonia funebre: decine di persone in corteo al passo delle Erbe, turisti insieme con la gente della Val Badia e della Val di Funes. “Un’iniziativa di dubbio gusto”, l’ha bollata qualcuno. Chissà, una cosa però è certa: da giorni in Alto Adige non si parla d’altro. 

Una strada, ma per chi?
Vero, non è tutto bianco o nero, qui non si tratta di una colata di cemento per riempire le tasche dei soliti noti: “Abbiamo approvato il progetto perché il percorso consentirà di raggiungere una malga che altrimenti sarebbe stata abbandonata. Le nostre montagne sono così belle perché sono abitate. Oggi non possiamo più pretendere che i contadini portino a spalla il sale per gli animali o la legna per riparare la malga”, racconta Luis Durnwalder, presidente della Provincia di Bolzano. Ma più d’uno solleva dei dubbi: “Si spendono centinaia di migliaia di euro pubblici per costruire una strada che ha un impatto devastante sul paesaggio”, attacca Andreas Riedl, direttore della federazione Protezionisti sud-tirolesi. Aggiunge: “Non solo la Provincia ha dato il via libera al taglio di decine di larici secolari, ma lo ha anche finanziato (il primo tratto del percorso, circa un chilometro e mezzo, è costato 116mila euro, il secondo deve ancora essere realizzato)”. Durnwalder replica: “L’abbiamo pagata noi perché è una strada forestale”. Ma soprattutto c’è di mezzo un parere negativo degli stessi uffici provinciali: “La commissione Tutela del Paesaggio aveva dato parere negativo alla realizzazione della strada. Nonostante la bocciatura, il presidente Durnwalder ha deciso di andare avanti lo stesso”, ricorda Michil Costa. E domanda: “Ma voi credete davvero che quella strada dove passano anche i camion servirà soltanto per una malga? Vedrete, poi magari nascerà un ristorante, e alla fine ci passeranno decine di auto piene di turisti”. La Provincia invece giura: “La strada servirà soltanto per i trattori. Quella resterà una malga”.

Marmolada, il gigante ferito
Chissà quante persone ogni anno salivano all’Antersasc. Poche. Ma quella strada non riguarda soltanto loro. Ora tutti – i turisti, ma soprattutto la gente di qui – si stanno chiedendo dove stiano andando le Dolomiti. E allora la storia non riguarda soltanto le Odle, ma anche il gigante dei Monti Pallidi. La Marmolada, quel monte che riconosci subito anche se non hai mai visto. Per la sua mole, per quella vetta che arriva alle nuvole ed è diversa da tutte le altre perché sa di ghiaccio. Un gigante, però, ferito, con quel ghiacciaio che ogni anno si ritrae. Chissà se sia per il global warming oppure per quei pali della funivia piantati nel ghiaccio. Adesso ai suoi piedi hanno addirittura deciso di costruirci un residence. Lo chiamano così, ma è  molto di più: un palazzo centrale da 100 appartamenti, poi intorno 54 chalet. In tutto fanno 248 stanze, più il centro benessere, quello per congressi, piscine coperte, saloni, negozi, palestre. Secondo i primi calcoli, il complesso dovrebbe contare quasi 90.000 metri cubi di nuove costruzioni (e pensare che la Regione gli ha già dato, nel 2007, una bella sforbiciata). Non un albergo di montagna come lo intendiamo di solito, di quelli con le corna di cervo appese sopra la porta, tanto per intenderci. Insomma, un paese che dovrebbe nascere a Malga Ciapela, una minuscola frazione che oggi conta tre abitanti. Bene, presto di persone ne arriveranno altre 900.
Ma ormai qui i progetti fioriscono più delle stelle alpine: si parlava di realizzare una pista, con tanto di tunnel scavato nella roccia, per collegare la Marmolada e il San Pellegrino anche se i comuni di Falcade  (Belluno) e Soraga (Trento) l’hanno bocciato. A promuoverlo la famiglia Vascellari, signori degli impianti di risalita veneti alla guida degli industriali bellunesi (gli stessi che devono realizzare il resort della Marmolada). Ancora: c’è il progetto di un nuovo impianto che dovrebbe collegare Cortina con il Sella Ronde, il giro del Sella che ogni anno attira mezzo milione di sciatori: “Cortina è isolata, bisogna collegarla alla Val Badia, sarebbe per tutti un’occasione unica. Si potrebbero fare sessanta chilometri con gli sci ai piedi”, già sogna Mario Vascellari che fa parte anche del Consorzio ampezzano che gestisce gli impianti a fune. Peccato che di mezzo ci siano gli alpeggi vergini del Col di Lana. A Sappada (Belluno) invece dovrebbe essere realizzato un nuovo albergo da 180 stanze. In Alta Badia, invece, gira da tempo l’idea di un rifugio futuristico firmato dal designer inglese Ross Lovegrove. Sembra una navicella spaziale atterrata in mezzo ai prati. “Per non parlare delle nuove piste alla porte delle Dolomiti che collegheranno Folgaria spazzando via pascoli e memoria della Prima Guerra Mondiale”, racconta Luigi Casanova di Mountain Wilderness.
“Chissà che cosa dirà l’Unesco”, dicono gli ambientalisti. Bisogna agitare lo spauracchio di una bocciatura  internazionale, perché da soli le nostre montagne non riusciamo a difenderle.

il Fatto Quotidiano del 14 agosto 2010

7 pensieri su “Dolomiti, il sacco dei monti pallidi

  1. Benedetto S

    Caro signor Costa, quest’anno non ho potuto recarmi in vacanza in Val
    Badia, la mia meta preferita da più di vent’anni. Non ho potuto, di
    conseguenza, fare la mia passeggiata preferita, dal Jouel
    all’Antersasc. Scoprii la malga dell’Antersasc quando le mie bambine
    erano piccolissime e soggiornavo a Longarù: mi ero incamminato quasi
    per caso sul sentiero che parte da Longiarù e piano piano, perdendo la
    nozione del tempo, camminando lentamente, in un silenzio impossibile,
    ero giunto sul prato della malga e mi sembrava di essere sotto un
    sortilegio. Ii rapaci volavano alti, tra le gole del Puez, qualche
    pecora brucava. Un camoscio sul ghiaione, ogni tanto il fischio di una
    marmotta. Presi, anche stavolta per puro caso, un sentiero che portava
    in alto e per magia mi ritrovai sulla cima dell’Antersasc, da dove si
    apre un panorama unico al mondo. In fondo, piccolissimo, il paesino di
    Longiarù. Una simile meraviglia, altro che Patrimonio dell’Umanita!
    Riserva naturale, sotto tutela della Guardia Forestale, accesso
    contingentato e visite solo con accompagnatore! Non possiamo rischiare
    di rompere questo equilibrio delicatissimo, altro che strada per i
    pastori. Tassiamoci tutti per risarcire i pastori del danno provocato
    dalla mancata costruzione della strada, foriera di chissà quali altri
    scempi. Vedo già la solita veranda con ombrelloni ‘algida’, sento già
    l’odore delle grigliate, le grida dei turisti giunti in massa, attirati
    dalla pubblicità del ‘caratteristico ristorantino’, il chiasso dei
    bambini sulle altalene, (vedi i prati del Putia, malga dell’Antermoia,
    …). Leggo oggi sul ‘Fatto Quotidiano’ della Sua battaglia contro la
    strada in costruzione: innanzitutto grazie. Poi, per favore, non si
    scoraggi e non si perda d’animo: se posso darle un suggerimento, usi la
    Rete per coinvolgere il maggior numero di persone possibile per una
    iniziativa internazionale che blocchi questo scempio. Il problema non è
    solo la strada, è quello che verrà dopo. Inevitabilmente.
    La saluto
    con affetto, se potrà inviarmi aggiornamenti sulla situazione Le sarò
    grato.

    Benedetto S., Rapallo

  2. Marco & Linda

    Egregio Sig. Direttore,

    Innanzi tutto la ringrazio a nome della mia famiglia per l’occasione che ci offre di condividere le nostre idee ma soprattutto le nostre preoccupazioni per quanto riguarda il futuro delle Dolomiti (che tanto amiamo).

    Ho detto la nostra famiglia perché abbiamo la splendida fortuna di essere già alla terza generazione di frequentatori di queste località che sono un vero dono dell’onnipotente a tutti coloro che con sensibilità e semplicità sono in grado di godere del loro immenso valore.

    Vorremo unirci adesso alla moltitudine di persone che si rendono conto, e ne sono scossi, di alcuni cambiamenti repentini che stanno accadendo sotto i nostri occhi.

    Innanzi tutto ci preoccupa l’argomento della Strada di Antersasc, un luogo che per noi ha sempre rappresentato la bellezza vergine e solitaria di un Parco per altro molto frequentato. Sembrerebbe che la provincia di Bolzano istituisca i suoi parchi per difendere la Natura ma con la riserva di cambiare opinione nel caso interessi specifici (di pochi) si incanalino al di sopra dell’istituito. Ci ha fatto particolarmente specie l’affermazione letta e pronunciata apparentemente dal presidente della Provincia quando invita al Sig, Michil Costa “a portare lui il sale alle pecore”. Dal punto di partenza più vicino alla malga di Antersasc ci sono 400 mt. di dislivello scarsi e noi cittadini escursionisti per diletto siamo abituati a farne di solito almeno il doppio quasi tutti i giorni. Forse il Sig. Durnwalder non è abituato a camminare o forse vorrebbe che il sale oggigiorno si portasse in quota in Toyota, come succede in tanti fastidiosissimi casi in cui ci si trova affiancati sui sentieri dai vari possidenti di permessi, che sfrecciado ci impolverano, spaventano e riempiono di ottima aria di motori…potrei numerare ed elencare molti esempi. Noi personalmente crediamo che montanari veri non abbiano mai avuto bisogno di strade da 100.000 euro e che gli elicotteri non siano poi una cattiva soluzione, visto che anche amici nostri si fanno rifornire del gas per il riscaldamento in questo modo.

    Passando al altri esempi vorrei ora approfittare della sua gentile disposizione per chiederle qualche chiarimento su ulteriori casi che ci hanno sorpreso al nostro arrivo quest’anno.

    Tra Corvara e Colfosco si è realizzato uno scavo enorme in un bellissimo prato vergine che sembrava l’eden e la sicurezza che la natura regnasse ancora tra i villaggi. Abbiamo chiesto spiegazione ad alcuni conoscenti ma ci sembra veramente incredibile che, al di là dell’utilità sociale di detta opera, ci si riprometta di divenire la nuova conca del cemento come Cortina, o delle costruzioni una sopra l’altra come in Val Gardena. Forse pensano questi signori che si venga delle città per vedere case e palazzi? Siamo certi che ci sia bisogno di servizi e di miglioramenti, ma se la popolazione civile residente non aumenta perché devono necessariamente aumentare gli edifici? Un caso simile stà succedendo nei prati vicino all’Hotel Contrin di Fontanazzo, i prati nei quali giocavamo da piccoli; siano essi appartamenti o sia pure un nuovo albergo mi piacerebbe sapere se sperano si riempirli davvero sempre tutti questi posti letto e se poi ci riuscissero che bella consolazione, valli piene e sentieri pieni, un vero paradiso per gli allocchi, …evviva evviva il rombo del motore!!!

    Cordialmente la ringraziandola per questo spazio mandiamo un saluto dal cuore a tutti coloro che pensano meno al denaro e più alla pace nell’anima.

    Distinti saluti

    Fam. Coloni/Sacchelli – prov. di Cremona.

  3. Patrizia

    Caro Michil,

    leggendo gli articoli sulla strada che vogliono costruire ad Antersacs mi rendo conto ancora una volta di più che la stoltezza dell’uomo non ha limiti, non si ferma davanti a niente, tanto meno di fronte alla natura, che per moltissimi non ha alcun significato.

    Il fatto che tutti i giorni il sole sorga accendendo il cielo e il sottostante panorama, qualunque esso sia, ai monti, come al mare, ai laghi, come in pianura e la natura ci regali profumi, colori, sensazioni, musica, silenzio e la luna rassereni la notte, per tanti è talmente scontato che neanche si accorgono di quello che li circonda e vivono ottusi con i paraocchi nel loro piccolo mondo.

    Purtroppo e come troppo spesso accade, ci sono di mezzo i profitti che annebbiano la mente di chi ci governa facendogli perdere di vista i veri obiettivi da raggiungere per migliorare la qualità della vita di tutti (loro compresi) e prendere decisioni talmente assurde che portano solamente a distruzione:

    · di patrimonio naturale

    · di patrimonio culturale

    · di patrimonio economico

    · di patrimonio della collettività

    Il vostro governatore crede forse che per mantenere le Dolomiti “Patrimonio dell’Unesco” si debbano lacerare boschi, amputare pascoli, mutilare rocce, distruggere esistenti strutture per costruire nuove strade o modificare le esistenti per renderle piste veloci ……. da autodromo, edificare nuovi mega insediamenti ricettivi, erigere nuovi rifugi che dei vecchi non avranno più niente, neanche i sentieri per raggiungerli….………….

    Probabilmente vuole sottoporre le Dolomiti a lifting, renderle più “giovani” reputando che questo sia il modo migliore per conservare un titolo, come fossimo ad un concorso di bellezza per veline.

    Ma questo sta diventando il concorso all’umiliazione della natura.

    Rischiamo di perdere tutti insieme qualcosa che la natura ci ha regalato senza chiedere in cambio nient’altro che rispetto!

    Che infamia! Ma la natura senz’altro si difenderà da tutto questo, magari ci vorranno tanti anni e noi tutti quanti non ci saremo più, ma interverrà……….. e allora sì che sarà distruzione, perché la mano sterminatrice dell’uomo l’ha ferita e continua implacabile a pugnalarla.

    Non fermarti Michil, non sei solo, le tue iniziative valgono in ogni caso e siamo in tanti ad appoggiarti, vai avanti così, diffondi sempre più al mondo la sofferenza, l’amarezza, il dispiacere, la desolazione per quello che stanno facendo, continua sulla strada che hai intrapreso: sono sicura che arriveranno i risultati dei tuoi sforzi e le tue montagne ti saranno riconoscenti per l’amore con il quale le difendi quotidianamente.

    Grazie per tutto quello che fai….. Giulan! pat

    ogni giorno è un buon giorno. patrizia

  4. Roberta Dapunt

    Ladini!
    Quale Terra Santa questa valle, che ci permette di decidere chi ha da
    lasciare il paese per opinione diversa dalla nostra! Terra Santa ladina che
    imbavaglia l¹opinione altra. La dissonante veduta qui è un diritto
    impossibile, ha da abbandonare casa. Io per questo provo vergogna!
    Abbiamo capovolto l¹apparenza, quella ideale che tanto bene riusciamo a
    mettere in mostra, dominiamo con forza e urlo, facciamo comizi rimproverando
    i figli che non ubbidiscono, tanto si sentono padri i nostri rappresentanti.
    Ed eccolo! Il frutto di un¹avvelenata convenienza porta a urlare a chi non
    la pensa come noi, di sparire. E perfino a premiare onorando chi socialmente
    educato si distingue. Di fronte a questo io provo una forte vergogna e
    chiedo il perdono, poiché ho imparato dalla storia, e voi pure, i frutti
    irrazionali dell¹odio.

    Roberta Dapunt
    24 agosto 2010

  5. ernesto pedrini

    caro michil
    ho saputo solo stasera di quanto sta succedendo in val badia e in generale sulle dolomiti.
    io abito a milano e ho visto scempi allucinanti, ma credo che il bene comune montagna vada preservato con l’impegno di tutti.
    ti invito a far girare il tuo appello anche a riviste come carta e altreconomia che saranno sicuramente interessate.
    buona lotta e coraggio, non siamo soli
    ernesto

  6. Marco Contessotto

    Caro signor Costa , ho letto oggi su Alto Adige le nuove preoccupanti notizie sulla strada per Antersasc che come, pur da modesto ma assiduo villeggiante estivo, continuo a considerare una violazione ingiusticata ed ingiustificabile di uno degli ambienti naturalistici più preziosi. Che possa andare a beneficio di una pur rispettabile iniziativa imprenditoriale privata, posto che veramente lo sia quale concreto scopo finale, e’ una motivazione così sproporzionata rispetto al danno ad un cosi rilevante interesse pubblico universale(UNESCO) da apparire un mero pretesto che rasenta l'”impresentabilita’ “. Se si tratta di fare gruppo per difendere legalmente questi valori vorrei proprio esserci. Marco Giorgio

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