Tibet, l’esodo della speranza verso l’India; i rischi del viaggio e gli aiuti in cinque progetti

Ogni anno migliaia di bambini rischiano il tutto per tutto nel lungo viaggio, sperando di ricevere in esilio quello che è stato loro rifiutato a casa loro: assistenza sanitaria, educazione, benessere, sicurezza. Molti di loro vengono uccisi o catturati, altri muoiono assiderati. Il ruolo della Fondazione, Michil Costa.

MILANO – La drammatica situazione tibetana, con in atto un vero e proprio genocidio anche culturale, con molta probabilità non migliorerà a breve termine. Michil Costa, ambientalista e forte sostenitore dell’identità ladina (della quale comunità è stato presidente fino al 2008) conscio delle difficoltà che ha una minoranza  linguistica  – non certo paragonabile a quella tibetana – da subito è rimasto colpito dalla popolazione che vive a un’altitudine media di oltre 4.800 metri su 2,5 milioni di chilometri quadrati, più di otto volte l’Italia. I 6 milioni di tibetani, oramai in minoranza rispetto ai 7 milioni di cinesi, vivono in uno dei posti più affascinanti del mondo, ma contemporaneamente anche in un ambiente che viene sistematicamente sfruttato e
brutalmente saccheggiato dai cinesi.
La fuga nella speranza. Ogni anno migliaia di bambini tibetani rischiano il tutto per tutto, intraprendendo il lungo viaggio per l’India, sperando di ricevere in esilio quello che è stato loro rifiutato a casa loro: assistenza sanitaria, educazione, benessere, sicurezza. I bambini non avrebbero rischiato il lungo viaggio se le cose sopra indicate esistessero in Tibet. Molti di loro vengono uccisi o catturati mentre attraversano il confine e riportati in Tibet, altri muoiono assiderati, altri ancora annegano attraversando i numerosi corsi d’acqua. Le informazioni che giungono sono poche, a volte inesistenti.

La Fondazione.
Michil Costa assieme alla sua famiglia, nel 2008 ha dato vita alla Costa Family Foundation a sostegno dei bambini tibetani esuli in India. Il desiderio dei Costa e dei loro sostenitori è di assicurare ai ragazzi provenienti dal più grande altipiano del mondo un’educazione efficace e moderna, nonché l’acquisizione di un’identità culturale, di modo che diventino membri autonomi della comunità tibetana e del mondo. La Fondazione ONLUS si appoggia ai Tibetan Children’s Villages (TCV), fondati nel 1960 da Sua Santità il Dalai Lama e oggi diretti dalla sorella, la signora Jetsun Pema, amica della famiglia Costa. Lo scopo principale dei TCV, dei quali fanno parte oltre 16mila ragazzi, è di fornire ai giovani tibetani un ambiente adatto sia alla loro crescita fisica sia a quella intellettuale.

Cinque progetti.
Sono stati finora completati cinque progetti, tra cui la ricostruzione di una casa-dormitorio per 34 bambini, l’acquisto di diverse apparecchiature per l’ambulatorio di Dharamsala, una stalla nell’Hanley e, progetto non ancora ultimato, un piano intero, per il costo di circa 128.000 euro, all’interno del nuovissimo college di Bangalore. Ma non è tutto. Essendo, da quest’anno, cambiato il sistema di esame e valutazione della commissione centrale d’istruzione secondaria del governo indiano, – portandolo ad avere due livelli d’istruzione in più – sono di molto aumentati gli studenti. È  quindi impellente la necessità di dare ospitalità alle studenti tibetane di Dharamsala costruendo un edificio-ostello. Il costo totale del progetto ammonta € 125.000,00.

Le dodici aste.
La Costa Family Foundation in aprile aprirà una sequenza di 12 aste di personaggi importanti, il cui introito andrà proprio a favore di questi due ultimi progetti. Le aste avranno luogo su e-bay e saranno coronate il 25 giugno dalla serata di beneficenza, che annualmente si tiene all’Hotel La Perla di Corvara, di proprietà della famiglia Costa. Vi sia dato un piccolo scorcio di ciò che vi aspetta, svelandovi in esclusiva uno dei personaggi che vi parteciperanno: si tratta di Zucchero, caro amico di famiglia, che metterà all’asta un pomeriggio nella propria fattoria.

(La Repubblica, 02 febbraio 2011)

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