Meno alberi, più skilift

di Franco Brevini

Il potente “re dello speck” altoatesino vuole abbattere 25 ettari di foresta secolare per costruite tre impianti di risalita con relative piste. Con l’appoggio dei politici locali

(07 febbraio 2011)

Le Dolomiti patrimonio dell’Umanità: modello di sviluppo sostenibile o mero marketing turistico? La domanda è legittima a fronte di una preoccupante serie di notizie che giungono proprio dall’Alto Adige, ritenuto da sempre esempio di buon governo. Dopo la strada di Antersasc, che viola un bosco centenario e un vallone fra i più intatti della Badia, ecco il progetto per una serie di nuovi impianti a Sesto in Pusteria. Fautore dell’iniziativa un ricco macellaio di San Candido di nome Franz Senfter, detto il “re dello speck”, che ha ottenuto l’approvazione del progetto, non solo contro la Valutazione d’impatto ambientale, ma anche contro pareri e giudizi tecnici espressi da esperti forestali internazionali.

 

“Non c’è da stupirsi”, osserva Michil Costa, albergatore della Val Badia, che già si schierò contro il governatore Luis Durnwalder durante la battaglia per la strada di Antersasc: “Tempo fa, nonostante il 91 per cento della popolazione fosse contraria, la Provincia di Bolzano ha autorizzato l’impianto della Schwemmalm, in Val D’Ultimo”.

Costa è subito sceso in campo contro l’ennesimo attentato all’ambiente delle Dolomiti, schierandosi accanto ai gruppi ambientalisti e a numerosi cittadini. “I nuovi impianti costeranno tra i 25 e i 30 milioni di euro. Vengono mascherati come collegamento tra la zona sciistica di Croda Rossa e il Monte Elmo, in vista della liaison con il Comelico”, spiega il consigliere comunale Hans Peter Stauder di Lebenswertes Sexten: “In pratica si tratta della costruzione di tre nuovi impianti di risalita con relative piste da sci, che comporteranno il taglio di 25 ettari di foresta di abete rosso e larice e movimenti di terra non inferiori a 150 mila metri cubi: la stessa quantità di materiale che servirebbe per sotterrare 20 campi di calcio sotto un metro di terra. Per fortuna il tribunale amministrativo di Bolzano ha bloccato i lavori fino alla sentenza definitiva attesa per il 9 febbraio. Spero non si dimentichino che il 2011 è stato proclamato l’anno delle foreste”.

Franz Senfter, presidente della società promotrice, la Sesto Dolomiti SpA, è uno dei più noti imprenditori dell’Alto Adige. Oltre a essere presidente di Grandi salumifici italiani, è attivo nei settori del turismo, della finanza, dei trasporti e dell’attività immobiliare. Vanta aziende e partecipazioni in Italia, Cina, Stati Uniti e Brasile. Strategica la sua consolidata amicizia con il governatore Durnwalder.
“A Sesto la convergenza di interessi è molto forte”, dicono i soci del locale Circolo dell’Ambiente: “Gli albergatori sperano di ottenere nuovi clienti, gli agricoltori si vedono pagata la terra cinque volte il valore di mercato. Inoltre il recente accordo stipulato a Milano tra Durnwalder e il ministro Roberto Calderoli prevede che la Provincia di Bolzano versi annualmente 40 milioni alle province confinanti. In questo caso Durnwalder potrà concedere un bel contributo all’amico Senfter per realizzare i suoi progetti turistici nel Comelico Superiore”.

Michil Costa, che da anni si batte invano per la parziale chiusura estiva dei passi dolomitici funestati dal traffico e dall’inquinamento acustico, è pessimista sul futuro dell’Alto Adige. “Preferisco lavorare per la Fondazione Costa, che ho creato per aiutare i bambini tibetani in esilio a Dharamsala, costruendo con la sorella del Dalai Lama scuole, laboratori, stalle. Qui da noi vedo solamente brutti segnali. L’altra settimana sentivo i sindaci della Val Martello commentare la notizia che il Parco dello Stelvio era passato nelle mani della provincia. Dicevano: “Bene, così potremo riaprire la caccia”. E un altro: “Meno burocrazia e concessioni edilizie più facili e rapide”. Il terzo: “Era ora di pensare alle categorie economiche”. Povero Alto Adige, povere Dolomiti”.

Un pensiero su “Meno alberi, più skilift

  1. S.S.

    Egregio Signor Costa,

    torno a scriverLe non solo per ringraziarLa della gentile risposta, ma anche per segnalarLe che ho letto sull’ultimo numero del settimanale “L’espresso” (N.6, 10 Febbraio 2011, pag. 65: “Skilift sì alberi no” di Franco Brevini) alcune Sue dichiarazioni in merito agli scempi ambientali che in nome del “progresso” si stanno perpetrando in Alto Adige, nel cuore pulsante delle Dolomiti, in barba all’Unesco ed a tutti i valori che non siano quelli economici.

    Comprendo la Sua indignazione e amarezza da un lato e dall’altro la passione del Suo impegno umanitario e umanistico prima ancora che ecologista. Mi permetto di esortarLa a proseguire nella Sua opera di denuncia e protesta civile, con la convinzione profonda che l’ambiente non è solo una questione attinente alla natura, ma concerne soprattutto la morale.

    Se Lei ritiene che io, si parva licet, possa in qualche modo esserLe utile in virtù dei miei ruoli professionali (oltre che direttore di una federazione imprenditoriale nazionale, sono anche giornalista e collaboro ad alcune testate fra cui “L’eco delle Dolomiti”, che Lei forse conosce già), non esiti a contattarmi.

    Intanto ancora grazie, a nome di tutti, delle Sue parole e delle Sue azioni a difesa della civiltà. Un cordiale saluto

    S.S.

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