Sbarchi di migranti, rivolte nei CIE e “razzismo istituzionale”

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dall’amico Piero Innocenti

Gli sbarchi di migranti di questi ultimi giorni a Lampedusa e su altre coste italiane (pugliesi e calabre), le “vivaci” proteste registratesi in diversi Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) da parte di stranieri ivi “detenuti” ( e, di nuovo, la “costruzione della paura” sui “clandestini” che arrivano a “milioni” nel nostro paese fatta da alcuni esponenti politici) ripropongono l’esigenza di una riforma dell’intero impianto normativo sull’immigrazione e l’adozione di politiche basate più sull’integrazione e sul governo di tale fenomeno che sulle espulsioni e sulle detenzioni. Le migrazioni, vale la pena ricordarlo ancora, sono l’espressione di una profonda iniquità sociale globale, fatta di sfruttamento, ingiustizia, ipocrisia, oppressione, che potrà attenuarsi solo se si riuscirà a colmare le differenze notevoli tra paesi ricchi e paesi poveri. Il generoso, ma ipocrita, slogan che, di tanto in tanto, sentiamo ripetere da qualche avventato personaggio politico (“aiutiamoli ma a casa loro”), dovrebbe essere cambiato in quello più vero di “non danneggiamoli nei paesi in cui vorrebbero vivere liberamente e dignitosamente”.
Le continue discriminazioni verso gli stranieri, anche quelle lessicali ( come “clandestino”, “vucumprà”, “zingaro”, “extracomunitario”), le esternazioni xenofobe e razziste di esponenti politici e rappresentanti istituzionali hanno sicuramente stimolato, in un recente passato, comportamenti di intolleranza e di violenza per la “presa” che hanno sulla gente comune. A questo “razzismo istituzionale” ( sul punto suggerisco la lettura dell’interessante libro di Clelia Bartoli “Razzisti per legge”, Editore Laterza, 2012), fenomeno che in Italia è ancora poco studiato, concorrono, poi, tutti quegli atteggiamenti, consapevolmente o inconsapevolmente, discriminatori, tenuti da una certa burocrazia pubblica che, fornendo un servizio, dovrebbe garantire i diritti di tutti i cittadini in egual modo.

  In attesa di una politica europea comune e coerente, che riesca a “governare” l’immigrazione, ancora in questo inizio del 2012 abbiamo la conferma che i sistemi restrittivi non fanno certamente diminuire la pressione migratoria irregolare, né, tantomeno, inducono i trafficanti di esseri umani a ridurre l’offerta di tali “servizi”. Alla data del 19 marzo u.s., gli sbarchi sulle coste italiane sono stati 25, per un totale di circa 1200 migranti. A Lampedusa, che è sempre l’approdo più vicino alle coste nord africane, sono stati soccorsi ben 515 migranti. L’esigenza di una sollecita riapertura del centro di accoglienza nell’isola è stata sollecitata in queste ore anche dal sindaco. Sulle coste pugliesi e calabre sono sbarcati, rispettivamente, 324 e 257 stranieri provenienti, per lo più, dalle coste greche e turche. A questi dati del “versante marino”, vanno sommati i circa 5mila stranieri irregolari rintracciati dalle forze di polizia sul territorio nazionale. Per alcuni di questi (1892) è scattato il “rimpatrio” in virtù di accordi di riammissione con alcuni paesi, altri (669) sono stati “respinti” o espulsi/accompagnati (500) alla frontiera. Per 2145 si sono adottati i normali provvedimenti amministrativi espulsivi non immediatamente esecutivi. Due sono, a mio parere, gli aspetti di maggiore preoccupazione sullo scenario dell’immigrazione: il primo è costituito dalla rete di criminali che trafficano persone e che si va sempre più rafforzando ( in questo senso anche la nostra intelligence nella relazione presentata al parlamento a Marzo 2012); il secondo sono le sconcertanti dichiarazioni, rilasciate il 14 marzo, nel contesto di una riunione pubblica  dall’ex ministro dell’Interno Maroni, secondo cui “..forse con i migranti abbiano esagerato” e “..ci abbiamo un po’ marciato.”: sic!

 Maroni, sin dal giugno 2009, è stato il ministro dei “respingimenti” in mare (giudicati illegali con una recentissima sentenza della Corte Europea sui diritti umani), di centinaia di migranti provenienti dalla Libia, che avrebbero potuto richiedere asilo politico se fossero stati messi nelle condizioni di poterlo fare, e che sono stati riconsegnati alle autorità libiche per essere sottoposti ai trattamenti più vili e degradanti che si possano immaginare. Valutino i lettori se il “dubbio maroniano”, ora che non è più ministro della Repubblica e sono prossime le elezioni amministrative in molti Comuni, è meritevole di rispetto o debba essere considerata l’ennesima vergogna leghista.

21 marzo 2012, Piero Innocenti

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