2 pensieri su “Il silenzio sui passi dolomitici

  1. caro Michil, proprio sabato mattina mi svegliavo al passo Giau, tornavo dopo otto anni lassù, dieci dalla mia ultima Maratona dles Dolomites, grazie alla quale in quattro sudate partecipazioni mi ero innamorato del Nuvolau, dell’Averau, delle foreste che scendono sino a Pocol per risalire al Falzarego. Ci avevo portato un amico per fare un trekking bello e anche selvaggio, facendo il periplo del Nuvolau, nonostante la neve abbondante, capace di spingerci a vivere un po’ di sana avventura per aggirarla. Sono rimasto scioccato. Cammini per ore immerso nel rumore delle moto, arrivi alle Cinque Torri e trovi tre rifugi in meno di 300 metri di dislivello (due chiusi, uno aperto, dove arrivano affaticatissimi tanti turisti che devono camminare ben cinque minuti una volta scesi dalle seggiovie). Io mi domando e domando come sia possibile immaginare di avere tutti i diritti di sputare nel piatto che ci ha nutrito per millenni, la Montagna, la Madre Terra, lamentarsi del meteo, come se non avesse mai nevicato o fatto freddo a maggio, cose che le mie orecchie ferite ascoltavano pronunciate da gente che lassù è nata ma alla quale pare sia stato rescisso il cordone ombelicale dell’intimità con la montagna dove sono nati non per loro merito, ma per un caso del destino. E’ deprimente: ricordo dieci anni fa quando ti aiutai nella settimana del ciclista e si parlava già dei temi che stai riproponendo. Temo che il “fattore UNESCO” sia un vero disastro. E’ un invito all’homo paraliticus, un addio al silenzio sonante dei piedi in cammino sui sentieri. Non so se tornerò mai lassù. Mi tengo il Nuvolau come l’avevo nei ricordi, oppure ci tornerò in autunno come feci otto anni fa dormendo all’addiaccio e senza la pestilenza dei motori a devastare tutto, inquinare, sfregiare la bellezza: niente birre, niente wurstel, niente se non la maestosa Bellezza che tanto mi ha insegnato e ispirato negli anni. Dite ai ciclisti di guardarsi in giro quando pedalano, perché ho ricordi bellissimi della Maratona, è un’occasione unica per ascoltare il silenzio e sentire il sudore e la fatica farsi lezione di vita.

    http://www.davidesapienza.it

  2. Franco

    Caro Michil, dobbiamo e possiamo continuare a premere e convincere che il silenzio sui passi dolomitici è un valore aggiunto alla nostra vita, al nostro benessere, al capire la montagna e, perchè no, uno stimolo ad un turismo consapevole. Sappi che le associazione alpinistiche sudtirolesi e trentine sono su questa lunghezz d’onda.
    Cordialmente, Franco Giacomoni

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