Madre Terra e il direttore delle risorse

Povera, bellissima Italia, ti abbiamo distrutto. Appena duecento anni fa, a Goethe mancarono le parole per descriverne l’incanto. “Qui la Bellezza è l’ospite più gradito”, scrisse il genio rimanendo a bocca aperta. Oggi, ci mancano le parole per descrivere il degrado a cui assistiamo in tante nostre regioni. E il resto del pianeta? Anche lui, non gode di buona salute.
La diagnosi è arrivata, impietosa come ogni anno: il 20 agosto c’è stato l’ “overshooting day”, siamo in debito con la nostra Madre Terra. No, non sono le profezie del solito catastrofista, è la realtà. Il 22 agosto avremo già consumato la sua bio-capacità di un anno intero. Da qui al 31 dicembre, abbattendo foreste, bruciando combustibili fossili, gettando cemento e scavando nel suo ventre, eroderemo inesorabilmente riserve che anno dopo anno sono più esigue. Come un lavoratore che il 22 agosto ha già speso gli stipendi di dodici mesi e ogni anno è costretto a far fronte alle spese superflue, erodendo i suoi risparmi. E quando andrà “sotto”, che cosa farà?
Questa è la realtà, liebe Frau Merkel. Lei dice che la Germania nel 2012 ha diminuito le sue emissioni di CO2 nell’atmosfera: lo ha fatto trasferendo le attività produttive di tante imprese in India! La realtà è che stiamo consumando il nostro pianeta e non c’è tecnologia che lo possa salvare da questo degrado.
Chi è il direttore delle risorse di Madre Terra? Vogliamo continuare a far finta di niente, pensando che la nostra “banca naturale” possieda capitali illimitati? Certo, Madre Terra è ricchissima, ma è anche un sistema delicatissimo, con tempi completamente diversi da quelli del genere umano. Cominciamo a “pensare come una montagna”. La Terra è un organismo vivente che si nutre anche dell’”empatia” con i propri abitanti, un’”empatia” che noi non abbiamo più, persi come siamo nel nostro materialismo sfrenato, vinti dai mantra della produzione e del consumismo, privi di ogni consapevolezza ambientale, ostili alla sobrietà, sordi all’esigenza – sempre più pressante – di adottare modelli di sostenibilità.
“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico ed artistico della Nazione”, così recita la Costituzione all’articolo 9, capito? E noi, cosa facciamo?
Promuoviamo un nuovo Rinascimento del nostro Paese, rifondiamo il nostro stile di vita, orientandolo a valori di sostenibilità e rispetto dell’ambiente, iniziando ad esempio, a cibarci non solo di quello che ci piace di più. All’oste che ci serve lo speck, chiediamo da dove arrivano i maiali, sono stati nutriti bene? Quanta CO2 ha prodotto il loro trasporto? Preferendo possibilmente quello a chilometro zero. Alla stessa maniera, non dovremmo consumare mele prima del raccolto, lo stoccaggio nelle celle frigorifere comporta un dispendio di energia altissimo. Lanciamo un messaggio forte ai turbo-contadini: smettiamola con la mono-produzione fino in cima alla Val Venosta, basta con il consumo sfrenato del suolo!

No, credo che se Goethe potesse farsi un bel viaggetto in Italia oggi, non riuscirebbe a spiegarsi questo degrado. Magari si consolerebbe nel nostro bel Südtirol, perché qui in effetti le cose vanno un po’ meglio. E così, proprio noi ricchi sudtirolesi, potremmo essere i primi a prendere esempio da chi ha già invertito la rotta.
Bob Dylan cantava: “Non serve un meteorologo per capire dove tira il vento”. Dobbiamo agire, velocemente. Rendiamoci conto: ogni nostra azione ha un impatto sul pianeta, su di noi. Dobbiamo crederci, a un cambiamento. Dobbiamo provarci.

michil costa, Alto Adige, 22 agosto 2013

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Un pensiero su “Madre Terra e il direttore delle risorse

  1. Massimo Silvestri

    Egr. Dr. Costa,

    in auto, ogni mattina andando al lavoro, ho di fronte, di profilo, una montagna: è una delle montagne di casa, il Monte Linzone (o Albenza che dir si voglia), 1400 m slm, 1000 sopra il livello della pianura. Su un fianco della montagna Italcementi SpA (una delle due maggiori potenze economiche della provincia, l’altra è Tenaris Dalmine) ha una cava storica, quella di Colle Pedrino. Sinora la cava è stata scavata a fette orizzontali: posso assicurare che da un giorno all’altro il profilo della montagna cambia. Ora stanno erodendo anche i fianchi da circa 1000 m in giù.
    Ma non è di questo che voglio parlare. La roccia interessata è la Dolomia a Conchodon (ora Formazione dell’Albenza), adatta per uso di produzione di cemento per la proporzione tra calce e marne adatta adll’uso industriale. Questa dolomia prende nome da un fossile, che – guarda caso! – NON contiene il fossile, la cui attribuzione si deve ad una errore dello Stoppani, 200 anni fa, ed è una roccia di circa 180 milioni di anni (MA) fa. Cosa sono 180 MA? E’ presto detto: trasformiamo il tempo in spazio: 1 anno = 1 mm! Quanto è lunga una vita umana media? 8,5 cm (l’alpinista Cassin è arrivato a 10, ma era Cassin!). Quanto sono gli ultimi 2000 anni di storia? 2,013 m! Le glaciazioni sono avvenute nell’ultimo milione di anni: quanti metri? 1 km! Quanti km per i 180 MA? Ovvio: 180 km, ovvero la distanza tra Bolzano e Mantova, o tra Bolzano e Conegliano, passando per Feltre. Volendo fare lo stesso con la Piattaforma Porfirica Atesina sotto Caldaro, sarebbero all’incirca 300 km, la distanza tra Bolzano e Trieste, passando da Belluno.
    Cosa vuol dire tutto questo? Vuol dire semplicemente che con certi settori economici non ci stiamo mangiando solo la terra ATTUALE, ma anche la terra di milioni di anni fa!
    Le variazioni climatiche sulla terra sono sempre avvenute: nei periodi interglaciali i geologi stimano periodi ancora più caldi dell’attuale. Quale è il problema? Nessuno, se le variazioni avvengono con estrema gradualità come avvenuto allora, in cui sono occorsi da 50000 a 100000 anni per le oscillazioni (ovvero da 50 a 100 m ….). Ora le concentrazioni di CO2 in atmosfera sono passate da 360 a 400 ppm in due secoli: 20 cm, e gli ultimi 3-4 cm hanno fatto la parte da padrone …. .
    Quali responsabilità?
    Le peggiori responsabilità sono quelle di coloro che, a livello internazionale, a partire dalle potenze occidentali ma ora anche da Brasile, Cina ed India, che non hanno voluto quantificare le esternalità ambientali delle produzioni industriali, terziarie, civili e del settore dell’energia: ed ora ci troviamo dove stiamo.
    L’Italia negli ultimi 20 anni ha aumentato la propria massa forestale del 50%, ma solo una parte può essere utilizzata per le compensazioni di ciò che ora sta sostituendo il protocollo di Kyoto. Intanto importiamo cifre folli di fotovoltaico prodotto in Cina, che fra 20 anni diventeranno rifiuto industriale e dovranno essere rimpiazzate e ciascun italiano – ultracentenari e neonati inclusi – pagherà più di 100 Euro all’anno per i prossimi 20 anni nelle bollette elettriche per dare soldi a chi, già avendone, ha investito in impianti fv per avere ritorni economici che nessun prodotto finanziario poteva fornire.
    Basterebbe spostare il target da energia ad emissioni per raggiungere risultati ambientali in modo ancora migliore utilizzando i crediti forestali nel mercato volontario con 1/8 dei soldi spesi e soprattutto facendo restare i soldi in Italia a finanziare la gestione forestale, ma non per usare la biomassa per usi energetici in sostituzione delle fonti fossili, ma per aumentare la CO2 permanentemente stoccata, che è quello che realmente serve!
    Ma le lobby dell’energia verde stanno diventando peggio di quelle dell’energia fossile (v. i recenti dazi europei sull’fv!).
    Caro Michil, è tutto un sistema che è da ripensare e da ripensare a livello locale, nazionale, regionale, mondiale (Cina inclusa …).
    Cosa vogliamo fare? Quale posizione ufficiale della galassia verde? Ho l’impressione che le idee non siano affatto chiare … .

    Cordiali saluti,

    Massimo Silvestri
    Carobbio Degli Angeli (Bg)

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