Possiamo avere fiducia nel mondo, diceva

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Intellettualmente era un’autentica ribelle, ma manteneva sempre la sua grande eleganza. Con quel viso d’angelo, era delicata e immacolata come una rosa bianca, eppure sapeva essere fortissima e determinata. Rita Levi Montalcini ci ha lasciato un anno fa, il 30 dicembre 2012.

Pensando a lei, mi viene in mente anche Maria Montessori. Erano due donne straordinarie, hanno lasciato segni importanti, imposto svolte epocali, caratterizzato il loro tempo. Si sono ribellate ai sistemi totalitari e – con il loro modo di fare, con la loro umanità, con la loro semplicità – hanno contribuito non solo al progresso della nostra società, bensì all’evoluzione dell’intero genere umano.

Maria Montessori è stata la prima donna laureata in medicina. Conobbe la gloria solo all’estero, dove trascorse la seconda metà della sua vita. Poco conosciuta ai più, in Italia era invisa ai potenti. Mussolini prima finanziò le sue scuole, poi cercò di cooptarla, infine la mise al bando. Per lei la libertà decisionale dei suoi piccoli allievi era più importante della pura disciplina fine a se stessa. Rifiutava qualsiasi modello di autorità infallibile, puntava tutto sulla formazione dei formatori. Ci ha insegnato l’ottimismo cosmico, che non è beata ingenuità, bensì prendere coscienza del tragico a piccole dosi e trovare la nostra salvezza nella fede in noi stessi e nella fede in Dio.

Rita Levi Montalcini, dopo il premio Nobel, fu la prima donna ad essere ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienze. Il mio pensiero in questi giorni, va soprattutto a lei, alla sua riflessione etica. Perché fu ricercatrice, ma anche donna capace di difendere valori civili e morali, e lo fece condannando il fascismo, sottolineando come i rigurgiti di razzismo e antisemitismo, denunciassero la bassezza etica della nostra società. I suoi scritti sarebbero le migliori letture per tanti leghisti, per tutti i frustrati che cercano la loro rivincita nella discriminazione, razziale, sessuale o culturale che sia. Parlava della miseria morale della specie umana, dello sfasamento tra l’intelligenza e la sensibilità durante il processo evolutivo. Temi difficili, complessi, questioni profonde, che sapeva trattare con saggezza, non senza scatenare grandi polemiche. “Non temo l’ingegneria genetica, ma la manipolazione culturale” diceva. La sua attenzione per il mondo femminile costituisce ancora oggi un esempio. “Il livello a cui è tenuta la donna è il barometro della civiltà: più alte sono le opportunità aperte alle donne, più alto sarà il grado di civiltà”, amava affermare. Si professava profondamente ottimista anche dopo aver compiuto i cent’anni: se la mia vita è stata un continuo sviluppo – diceva – possiamo avere fiducia nel mondo. Pensieri dai quali dovrebbe prendere spunto, tutti i giorni, la riflessione sulla nostra esistenza. Ringraziando, anzitutto, di essere vivi.

Rita Levi Montalcini e Maria Montessori, due donne di esemplare tenacia, che difendevano i valori in cui credevano. Dovremmo ricordarle con gratitudine per la loro determinazione e il coraggio delle loro idee. Per aver vissuto intensamente al servizio dell’umanità.

Michil Costa

Trentino 30/12/2013

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