L’Homo Oeconomicus deve sparire

Un metro quadrato al secondo: è la terra che si consuma nelle nostre montagne. Il dato sconcertante è emerso durante il convegno annuale di CIPRA, il comitato internazionale per la protezione delle Alpi. Nella magnifica città di Annecy, in Francia, ci si è confrontati sul “vivere nelle Alpi”. Erano presenti tutte le delegazioni, oltre quella francese, la Svizzera, l’Austria, l’Italia, il Lussemburgo e la Slovenia.
La Svizzera, sempre più innovativa rispetto agli altri paesi, ha già messo in atto dei provvedimenti importanti. Vediamone alcuni: protezione totale della brughiera, dove è impossibile edificare; i comuni con oltre il 20 per cento di seconde case non possono più mettere in vendita ulteriori abitazioni ai non residenti; limitazioni sempre più efficaci alla costruzione di nuove zone abitative. Inoltre gli svizzeri si basano su un principio molto semplice: la “Ernährungssicherheit”, la sicurezza alimentare in loco.
Nuove designazioni per le zone abitative possono essere assegnate solo se ci sono già dei collegamenti di trasporto pubblico.
Alcune idee, spesso quelle più radicali, nel senso che vanno alla radice dei problemi, nascono dalle moltissime iniziative private. Le discussioni che emergono vengono sottoposte alla popolazione tramite i quattro referendum che si svolgono annualmente.

14Il sottoscritto ha fatto una relazione sull’homo oeconomicus, su come siano importanti le scelte sulla valutazione della personale “funzione d’utilità”. L’uomo contemporaneo, che basa la sua vita su un’impostazione prettamente economica, ignora i valori sociali e agisce solamente in base al proprio tornaconto.
L’homo oeconomicus non è però in grado di calcolare freddamente ed esattamente l’ottimizzazione della funzione di utilità a partire dalle circostanze, la sua è una conoscenza imperfetta, quindi ogni attività economica implica un rischio che va, di conseguenza, a incidere sul benessere della persona. La presunta razionalità, la precisione di calcolo, la massima quantità al prezzo migliore non prende in considerazione il fatto che, prima ancora di essere uomini economici, siamo esseri umani. La grave crisi economica che stiamo attraversando è la conseguenza diretta delle strampalate teorie economiche che ci hanno governato negli ultimi decenni. Questa crisi è la somma delle crisi nelle quali ci troviamo: crisi spirituale, crisi etica, crisi di valori culturali e sociali. Il pensare di agire in modo antropocentrico invece che olistico non fa che accentuare le difficoltà. È risaputo che i corsi monotematici di economica accentuano l’aggressività, il cervello pensa in termini di competizione invece che di cooperazione. Si accentua l’egoismo e si scoraggiano o si ridicolizzano comportamenti devianti quali l’altruismo, la correttezza o il lavoro di gruppo. Gli idoli, i modelli di riferimento, sono sempre quelli che più spietatamente sapranno in grado di massimizzare i propri interessi.

Nell’interessante convegno di CIPRA il generale e il particolare hanno trovato una completa alternanza: si sono criticati, ad esempio, alcuni concetti di urbanizzazione di carattere generale, ma si sono affrontate anche questioni di carattere locale, quali la costruzione di villette monofamiliari a scapito dei luoghi d’interesse comune. Nella società del futuro forse saremo liberi dalla sindrome di possesso per orientarci sempre più verso l’utilizzo comune delle cose. Così come già si usano le lavatrici in comune, si dovrà pensare a usare, usufruire, condividere e ottimizzare le cose e i servizi, anziché possederli. Ad esempio, i giocattoli per i nostri figli potranno essere prestati dalla “biblioteca dei giocattoli” e riportati a fine utilizzo.
La finitezza e il depauperamento delle risorse devono per forza di cose portarci a idee innovative. E saremo noi a dover creare una società più civile, più aperta, più partecipe. La partecipazione alle scelte politiche contribuisce in modo determinate al benessere delle persone. Dovremo essere più sobri e al contempo più rivoluzionari. Il futuro delle Alpi avrà l’aspetto che noi gli daremo. E sarà, con meno risorse e più moderazione, non solo un buon vivere, ma anche un bel vedere.

Michil Costa, 17/11/2014, Alto Adige

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