Milano Capitale Morale

Navigli_di_Milano_Laghetto_di_via_San_Marco001Passeggiamo. Due nostri amici, mia moglie ed io. Il pomeriggio volge al desio. La città è in pieno fermento. L’amico è fermato da un’anziana signora mentre ci accingiamo ad attraversare una linda piazzetta. “Professore, la prego, faccia qualcosa: questa piazza è uno dei simboli della città”. Guardo perplesso il mio ospite che per qualche giorno mi albergherà qui, in questa città all’avanguardia, così almeno si racconta in giro. L’amico mi dice quasi rassegnato: “Qui stasera si scatenerà l’inferno”. Eppure ci troviamo in un posto magico, siamo di fronte a una basilica importante, che trasuda storia, eretta probabilmente all’inizio del V secolo. Di certo, un tempo era il più grande edificio a pianta centrale dell’Occidente. Entriamo a fare visita. Quando usciamo, ho l’impressione che questo sia uno dei posti più pacifici della città. Un luogo magnifico. Di una sobrietà che deterge l’anima. Eppure, di lì a poco, avrei dovuto rivedere il mio punto di vista.

Quando ripassiamo dopo cena, la scena è radicalmente cambiata. Sui gradini intorno alla chiesa sono stipate decine di ragazzi. Risate e rumori si sovrappongono. Una bottiglia va in frantumi. Le transenne di protezione alle colonne romane sono agevolmente scavalcate da dei baldanzosi giovanotti: basta un calcio deciso e quelle vengono giù. Adesso sono centinaia le persone nella piazzetta, davanti alla chiesa. Il tifo da stadio non parteggia per nessuna squadra, se non per il semplice divertimento di un qualunque sabato sera. Boccali di birra si rovesciano ovunque. Un dolce, inconfondibile profumo mi fa capire che l’erba qui la fumano tutti. I ragazzi non sono in attesa delle aperture dei cancelli per assistere a un concerto rock, e nemmeno è in atto una riunione politica o uno sfogo – sarebbe comprensibile – contro la precarietà del lavoro giovanile.

A un certo punto vedo un ragazzo appoggiato a una colonna accovacciarsi. Tira giù i pantaloni e fa quel che una persona civile compie nell’intimità, oppure in Africa a cielo aperto, dove mancano le latrine. Una volta esistevano i vespasiani. Il mondo contemporaneo, però, non li contempla più. Rimango basito. Cerco con lo sguardo il mio amico, ma lui non ricambia. Anzi, vuole fuggire da quel luogo, subito. Il prima possibile. Ebbene sì, siamo a Milano. Milano vicina all’Europa diceva la canzone. A me, qui, adesso, di fronte alle colonne di San Lorenzo, non sembra per niente. Il colonnato è un’antica costruzione di epoca medioevale. Rappresenta uno dei rari scampoli di antichità superstite nella metropoli. Mi guardo intorno. Non siamo in un paese in preda all’anarchia, o dove è in corso una guerra. Siamo a Milano, città che un tempo era fra le più desiderabili in quanto a qualità di vita. Una volta, forse. Dagli ultimi sondaggi sembra che la qualità di vita nelle maggiori città italiane non sia paragonabile a quella di Vienna, Zurigo o Monaco. Non stento a crederlo.

A fatica riusciamo a districarci tra la folla che grida e schiamazza. Raggiungiamo i Navigli. La ressa di gente continua: il divertimento sfrenato, le pacche sulle spalle e gli abbracci, tutto questo dovrebbe essere coinvolgente, stimolante. Dovrebbe farci sentire vivi. Ma sinceramente non ho più voglia di farmi una birra in mezzo a tutto questo trambusto. Decidiamo di tornare sui nostri passi. Raggiungiamo l’appartamento dell’amico. Ci versiamo una grappa. Non c’è molto da riflettere, però una considerazione va fatta: ho vissuto una serata di assoluta inciviltà. Mia moglie dice: “Milano non è una città educata”. Non so se si possa definire così. So solo che ci sono rimasto male, molto male. Pochi giorni fa un grande quotidiano titolava: “Milano capitale morale, Roma no”. Ogni dubbio è lecito. Siamo strani. Sempre pronti a incolpare la politica se le cose non vanno bene in questo Paese. E mai che ci fermiamo un secondo a guardare noi stessi. A come ci comportiamo. A come ci muoviamo. Soli e in mezzo agli altri. In un sabato qualunque, un sabato italiano. Magari un po’ di autocoscienza potrebbe non nuocere. Anzi. Eppure, nonostante tutto, e per me almeno, l’Italia rimane il paese più bello del mondo.

Michil Costa
Alto Adige, 10/11/2015

15.11.10_AltoAdige

Un pensiero su “Milano Capitale Morale

  1. Massimo Silvestri

    Buongiorno a tutti.

    La lettura del post mi impone di condividere con Voi un episodio di due giorni fa.
    Medjugorje. Luogo speciale. Per chi crede e per chi non crede. Un luogo in cui gli uccelli del cielo si posano tranquillamente a beccare le bacche dei ginepri arborei ad un metro e mezzo da chi prega. Ore 12,00, davanti alla statua della Vergine sul Podbrdo, nel luogo delle apparizioni ai sei ragazzi nel 1981. Attorno, per almeno 100 m di raggio il terreno calcareo evidenzia la sua natura ed è stato letteralmente denudato dal passaggio di milioni di persone. L’altro ieri invece pochi pellegrini presenti, in raccoglimento e in preghiera. Arriva un giovane uomo, alto e magro – avrà avuto 30 anni – si spoglia il giubbino ed inizia A RACCOGLIERE RIFIUTI. Tra l’indifferenza della gente (almeno in apparenza). Di rifiuti non ce ne sono molti, in realtà bisogna andarli proprio a cercare, qui la sacralità del luogo rende le persone rispettose del luogo. Dopo una decina di minuti mi decido di avvicinarlo, sinora nessuno dei presenti l’ha fatto. Mi sarebbe piaciuto rivolgermi a lui in croato, ma non lo so. Con discrezione, dato il luogo (siamo sul retro della statua della Vergine), tento con l’inglese: ‘Good morning, I want to thank you for what you are doing, it is the same thing I do when I walk in my mountains, a thousand kilometers from here’. Ci sediamo poco distante. E lui mi spiega la sua storia. E’ affetto da HIV. Mi dice: ‘Ho bisogno di 5 Euro al giorno per le mie medicine’ – vi posso assicurare che in Erzegovina 5 Euro valgono molto più che da noi in Italia – ‘raccolgo offerte ma non sempre bastano, e quando non bastano non mangio, le medicine vengono prima. Peso 45 chili, e con la mia malattia il mio corpo è coperto da piaghe.’
    Uno schiaffo.
    Rimango a parlare con lui.
    Mi viene da pensare che il Cristo fosse di fronte a me in quel luogo e in quel momento ma nessuno intorno l’abbia riconosciuto.

    Michil, faccia avere il suo commento al suo conoscente unitamente a quanto ho scritto sopra, stampatene delle copie e dite al comitato che vuole difendere le colonne di San Lorenzo di distribuirlo tra i presenti.

    Chissà mai che qualcuno capisca.

    E perdonatemi tutti per la mia crudezza.

    Saluti.

    Massimo Silvestri

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