Storie di montagna

“L’umanità non è un delitto”, dicono a Breil in Francia. “Difendiamoci con mani e piedi”, dicono a Corvara. A Ortisei invece, dopo un anno dall’arrivo, si festeggia.

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Villa al Sole, Ortisei, Val Gardena
Una casa con un nome bello: Villa al Sole. Una casa il cui nome ora ha un valore aggiunto: l’ospitalità a venticinque profughi africani. Il proprietario, persona determinata nel suo impegno solidale, una persona che ne sa di ospitalità, perché è il suo mestiere, ha destinato la sua casa a un tipo di ospitalità che è sinonimo di accoglienza. Un bel coraggio di questi tempi. Il sindaco del paese, anche lui determinato a non mollare e a tenere alti i valori e i doveri verso il nostro prossimo, lo ha appoggiato fin da subito, facendo sentire la sua voce quando ce n’era il bisogno. Il paese, dopo indignazioni, una raccolta di firme, scontri e dibattitti più o meno costruttivi, ha rivisto le sue posizioni e ora, a un anno esatto dall’arrivo dei profughi, a Villa al Sole è stata festa. Una bella festa, una festa di tutti. Canti, suoni, sapori e culture diverse che s’incontrano. La solidarietà non è mica una cosa triste, anzi: è non solo fonte di ricchezza, ma anche di divertimento. Ve lo assicuro, perché ero lì a festeggiare anch’io.

Consiglio comunale di Corvara, Val Badia
Il Comune rende noto che vista la grave situazione causata dai migranti sul territorio nazionale e provinciale, è necessario ricorrere ai ripari. Vale a dire tenere i migranti il più lontano possibile, assolutamente impensabile prendersene in carico qualcuno e se necessario “di difenderci con mani e piedi, perché la maggior parte di questi non sono rifugiati, e poi essendo questi troppo diversi culturalmente ne va anche di sicurezza, igiene e di immagine di Corvara”. Testuali parole. Il Comune di Corvara crede solo ed esclusivamente nella neve, quella sì bianca che più bianca non si può. Per il resto vede nero, come il colore che piaceva tanto a chi girava con il braccio alzato. E se vede un nero in giro, calci e pugni e olio di ricino. Un bel paese è diventato Corvara, il mio paese.

Breil, Val Roia, Francia
Appena oltre il confine italiano, in quelle lande solitarie e bellissime delle Alpi Marittime al di là del col di Tenda, centinaia di abitanti di alcuni comuni della Val Roia ospitano, nutrendoli, vestendoli e condividendo quel poco che hanno che diventa così tantissimo, donne, bambini e uomini diretti verso il nord dell’Europa. Lo fanno sfidando la legge Sarkozy sull’immigrazione, nascondendo in casa queste persone e rischiando la galera. Sembra un film del secolo scorso, invece è realtà. Lo fanno sostenendo a bassa voce, perché è pur sempre gente di montagna, che “bisogna far qualcosa per chi ha perso tutto, l’umanità non è un delitto’. Va detto che dal 2015 sono migliaia le persone che hanno preso la via di queste montagne per evitare i controlli della polizia francese.

Queste tre storie, ridotte al minimo per ragioni di spazio, si prestano a tante considerazioni, ma a me preme sottolinearne una che ha a che fare con la memoria. I francesi della Val Roia, dicono che sono sempre stati tipi così: un secolo fa ospitavano gli italiani che andavano a cercare lavoro a Marsiglia. Mi piacerebbe che i miei fratelli ladini ricordassero anche loro come stavano un secolo fa, e dove molti di loro andavano per cercare fortuna. Uso il termine andare e non migrare per non offendere la sensibilità (?) dei miei compaesani. In ogni caso lascio ai lettori trarre le conclusioni che più ritengono opportune, ben sapendo che finché c’è memoria, c’è speranza. E’ quando si chiudono gli occhi, si tappano le orecchie, si spegne il cervello che iniziano i guai.

michil costa, Alto Adige, 17/01/2017

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Un pensiero su “Storie di montagna

  1. Enrico

    Caro Michil, cosa vuoi che ti risponda: quando un paese ricco come Corvara si rifiuta di accogliere 3 … anzi più precisamente 3,5 profughi (del mezzo profugo quale parte sarebbe arrivata? quella dalla cintola in su o quella dalla cintola in giù?) vuol dire che questa società è alla frutta. Sicuramente quei consiglieri comunali che alle ore 8.00 del 21 dicembre hanno deliberato di non “poter” accogliere profughi nel proprio comune, la sera di Natale saranno andati tutti in chiesa a pregare e a fare….. i “cristiani della domenica”!
    Non ho altro da aggiungere, ….cosa aspettarsi da un comune a maggioranza di destra?
    Berg heil…….(Hitler)!

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