Pestizidland?!

pestizidtirolChe ridere. Per non piangere. Se qualcuno l’ha presa così male vuol dire che la coda di paglia ce l’ha, altrimenti perché arrabbiarsi così tanto? C’è chi vuole perfino intraprendere azioni legali. Per un poster, o una serie di poster apparsi a Monaco grazie all’Umweltinstitut München, l’Istituto Ambientale di Monaco, una Ong che si occupa di inquinamenti fondata nel 1986, all’indomani di Chernobyl. I tipi della Ong, spazientiti dalla promozione dell’Alto Adige che fa in Baviera spacciando il territorio come terra della natura incontaminata, dell’aria buona, dei verdeggianti pascoli, hanno disegnato nel poster un’imitazione del logo dell’Alto Adige e l’hanno sovrapposto alla fotografia di un trattore che passa tra i filari mentre spruzza sugli alberi una nuvola di una qualche sostanza pesticida, con lo slogan: L’Altro Adige cerca aria buona. E dove la cerca? E come la cerca? Diffondendo ad ogni piè sospinto che le Dolomiti sono patrimonio dell’umanità? L’aspetto che più mi fa sorridere, un sorriso amaro lo ammetto, è che sto parlando di manifesti in epoca social. Se gli altoatesini non ci avessero fatto caso, la cosa sarebbe finita lì. Invece, la loro reazione esagerata non ha fatto altro che far esplodere la questione. Ed è pur vero che l’uso nella regione di oltre 42 chili di pesticidi l’anno per ettaro non è pura propaganda anti, bensì sono dati che fornisce l’Istat nella sua rilevazione annuale sull’utilizzo dei prodotti fitosanitari. L’ultima risale a maggio 2017, e pone l’Alto Adige fra i territori che ne fa l’uso più massiccio in Italia. Certo, non è gentile da parte dei bavaresi sparare sui vicini di casa ma un po’ di sense of humour non guasterebbe, anche perché effettivamente questo Umweltinstitut, agenzia dell’ambiente, è un’associazione privata e si presume che l’uomo che l’ha pensata abbia delle velleità politiche. Che si sia fatto conoscere ora, su questo non vi è dubbio alcuno. È sveglio Karl Bär, il portavoce dell’agenzia, il quale in un’intervista dice che voleva solo provocare e che le sue azioni sono a tutto campo, che ha fatto stampare dei volantini in polacco, oppure ha messo in tilt un server del governo ungherese che stava pianificando una centrale atomica. Dice che ha poco rispetto dei confini nazionali e che l’azione non è illegale, perché la satira o il giornalismo lo permettono, si tratta di libertà di parola. Il problema oggettivo esiste, e che il problema dei pesticidi non riguarda solo l’immacolato Südtirol Alto Adige e non è minore nel ‘Bodensee’ o ad Amburgo o in molte altre parti d’Europa.
Rimango dell’idea, però, che è divertente che un manifesto riesca a destare così tanta attenzione e arrabbiature. E constato con amarezza che effettivamente il comune di Malles, il quale si è dichiarato libero da pesticidi un anno orsono, non riesca a fare scuola. Peccato. Il problema rimane, al di là di ogni propaganda in un senso o nell’altro. Mi chiedo: la nostra regione ha davvero così bisogno di pesticidi, o non potrebbe trovare altri sistemi per incrementare il suo stato virtuoso in termini di qualità della vita? Della vita di tutti noi parlo, non di mera strumentalizzazione. Ai posteri, vale a dire ai nostri figli, l’ardua sentenza

Michil Costa, Alto Adige, 22/08/2017

AltoAdige

Un pensiero su “Pestizidland?!

  1. Chiara

    Caro Signor Michil,
    Brutto che sia il vicino ad aprirci gli occhi, lede un’orgoglio atavico dei campanili, penso come lei che questo aiuti ad aprirci gli occhi e sollevare una questione spinosa, che per praticità mettiamo sotto un tappeto, un grande tappeto. Adesso, via quell’orgoglio, mettiamo quello sotto il tappeto e prendiamoci cura di questa terra che ci hanno dato in prestito i nostri figli e insegnamo loro come curarla invece di perdere tempo.

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