Ad accontentarsi del giusto si vive meglio

IMG_5084La Perla, Corvara. Una distinta signora arriva in taxi, accenna un buongiorno, si guarda un po’ intorno come a fiutare l’aria. Austera, cammina lieve, dritta come il campanile della chiesetta di Santa Caterina qui fuori. Accompagnata in camera, servita e riverita di tutto punto, scende mezz’ora dopo: i passi si sono fatti pesanti, la leggerezza degli agi svanita di colpo, il viso corrucciato: “Sono stata minacciata da dei neri (l’espressione che usa non è questa, è ben più colorita) e ora me li ritrovo qui in mezzo alle montagne.” Subito non capiamo, poi tutto si chiarisce, come il cielo che si fa azzurro dopo il temporale: accendendo la tv in camera per prima cosa c’è la presentazione della Fondazione, con tanto di neri, tibetani, afghani. Il nostro ponte con il mondo, perché nei ponti da costruire, come scriveva Alexander Langer, ancora ci crediamo. A cena mi avvicino per cortesia al suo tavolo, ed ecco che la signora ne ha di ogni per la gente di colore. Non l’ascolto e la lascio sola a sproloquiare sui negher di qui e i negher di là. Molte domande mi ronzano nel cervello e di risposte ne ho sempre meno. Arriva un nuovo giorno. I neri non li abbiamo tolti dalla tv. La signora chiede il conto. Doveva stare due settimane. Abbiamo perso un cliente, troveremo altri ospiti.

Albergo Posta Marcucci, Bagno Vignoni. Una coppia di anziani è seduta davanti al Barrino, beve qualcosa ammirando la bellezza della Val d’Orcia. Mi avvicino per fare due chiacchiere; la signora, sostenuta dallo sguardo compiaciuto del marito, mi fa: “Quello che mi piace di questo posto è che non se ne vedono in giro. Eh già, qualche problema l’avete anche voi in Alto Adige a quanto pare.” Non capisco e lascio perdere. Siamo a cena. Mi avvicino di nuovo al tavolo dei due signori e lei subito si ringalluzzisce: “Solo uno ne ho visto oggi qui, non se ne può più di questi neri (usa un altro termine, ma lasciamo stare) che sono dappertutto.” Ora capisco! Il giorno dopo chiediamo a Sekou di servirle il caffè. Sekou, che aveva il padre schiavo, l’intera famiglia uccisa nelle faide che da anni imperversano nel Niger; è arrivato qui solo, senza niente, ma nonostante gli occhi velati di una tristezza indelebile, riesce a sorridere e a muovere le sue mani grandi con grazia. Respiro.

Ristorante El Brite de Larieto, Cortina d’Ampezzo. Un signore inorridisce di fronte a una cameriera di colore vestita in costume ampezzano (come se i nostri vestiti fossero dei costumi, vabbè). Non sa che la cameriera ventiseienne originaria della Guinea Bissau risiede in Veneto oramai da diversi anni. Forse non sa nemmeno che il mondo gira. Ornato di ipocrisia e diciamolo pure, di razzismo bello e buono, si lamenta e scrive una recensione su Tripadvisor: “Non ho apprezzato che a servire con un costume ampezzano fosse una persona di colore”. I proprietari del ristorante si rivolgono ai responsabili del portale chiedendo di togliere quel commento. È pur vero che su Tripadvisor si trova di tutto, anche commenti del tipo “Bella la fontana di Trevi, sarebbe opportuno spostarla in una piazza più grande…”, poi quel commento viene tolto, intanto però ha già fatto il giro del mondo, scoprendone anche l’autore.

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