Calcio e clima

Pallone

Che c’importa del clima, noi c’avemo Tottigol. C’avevamo. Nemmeno più questo abbiamo ed allora occupiamoci di altro, perché sì, è vero, siamo fuori dal mondiale. Come è vero che c’è già chi teme per il Pil perché non sappiamo fare più gol. Anche se a me il fatto che si continui a pagare profumatamente quei burattini di calciatori viziati e milionari e spesso palloni gonfiati mi sa alquanto fuor di logica. Già! Una volta almeno c’erano Pertini e Bearzot, oggi abbiamo Tavecchio e Ventura. Altri tempi, altri uomini. E poi un popolo da stadio che fischia gli inni nazionali delle squadre straniere è meglio che rimanga a casa, no? S-ventura, vergogna, vituperio, apocalisse: siamo fuori dal consesso civile. Però, più che fuori dal mondiale, siamo fuori dal mondo. Perché non è possibile pensare solo al pallone, e se si perde parlare di tragedia epocale. Le tragedie sono ben altre e il mondo ha bisogno di altro. Così, facendo una bella sforbiciata volante e tirando un bel calcio di rigore alla logica pallonara, credo sia più importante la conferenza di Bonn sul clima che la disfatta dei calciatori italiani. E magari perfino più importante delle primarie del povero PD in Südtirol Alto Adige. Quel PD che sembra un po’ come gli azzurri, indeciso com’è se frantumarsi in tre-cinque-due o quattro-due-uno-tre o quattro-tre-tre…

Proviamo a lasciare da parte le sciocchezze e concentriamoci davvero su alcune cose importanti. È presto per dire se Bonn porterà buoni risultati; fatto sta che non abbiamo tanto tempo, e non è un caso che la presidenza sia stata affidata alle Isole Fiji, angosciate come sono, e per ovvi motivi, dell’innalzamento del livello del mare. Le notizie buone ci sono: la Cina si impegnerà molto nei prossimi anni, d’altronde ne va della loro salute in primis ma anche della loro economia; la dittatura ecocratica è alle porte e possiamo esserne certi che raggiungeranno i loro obiettivi.  È inarrestabile la gara in direzione di auto pulite, l’Europa sta investendo e riuscirà a ridurre l’inquinamento per rispettare l’impegno preso con l’accordo di Parigi di almeno il 40% entro il 2030. Iniziative lodevoli, pensando anche che la Terra sta vivendo il periodo più caldo nella storia della civilizzazione e che la causa prima dell’aumento della temperatura siamo noi.

Tanti obiettivi ambiziosi e doverosi. A proposito di ambizione, della quale spesso si parla e che non è necessariamente una qualità, o una virtù ma nemmeno un difetto: l’ambizione è una semplice premessa se vogliamo dare un futuro alle prossime generazioni.

Bene, ora che i temi importanti li abbiamo affrontati, fatemi dire che io tiferò Islanda. Ad ogni nostra vittoria, pensando a Vianello, intonerò “Siamo due eschimesi e dentro i nostri igloo ci stropicciamo i nasi con tutta la tribù”. Alé alé!

michil costa
Alto Adige, 15/11/2017

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