La forza dell’altro

Io sono relazione, lo sappiamo bene. Io sono l’altro e dell’altro dovrei decantarne i punti di pregio, piuttosto che esaltarne le debolezze. All’altro posso chiedere aiuto, all’altro devo dare sostegno. Le cose non dette certo, possono essere fonte di allusioni, sospetti, difficoltà relazionali, le cose dette invece sono certezze: lasciano il segno, hanno un peso e influiscono sostenibilmente sulla relazione con l’altro. Se sono negative, magari addirittura accusatorie, sono anti-generative, non lasciano nulla di bello, peggio, qualcosa nella relazione può essere spezzato.
Io sono strettamente legato all’altro, nessuno di noi può avere la presunzione di riuscire a vivere isolato. Accuse e parole sono macigni, chi li usa può avere l’impressione di buttare dei sassolini nelle scarpe dell’altro, ma possono essere insostenibili pesi per chi li subisce. Posso sentire l’esigenza di liberarmi dai sassolini, come da una battaglia che devo vincere subito, ma non è così: sono invece gli strateghi a vincere, quelli che pianificano, che controllano e che hanno visione del tutto, che vedono lungo e che, pur essendo consci delle difficoltà, fanno i passi positivi. Non vince chi usa le freccette. Ci vuole riflessione, autodisciplina per tenere a freno l’impulso di dire tutto ciò che vorremmo dire in certi momenti. Come manager, oltre che come persona, ho la necessità e il dovere di capire che il mio comportamento ha degli effetti sull’altro, su tutto l’andamento del gruppo e quindi sull’attività. Solo allora riuscirò a calibrare il mio approccio e vedere il problema come un’opportunità e non come un blocco; un’opportunità che avrà un’influenza positiva sull’intera azienda.

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Come persone abbiamo una grande capacità: quella di essere resilienti e di averne la consapevolezza. La resilienza è quella cosa, che ci permette di rialzarci in continuazione, che ci rimette in piedi facendoci crescere, che ci fa cantare vittoria e godere della stessa, quando le cose vengono aggiustate. Continua a leggere “La forza dell’altro”

A idea segue azione e tanta Bellezza

Albergo Posta Marcucci, Bagno Vignoni, aprile 2017

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An mess destenn l’brac y ester asvelti a pié do ala fortüna!

Ti passa vicina e se non te la metti in tasca chissà come e quando ti ricapita la fortuna.
Und mit a bissl Gschick kann man gewaltiges erreichen. Ja, Glück haben wir -auch- gehabt. E ora, con tutta questa fortuna in tasca, la domanda è lecita: cosa ci facciamo qui al Posta Marcucci?
Creiamo benessere sono le prime due parole della nostra missione. Creare dal latino ‘criar’, dalla radice ‘Kar’, fare, creare. Non solo avere un’idea, ma soprattutto agire; come Bruce Lee ci insegna. Kri-ja è l’azione, Kreion è quello che fa.
Grazie Toscana e magnifica comunità di San Quirico di averci accolti in Val D’Orcia, patrimonio dell’umanità. Questo posto l’abbiamo visto, ci ha scelto e voi ci avete accolti. Grazie. Veniamo dalle Dolomiti, così incombenti, sempre ravvicinate a quel tempo in cui la pendenza del terreno e le alte guglie e i folti lariceti limitavano l’accesso a prospettive lontane. La Val d’Orcia ci ha dato libertà di andare, di avventurarci un poco oltre la linea d’orizzonte. In questo spazio avremo il tempo di costruire non qualcosa, ma qualcosa di bello. Di essere generativi, godere del bello. Eh sì, la bellezza, lo diceva già Goethe, è l’ospite più gradito.

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Blindati in un cellulare

Prendere quel coso e buttarlo lontano. Ma all’ istinto preferisco i modi gentili. Anche se quando una persona, un collega, sì anche un amico che non vedo da tempo dopo un saluto veloce sfodera subito il telefono per mostrarmi qualcosa, qualsiasi cosa, un video, un filmato ecco che la gentilezza va a farsi benedire. Lo ammetto: mi dà enormemente fastidio. Sto invecchiando, lo so. O forse sto cercando di non cedere al rimbambimento collettivo. Che nessuno si offenda perciò se la prossima volta dirò: non mostrarmi nulla sul telefono. Raccontami.

Che bello quando un ospite entra in Casa senza parlare al telefono. Che bello quando non si strepita lungo i corridoi maneggiando scatoline ipertecnologiche. Che bello quando non vedo un ospite al bancone del bar chino sul display ma con lo sguardo rivolto verso l’amico, l’amica o il barman di turno. Propongo di omaggiare con una torta di marzaphane a forma di cellulare fairphone a chi non mette lo smartphone sulla tavola. Quei benedetti telefoni ai quali dedichiamo troppo tempo creano dipendenza e, come gli stupefacenti, non recano poi tutti quei benefici che pensiamo.

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Wie der Vater – so der Sohn

Der eine exzentrisch im Auftritt, der andere ein Gastwirt der alten Schule, der auch mal die Ärmel hochkrempelt: Der Gadertaler Hotelier Michil Costa (55) und sein Vater Ernesto (85) könnten wohl nicht unterschiedlicher sein. In seiner Jugend schlug Michil auch ganz andere Wege ein, als vielleicht von seinem “Tati” erhofft: “Damals in den 1970ern wollte ich nur weg, lebte in London den Rock. Meine Vorbilder waren die Sex Pistols!”

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Dass sich das grundlegend geändert hat (und damit auch das Verhältnis zum Vater), daraus macht Michil kein Geheimnis: “Dann kam ich zurück und all meinen Vorsätzen zum Trotz trat ich in die Fußstapfen meines Vaters. Heute ist er mein Vorbild. Als unser Hotel La Perla 1975 abgebrannt war, baute er es ohne eine Lira in nur sechs Monaten wieder auf. Gelernt habe ich von ihm, an meine Träume und Visionen zu glauben.” So ist es auch kein Widerspruch mehr, dass Ernesto seine alten Mortorräder liebt – und Michil künftig kein einziges Motorrad mehr auf den Dolomitenpässen sehen möchte: “Es war schwer, einen gemeinsamen Weg zu finden. Heute besteht unser Verhältnis aus dem Nicht-Gesagten, großer Achtung und Liebe füreinander. So wie es zwischen zwei Menschen der Berge üblich ist. Und wir müssen unseren Frauen Danken, dass sie so viel Geduld mit uns haben.”

Zett am Sonntag, 19.03.2017

Entrambi sono nati nel 1956

La scelta di ampliare il proprio orizzonte è stata dettata dall’amore per Bagno Vignoni e dal desiderio di riportare all’antico splendore il piccolo ma accogliente albergo toscano.
“Se un cambiamento è auspicabile, esso avverrà nel segno di una continuità vera e concreta, senza trucchi e maquillage inopportuni”

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