Direkte Demokratie – Südtirol

Für alle, die es nicht dem Glück überlassen wollen, und sich für die Direkte Demoktratie entscheiden: in den Gemeinden bis Freitag, den 18. August  zwei Unterschriften abgeben!

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Accoglienza oltre la paura

“Non si riesce a guardare con serenità e con spirito cristiano alle sofferenze che vivono queste persone che lasciano i loro Paesi d’origine e che ci tendono una mano per essere aiutate. Tocca a noi venire loro incontro. È un nostro obbligo di cristiani anzitutto. E poi perché abbiamo la possibilità di aiutarli a vivere meglio.”
Don Willeit

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Cultura della convivenza

Scriveva Alexander Langer nel suo “Tentativo di decalogo per la convivenza inter-etnica” nel novembre del 1994:

“(..) Non bastano retorica e volontarismo dichiarato: se si vuole veramente costruire la compresenza tra diversi sullo stesso territorio, occorre sviluppare una complessa arte della convivenza. (…) Più abbiamo a che fare con gli altri, meglio ci comprenderemo. (…) Più rigida ed artificiosa diventa la definizione dell’appartenenza e la delimitazione contro altri, più pericolosamente vi è insita la vocazione al conflitto.” È necessario “reagire con la massima decisione ogni volta che si affacci il germe della violenza etnica, che – se tollerato – rischia di innescare spirali davvero devastanti e incontrollabili.”

Mi piacerebbe pensare ad una cultura dell’ospitalità in Alta Badia e in Südtirol, che abbia la volontà di andare oltre il puro turismo, verso un’ospitalità più ampia, più solidale.

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Manuel Riz, Caricatura dl’edma, La Usc di Ladins

Curiamo più l’umanità, meno i bilanci

Con un fiuto che sa di pregiudizio, il Comune di Corvara ha reso noto che occorre “difendersi con mani e piedi, perché la maggior parte di questi non sono rifugiati, e poi essendo troppo diversi culturalmente, ne va anche della sicurezza, igiene e immagine di Corvara”. Mi domando: come possono consiglieri comunali giudicare come “non migranti” persone di cui nulla sanno e che non hanno mai incontrato? Non vi sono anche dei turisti “culturalmente molto diversi”? Penso – tra gli altri – a quegli sceicchi che a volte compaiono nelle nostre terre con ampio seguito di mogli e di personale. La differenza “culturale” è in realtà una differenza di censo? Hanno dimenticato i ladini gli anni recenti in cui erano costretti anche loro a uscire dalle loro valli per trovare lavoro e sussistenza per le proprie famiglie? Di fronte al museo ladino di San Martin de Tor, è inciso nella pietra: “Non vendere la tua terra, il tuo sangue!”. Non si dice però di chiudere la proprio terra, perché non siamo noi a possedere la terra ma sarà prima o poi lei, nostra madre, ad avere noi. Ed allora vedremo se il nostro agire sulla terra ci avrà meritato “una patria nei cieli” (come scrive san Paolo) o se ci troveremo apolidi ed esclusi dai “giusti delle genti”, perché non abbiamo curato l’umanità ma i bilanci.

Don Paul Renner, dal Corriere dell’Alto Adige,

Gadertaler Veto

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Die Gemeinde von Corvara teilt mit, dass angesichts der von Einwanderern auf nationaler und provinzialer Ebene hervorgerufenen schwierigen Situation etwas getan werde müsse. Im Sinne, dass man die Einwanderer absolut fern halten müsse von Corvara. Es sei undenkbar, dass man sich hier um welche kümmern könne, im Gegenteil, man werde sich „mit Händen und Füßen verteidigen, denn die große Mehrheit sind ja gar keine Flüchtlinge und außerdem kulturell viel zu verschieden von uns, weshalb Sicherheit, Sauberkeit und Image von Corvara leiden würden.“ Wortwörtlich. Die Gemeinde Corvara glaubt einzig und allein an den Schnee, den wunderbar weißen Schnee, wie man ihn sich weißer gar nicht wünschen kann. Ansonsten sieht sie schwarz. Schwarz wie die Lieblingsfarbe jener, die vor wenigen Jahrzehnten noch mit erhobenem rechtem Arm durch das Land marschierten. Und wenn ein echter Schwarzer auftaucht, dann am besten ein paar Tritte in den Hintern und, wie seinerzeit die camice nere, ein bisschen mit Rizinusöl foltern… Was für ein heimeliges Plätzchen doch aus meinem Dorf Corvara geworden ist.

Tageszeitung-Artikel über dieses Thema: Gadertaler Veto

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BLANCH Y FOSCH

 

I lec plëgns y frëit assà pur podëi fa nëi; strategies de marketing, na cualité alta, n bun sorvij, düt chësc é important pur nosc turism y pur nosc bëgnsté. N dübe ai bëgn sce le bëgnsté dla porsona vëgn ma asozié a n tacuin plëgn y a n pinsir altamënter egozentrich.

A aldì i comentars de val aconsiadù comunal de nosc comun pèl propi de sce. Al pe che l’imaja de nosc paisc de Corvara sides plö importanta dla situaziun, dramatica, de porsones che chir n daciasa. Mo ci imaja pa? Ne el nia nosc comportamënt tan da egoisc a dé na burta imaja? Val nosc rapresentant politich é bëgn dl opiniun che n’imaja de “n gran y burt y fosch che sprigora pici y gragn” ne passenëies nia ite tla blancia Alta Badia. A aldì val aconsiadù comunal messun se fa pinsiers söl igiene de chëstes porsones; ne ves vëgnel nia in mënt val bur tëmp passé? Y mo chi é pa chisc che é, sciöch al vëgn dit “massa atramënter”? El mo terrorisc? Comunisc mangiamituns? Bruti moderns descendënc dai romans concuistadores che vëgn a se mët sot cun lingaz, identité y kalashnikov?

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Storie di montagna

“L’umanità non è un delitto”, dicono a Breil in Francia. “Difendiamoci con mani e piedi”, dicono a Corvara. A Ortisei invece, dopo un anno dall’arrivo, si festeggia.

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Villa al Sole, Ortisei, Val Gardena
Una casa con un nome bello: Villa al Sole. Una casa il cui nome ora ha un valore aggiunto: l’ospitalità a venticinque profughi africani. Il proprietario, persona determinata nel suo impegno solidale, una persona che ne sa di ospitalità, perché è il suo mestiere, ha destinato la sua casa a un tipo di ospitalità che è sinonimo di accoglienza. Un bel coraggio di questi tempi. Il sindaco del paese, anche lui determinato a non mollare e a tenere alti i valori e i doveri verso il nostro prossimo, lo ha appoggiato fin da subito, facendo sentire la sua voce quando ce n’era il bisogno. Il paese, dopo indignazioni, una raccolta di firme, scontri e dibattitti più o meno costruttivi, ha rivisto le sue posizioni e ora, a un anno esatto dall’arrivo dei profughi, a Villa al Sole è stata festa. Una bella festa, una festa di tutti. Canti, suoni, sapori e culture diverse che s’incontrano. La solidarietà non è mica una cosa triste, anzi: è non solo fonte di ricchezza, ma anche di divertimento. Ve lo assicuro, perché ero lì a festeggiare anch’io.

Consiglio comunale di Corvara, Val Badia
Il Comune rende noto che vista la grave situazione causata dai migranti sul territorio nazionale e provinciale, è necessario ricorrere ai ripari. Vale a dire tenere i migranti il più lontano possibile, assolutamente impensabile prendersene in carico qualcuno e se necessario “di difenderci con mani e piedi, perché la maggior parte di questi non sono rifugiati, e poi essendo questi troppo diversi culturalmente ne va anche di sicurezza, igiene e di immagine di Corvara”. Continua a leggere “Storie di montagna”