Se la politica è in fondo a destra

kurzL’Austria va a destra. Tutto sembra che viri a destra. Lo Zeitgeist contemporaneo è questo e i partiti, in ogni dove, si posizionano di conseguenza. Anche i nostri della ‘stella alpina’ gioiscono. Ne vedremo delle belle, già alla frontiera con il Brennero. I poliziotti sono in posizione, il filo spinato è pronto, i cani abbaiano, le braccia sono tese e la nostra bella Europa che fa? Senza dimenticare che le bombe atomiche sono in aumento, così come il riscaldamento globale, e con il pianeta che ha la febbre siam qui a gioire di quest’autunno che sa di primavera e non ci rendiamo conto di cosa ci sta accadendo. Siamo rintronati nel nostro egoismo che ci impedisce di vedere la realtà fatta di siccità e alluvioni. In Austria le soluzioni al cambiamento climatico non saranno una priorità. E Achammer e compagnia bella contenti del giovane educato rampante Sebastian Kurz, che, individuando bene l’umore del popolo, porta al trionfo il suo partito facendo l’occhiolino all’ultradestra. Oramai chi si ricorda più di Bruno Kreisky che dichiarava che lo stato sociale austriaco era sostanzialmente completato. Con i suoi principi di solidarietà riuscì a rafforzare notevolmente lo stato sociale, e fu così che quel piccolo stato divenne un interlocutore rispettato e stimato a livello mondiale! Sono passati secoli.

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Bel Paese abusivo

Ecomostro-AlimuriQuesta è un’estate rovente, in tutti i sensi. Bruciano ettari di territorio, vengono giù le case e le macerie di un anno fa di Amatrice sono ancora lì, in bella mostra. Per di più, in un momento in cui l’acqua scarseggia, a Roma la si trova per spararla su dei poveri cristi. Per non parlare dell’attacco alle Ong che lavorano in acque torbide e senza dimenticare quello che sta facendo Trump, autentico nemico pubblico numero uno. I politici nostrani parlano, parlano e dicono sempre le stesse cose e la micidiale complicità tra eletti ed elettori, che è la vera rovina del nostro paese e del Sud in particolare, emerge in ogni dove. A volte in me fiorisce un senso di sfiducia che non voglio, che non mi appartiene e allora mi aggrappo, come un free climber esperto, a ogni appiglio possibile. Un vecchio pezzo di Frank Zappa, una rispolverata di Thoreau, una corsa verso il Col Alt, un sorriso della e delle persone amate. E, a proposito di persone, un plauso va all’ex sindaco di Licata Angelo Cambiano, classico eroe civile di un’Italia incivile. Lui che voleva abbattere abusivismi e ingiustizie è stato fatto fuori, per ora solo dal consiglio comunale. Se avesse potuto continuare la sua opera, lo avrebbero fatto fuori fisicamente. Questa è di fatto il Bel Paese, quella che in un’isola popolata da sessantamila abitanti si mette in bella mostra con la richiesta di venticinquemila condoni edilizi. E quando arriva una non terribile scossa di terremoto, ecco che quelle case di cartapesta vengono giù, ecco che le lacrime scorrono per vittime che potevano non esserlo. Continua a leggere “Bel Paese abusivo”

Defend the land

Il primo spot della storia di Patagonia è a difesa delle terre americane:

”I National Monuments sono un elemento fondamentale della nostra eredità nazionale, queste terre non appartengono solo a noi, ma anche alle generazioni future. Siamo dalla parte dei milioni di americani che hanno fatto sentire la propria voce per la protezione delle terre pubbliche. Speriamo che il Segretario di Stato Zinke ricorderà le sue radici e le sue parole e proteggerà questi tesori nazionali”. Rose Marcario

Direkte Demokratie – Südtirol

Für alle, die es nicht dem Glück überlassen wollen, und sich für die Direkte Demoktratie entscheiden: in den Gemeinden bis Freitag, den 18. August  zwei Unterschriften abgeben!

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Accoglienza oltre la paura

“Non si riesce a guardare con serenità e con spirito cristiano alle sofferenze che vivono queste persone che lasciano i loro Paesi d’origine e che ci tendono una mano per essere aiutate. Tocca a noi venire loro incontro. È un nostro obbligo di cristiani anzitutto. E poi perché abbiamo la possibilità di aiutarli a vivere meglio.”
Don Willeit

DonWilleit

Cultura della convivenza

Scriveva Alexander Langer nel suo “Tentativo di decalogo per la convivenza inter-etnica” nel novembre del 1994:

“(..) Non bastano retorica e volontarismo dichiarato: se si vuole veramente costruire la compresenza tra diversi sullo stesso territorio, occorre sviluppare una complessa arte della convivenza. (…) Più abbiamo a che fare con gli altri, meglio ci comprenderemo. (…) Più rigida ed artificiosa diventa la definizione dell’appartenenza e la delimitazione contro altri, più pericolosamente vi è insita la vocazione al conflitto.” È necessario “reagire con la massima decisione ogni volta che si affacci il germe della violenza etnica, che – se tollerato – rischia di innescare spirali davvero devastanti e incontrollabili.”

Mi piacerebbe pensare ad una cultura dell’ospitalità in Alta Badia e in Südtirol, che abbia la volontà di andare oltre il puro turismo, verso un’ospitalità più ampia, più solidale.

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Manuel Riz, Caricatura dl’edma, La Usc di Ladins

Curiamo più l’umanità, meno i bilanci

Con un fiuto che sa di pregiudizio, il Comune di Corvara ha reso noto che occorre “difendersi con mani e piedi, perché la maggior parte di questi non sono rifugiati, e poi essendo troppo diversi culturalmente, ne va anche della sicurezza, igiene e immagine di Corvara”. Mi domando: come possono consiglieri comunali giudicare come “non migranti” persone di cui nulla sanno e che non hanno mai incontrato? Non vi sono anche dei turisti “culturalmente molto diversi”? Penso – tra gli altri – a quegli sceicchi che a volte compaiono nelle nostre terre con ampio seguito di mogli e di personale. La differenza “culturale” è in realtà una differenza di censo? Hanno dimenticato i ladini gli anni recenti in cui erano costretti anche loro a uscire dalle loro valli per trovare lavoro e sussistenza per le proprie famiglie? Di fronte al museo ladino di San Martin de Tor, è inciso nella pietra: “Non vendere la tua terra, il tuo sangue!”. Non si dice però di chiudere la proprio terra, perché non siamo noi a possedere la terra ma sarà prima o poi lei, nostra madre, ad avere noi. Ed allora vedremo se il nostro agire sulla terra ci avrà meritato “una patria nei cieli” (come scrive san Paolo) o se ci troveremo apolidi ed esclusi dai “giusti delle genti”, perché non abbiamo curato l’umanità ma i bilanci.

Don Paul Renner, dal Corriere dell’Alto Adige,