Se la politica è in fondo a destra

kurzL’Austria va a destra. Tutto sembra che viri a destra. Lo Zeitgeist contemporaneo è questo e i partiti, in ogni dove, si posizionano di conseguenza. Anche i nostri della ‘stella alpina’ gioiscono. Ne vedremo delle belle, già alla frontiera con il Brennero. I poliziotti sono in posizione, il filo spinato è pronto, i cani abbaiano, le braccia sono tese e la nostra bella Europa che fa? Senza dimenticare che le bombe atomiche sono in aumento, così come il riscaldamento globale, e con il pianeta che ha la febbre siam qui a gioire di quest’autunno che sa di primavera e non ci rendiamo conto di cosa ci sta accadendo. Siamo rintronati nel nostro egoismo che ci impedisce di vedere la realtà fatta di siccità e alluvioni. In Austria le soluzioni al cambiamento climatico non saranno una priorità. E Achammer e compagnia bella contenti del giovane educato rampante Sebastian Kurz, che, individuando bene l’umore del popolo, porta al trionfo il suo partito facendo l’occhiolino all’ultradestra. Oramai chi si ricorda più di Bruno Kreisky che dichiarava che lo stato sociale austriaco era sostanzialmente completato. Con i suoi principi di solidarietà riuscì a rafforzare notevolmente lo stato sociale, e fu così che quel piccolo stato divenne un interlocutore rispettato e stimato a livello mondiale! Sono passati secoli.

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Ad accontentarsi del giusto si vive meglio

IMG_5084La Perla, Corvara. Una distinta signora arriva in taxi, accenna un buongiorno, si guarda un po’ intorno come a fiutare l’aria. Austera, cammina lieve, dritta come il campanile della chiesetta di Santa Caterina qui fuori. Accompagnata in camera, servita e riverita di tutto punto, scende mezz’ora dopo: i passi si sono fatti pesanti, la leggerezza degli agi svanita di colpo, il viso corrucciato: “Sono stata minacciata da dei neri (l’espressione che usa non è questa, è ben più colorita) e ora me li ritrovo qui in mezzo alle montagne.” Subito non capiamo, poi tutto si chiarisce, come il cielo che si fa azzurro dopo il temporale: accendendo la tv in camera per prima cosa c’è la presentazione della Fondazione, con tanto di neri, tibetani, afghani. Il nostro ponte con il mondo, perché nei ponti da costruire, come scriveva Alexander Langer, ancora ci crediamo. A cena mi avvicino per cortesia al suo tavolo, ed ecco che la signora ne ha di ogni per la gente di colore. Non l’ascolto e la lascio sola a sproloquiare sui negher di qui e i negher di là. Molte domande mi ronzano nel cervello e di risposte ne ho sempre meno. Arriva un nuovo giorno. I neri non li abbiamo tolti dalla tv. La signora chiede il conto. Doveva stare due settimane. Abbiamo perso un cliente, troveremo altri ospiti.

Albergo Posta Marcucci, Bagno Vignoni. Una coppia di anziani è seduta davanti al Barrino, beve qualcosa ammirando la bellezza della Val d’Orcia. Mi avvicino per fare due chiacchiere; la signora, sostenuta dallo sguardo compiaciuto del marito, mi fa: “Quello che mi piace di questo posto è che non se ne vedono in giro. Eh già, qualche problema l’avete anche voi in Alto Adige a quanto pare.” Continua a leggere “Ad accontentarsi del giusto si vive meglio”

Defend the land

Il primo spot della storia di Patagonia è a difesa delle terre americane:

”I National Monuments sono un elemento fondamentale della nostra eredità nazionale, queste terre non appartengono solo a noi, ma anche alle generazioni future. Siamo dalla parte dei milioni di americani che hanno fatto sentire la propria voce per la protezione delle terre pubbliche. Speriamo che il Segretario di Stato Zinke ricorderà le sue radici e le sue parole e proteggerà questi tesori nazionali”. Rose Marcario

Un giorno fuori dal tempo

Il 25 luglio corrisponde al 365° giorno dell’anno nel Calendario delle 13 Lune dei Maya. Un giorno per donare senza aspettarci nulla in cambio.

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copyright Guatav Willeit

I Maya, con il loro calendario delle 13 Lune, dividevano l’anno solare in 13 mesi di 28 giorni ciascuno e quindi in 52 settimane perfette, per un totale di 364 giorni. Ne rimaneva uno, il 365° giorno. Eccolo il Giorno Fuori dal Tempo che in corrispondenza con il nostro calendario cade Il 25 luglio. Per la civiltà Maya il giorno fuori dal tempo è un giorno di completamento e perdono, di celebrazione della vita e dell’esistenza. Abbiamo già scritto del perdono, e allora cos’è questo perdono? L’uomo, a differenza di tutte le altre creature, non è consapevole della straordinarietà del dono che ha ricevuto. Non riconoscendolo fa peccato mortale, si fa quindi mortale. L’uomo è un animale strano: è l’unico a non accogliere naturalmente il manifestarsi di Dio. Tutte le altre creature lo fanno, perché Dio si loda manifestandosi in loro. Solo noi impediamo di accogliere il dono di essere a immagine di chi ci ha creato. Non uguali, ma simili. Solo noi esseri umani non abbiamo la capacità di pensare che “la radice di ogni peccato è la mancanza di accoglimento”, come diceva una volta un poeta russo. Accogliere è fondamentale e si può solo accogliere se prima ci si svuota. Svuotarsi per ricevere. Solo così potremo donare. Nella nostra forma mentis, però, è il do ut des il presupposto dominante: doniamo se riceviamo. Eppure dare è divino: ma quante volte il dare è condizionato dalla aspettativa di ricevere? 

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Blindati in un cellulare

Prendere quel coso e buttarlo lontano. Ma all’ istinto preferisco i modi gentili. Anche se quando una persona, un collega, sì anche un amico che non vedo da tempo dopo un saluto veloce sfodera subito il telefono per mostrarmi qualcosa, qualsiasi cosa, un video, un filmato ecco che la gentilezza va a farsi benedire. Lo ammetto: mi dà enormemente fastidio. Sto invecchiando, lo so. O forse sto cercando di non cedere al rimbambimento collettivo. Che nessuno si offenda perciò se la prossima volta dirò: non mostrarmi nulla sul telefono. Raccontami.

Che bello quando un ospite entra in Casa senza parlare al telefono. Che bello quando non si strepita lungo i corridoi maneggiando scatoline ipertecnologiche. Che bello quando non vedo un ospite al bancone del bar chino sul display ma con lo sguardo rivolto verso l’amico, l’amica o il barman di turno. Propongo di omaggiare con una torta di marzaphane a forma di cellulare fairphone a chi non mette lo smartphone sulla tavola. Quei benedetti telefoni ai quali dedichiamo troppo tempo creano dipendenza e, come gli stupefacenti, non recano poi tutti quei benefici che pensiamo.

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Curiamo più l’umanità, meno i bilanci

Con un fiuto che sa di pregiudizio, il Comune di Corvara ha reso noto che occorre “difendersi con mani e piedi, perché la maggior parte di questi non sono rifugiati, e poi essendo troppo diversi culturalmente, ne va anche della sicurezza, igiene e immagine di Corvara”. Mi domando: come possono consiglieri comunali giudicare come “non migranti” persone di cui nulla sanno e che non hanno mai incontrato? Non vi sono anche dei turisti “culturalmente molto diversi”? Penso – tra gli altri – a quegli sceicchi che a volte compaiono nelle nostre terre con ampio seguito di mogli e di personale. La differenza “culturale” è in realtà una differenza di censo? Hanno dimenticato i ladini gli anni recenti in cui erano costretti anche loro a uscire dalle loro valli per trovare lavoro e sussistenza per le proprie famiglie? Di fronte al museo ladino di San Martin de Tor, è inciso nella pietra: “Non vendere la tua terra, il tuo sangue!”. Non si dice però di chiudere la proprio terra, perché non siamo noi a possedere la terra ma sarà prima o poi lei, nostra madre, ad avere noi. Ed allora vedremo se il nostro agire sulla terra ci avrà meritato “una patria nei cieli” (come scrive san Paolo) o se ci troveremo apolidi ed esclusi dai “giusti delle genti”, perché non abbiamo curato l’umanità ma i bilanci.

Don Paul Renner, dal Corriere dell’Alto Adige,

Che non succeda più, a questo dobbiamo lavorare

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“Il mondo non vi crederà mai”. Ecco quanto dicevano i carnefici della Shoah ai prigionieri dei campi di sterminio.

Es reicht nicht aus, der Toten zu gedenken, sie zu ehren und zu betrauern. Wir müssen die jetzige Generation aufklären und uns um sie kümmern; es ist geschehen, daß es nie wieder geschehe!

È avvenuto e può accadere di nuovo: questo è quel che c’è da dire. Qui in Casa ricordiamo l’olocausto. Che non succeda più.

Vigni iade che punsun che al ne é nia da to sö porsoner cun dificoltês, che vëgn da foradeca, metun n’anel pro na morona ulach al’è l’lager ala fin. Cun bona pesc dl comun de Corvara che vëiga i migranc scioch “atri”.

Il nostro comune non accetta pochi rifugiati. Per questioni di immagine e di igiene. Oggi è il giorno della memoria. Non credo vi sia altro da aggiungere.