Ieri i Grand Hotel, oggi i hotel grandi

È come viaggiare indietro nel tempo: mi ritrovo a soggiornare in un Grand Hotel anni Venti, in uno di quegli affascinanti palazzi nei quali s’intrecciano le storie di persone che s’incontrano, di amori che nascono, di un’aristocrazia che scimmiotta la nobiltà, potendo concedersi il lusso più sfrenato. Monsieur Cesar Ritz per primo monetizza il concetto di ospitalità ricca. Ed ecco sorgere in Italia, nell’inconfondibile stile liberty con le finestre di Chini, il Grand Hotel a Rimini; e poi a Sorrento, a Santa Margherita Ligure e a Villa d’Este, a Venezia come a Roma. Oggi sono ancora palazzi stupendi in mezzo a tante brutture cittadine.

Ed eccomi a Montecatini, Terme del Tettuccio. Quanta meraviglia racchiusa in uno spazio semiaperto: negli anni Venti le terme sono state rifatte sul concetto di quelle romane. Si è accolti dalle statue che rappresentano la Sorgente, la Medicina, l’Igiene, la Salute. L’elemento principe però rimane la fonte contornata da diverse raffigurazioni che invogliano il visitatore a sentirsi bene con la benefica acqua. Immagino distinte signore con capelli alla maschietta, palpebre scure e bocca rosso cupo a disquisire su come curare la pelle e sulla fantastica invenzione della cipria in polvere, sorseggiando la miracolosa bevanda. Per non parlare della loro raggiunta emancipazione. Non a caso per molti anni la donna aviatrice sarà simbolo di libertà e indipendenza. Mi hanno invitato a parlare di turismo; sul tavolo una bottiglietta d’acqua di provenienza bresciana con accanto un triste bicchierino di plastica. “Scusate, un po’ d’acqua di Montecatini si può avere”?

Ma come, penso fra me e me, Montecatini, uno dei posti più affascinanti che abbia visto, non crede nella sua forza? A volte, è proprio il caso di dirlo, in un bicchiere d’acqua ci si perde. Oppure in un mare di speculazione.

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Piccoli eppure tanto grandi

“Guarda quest’acqua Michil, è vecchia di cent’anni. Questi ghiacci non solo hanno condizionato e tuttora condizionano l’ambiente naturale della valle, ma anche quello umano. Tra cinquant’anni rimarrà qualche chiazza di bianco in cima. E niente più.”, noi siamo minuscoli, nonostante tutto, in questo bellissimo pianeta blu. Eppure ci sentiamo dei giganti.

valferretChe il problema delle ondate migratorie sia al centro delle nostre attenzioni è innegabile. Le persone scappano per guerre, violenze, soprusi, che spesso hanno avuto origine a causa di una politica occidentale guerrafondaia, bugiarda e meschina. I disastri cui assistiamo oggi hanno un incipit preciso: la guerra in Iraq voluta da Bush e Blair nel 2003. È altrettanto vero che le migrazioni hanno sempre fatto parte della storia dell’uomo. E dalla storia dovremmo prendere qualche spunto, se solo avessimo il coraggio di guardare più onestamente dentro noi stessi. Tra cinquant’anni gli italiani, nonostante i fertility day, saranno undici milioni e mezzo in meno. Nello stesso tempo, l’onda migratoria porterà da noi circa dodici milioni di persone. Parlo di persone: donne, bambini, ragazzi, uomini. Perché allora tanta paura? Quest’assurda paranoia dell’altro non fa che peggiorare le cose. Ci intrappola nei nostri ego smisurati e ci fa perdere di vista l’orientamento. Non ci rendiamo conto, o non vogliamo crederci, o facciamo finta di niente, che i movimenti venturi di persone da un luogo all’altro saranno sempre più legate ai cambiamenti climatici. Mentre da una parte si sciolgono i ghiacci, dall’altra si alzano i mari. Avanzano i deserti, e l’acqua, in tante parti del globo, è già un bene raro. Non vediamo, o meglio, non vogliamo osservare, blindati come siamo nella nostra miopia consumistico-egocentrica, è che il nostro pianeta sta rapidamente cambiando. In peggio. Continua a leggere “Piccoli eppure tanto grandi”

Likes, dislikes, regrets

I like my beloved wife. I like good intentions, even if the road to hell is paved with them. I like being a die-hard optimist. I dislike thoughtless promises and people who complain all the time. I like what the Dalai Lama once said, ‘If somebody is looking for a bin to throw all their trash into, make sure it’s not in your mind.’
I dislike blasphemous people with a passion. I would like the Apache to still roam the earth; they used to say, ‘Look at them as they rise/ above the horizon/ As you rise, guide us, be our teachers oh stars/ teach us to be united like you are.’ Go on reading

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Mi piace, non mi piace, mi spiace

Mi piace l’amata che ho sposato. Mi piacciono le buone intenzioni, anche se, come diceva Erodoto, una buona intenzione non è ancora una buona azione. Mi piace essere drammaticamente ottimista. Non mi piacciono i giuramenti gratuiti e non mi piacciono quelli che condividono solo lamentele. “Se qualcuno cerca un cestino per buttare la sua immondizia, fa sì che non sia la tua mente” mi piace questo pensiero del Dalai Lama.
E chi bestemmia non mi piace proprio per niente. Mi piacerebbe ci fossero ancora gli Apache che dicevano: “Guardatele mentre sorgono/ sopra la linea d’incontro tra cielo e terra/ Nella vostra ascesa, o fateci da guida, stelle siateci maestre/ Insegnateci a essere, come voi, uniti”.  Continua a leggere

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Il ballo del mattone con Reinhold Messner cubista

di michil costa

È una calda domenica pomeriggio. Non è ancora giunto il momento per addentrarsi nella val Mezdì o per guardare negli occhi, senza dover alzare lo sguardo, il Piz Boé, poco distante in linea d’aria dalla cima del Sassongher. Neve e ghiaccio ne rendono difficile l’accesso. Dove larici e cirmoli lasciano il posto a sparuti cespugli i camosci possono starsene tranquilli. L’uomo, per qualche settimana ancora, se ne starà in basso. Per fortuna anche i cacciatori sono uomini….
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La festa al Sole

Alla mia ghirlanda d’abete ho unito i semi di un cirmolo antico:

anch’io, come tute le Anime, invocherò il Sole.

L’inverno è stato acceso!

Festeggiamo la venuta del Nuovo! Bun Solstizio

michil costa