Bici e Dolomiti

CopppiBartaliA guardare le vecchie immagini si ha la netta conferma di come la fotografia sia l’arte che esprime la realtà nella forma più pura. La foto data 2 giugno 1949, tappa del Giro d’Italia Bassano-Bolzano. Sulla destra c’è il grande Fausto Coppi che scala il Gardena. Dietro di lui una moto che piacerebbe molto a mio padre Ernesto e un motociclista con quegli occhialoni da sci che lo fanno sembrare un marziano d’altri tempi. E poi la scia delle macchine scoperte: dal retro sbucano le bici di scorta. L’asfalto è fatto di briciole sassose. Lo sfondo è magnifico: l’amato Sassongher si staglia in tutta la sua fierezza come una divinità austera, elegante e maestosa. Guardo l’immagine e mi rendo conto, come se ce ne fosse ancora bisogno, che il ciclismo più di ogni altra cosa ha reso celebri le nostre Dolomiti. Che dico nostre, di tutti. Non a caso queste benedette montagne sono patrimonio dell’umanità. Più degli scalatori, più degli impianti sciistici, più dei depliant promozionali, il ciclismo ha fatto conoscere prima agli italiani e poi al resto del mondo il fascino di queste montagne e dei suoi panorami mozzafiato. Continua a leggere “Bici e Dolomiti”

Il coraggio di alzarsi sui pedali

Se non capiamo, che la chiusura dei passi dolomitici è un’opportunità e non una tragedia, allora ci sta sfuggendo una grande prospettiva economica. 

Non chiudere il passo Sella, nemmeno per un paio d’ore, significa non volere cogliere un’enorme opportunità turistica. Lo dico da albergatore. E nello stesso tempo significa non sentirsi responsabili e protagonisti della cura del proprio ambiente, della propria della propria Casa, della propria Heimat.

Le Dolomiti da sempre hanno un’insolita e paradossale grandiosità: da una parte ci relegano in un angolino quali individui piccoli e finiti, dall’altra trasmettono la percezione di un’immensità che ci appartiene nell’eterno momento che viviamo. Non capire, accettare, interiorizzare questa grandiosità è grave. E ci rende miopi, ottusi di fronte al rapido cambiamento del codice dell’ospitalità turistica. Ignorando la conoscenza dei nuovi codici si diviene analfabeti. E da analfabeti saremo più esposti ai venti mutevoli del mercato e dell’economia globale.

Se internet è una fra le poche invenzioni dell’uomo che lui stesso non capisce fino in fondo, (Erich Schmidt) si può dire anche che l’importanza di limitare il traffico automobilistico sui passi dolomitici è una fra le poche cose che gli amministratori locali non hanno capito per niente. In quest’era tecnologica nella quale c’è voglia di condividere foto e pensieri, sfoggiando il proprio ego, di conoscere amici e presunti tali, vi è anche al contempo una pazza voglia di estraniarsi dalla troppa velocità; di una nuova attenzione a come e a cosa mangiamo, a un rapporto più intimo con la natura, a un cambiamento nello stile di vita.

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Si può morire aprendo il gas della falsità

Ogni anno la stessa storia. Da un lato i motociclisti che continuano a fare il bello e il cattivo tempo sulle strade dolomitiche. Dall’altro i soldi spesi per campagne inutili, o forse utili solo a salvare la buona coscienza delle istituzioni. Qui bisogna scegliere, senza ricorrere ai soliti compromessi, alle solite multe, alle solite dichiarazioni di facciata. Vogliamo il Mugello intorno al Sella? Lo si dica chiaramente. Vogliamo inquinamento acustico, feriti, morti e distruzione? moto unesco
Bene. Allora avvisiamo i ciclisti di cambiare rotta, di andare a pedalare da altre parti. Le Dolomiti, patrimonio dell’umanità, sono in balìa di centauri che si credono tutti Valentino e soprattutto si credono i padroni della strada. Basta saperlo e fare di conseguenza una buona e corretta comunicazione. Non tanto ‘no credit’, quanto ‘no cyclist’ e di conseguenza ‘no future’. Ma che senso ha predicare il buonsenso? Non giova. Solo la mano pesante può essere efficace. Inutile nascondersi, ormai. Troppi sono i morti, troppe le lacrime, troppi i feriti, troppe le disperazioni. Basta con le parole vane come le multe. Basta prendersi in giro, come facciamo già su tante altre questioni. Kurt Vonnegut diceva “siamo quello che fingiamo di essere. Quindi dobbiamo stare attenti a quello che fingiamo di essere”. Che abbia ragione? Spacciamo il Südtirol Alto Adige come realtà incontaminata, con tanto di paesaggi incontaminati, ben sapendo di mentire.

Le bugie, si sa, hanno le gambe corte, e di falsità si può anche perire, come avviene puntualmente sulle nostre strade

Michil Costa, Alto Adige, 02/07/2015 Continua a leggere “Si può morire aprendo il gas della falsità”

Il richiamo segreto della Maratona dles Dolomites

“Unica, perché anche la 29esima edizione, in programma domenica prossima vedrà al via oltre 9 mila concorrenti provenienti da tutto il mondo. Novemila e più ciclisti  che per partecipare hanno già vinto due durissime gare: quella dell’iscrizione, che avviene a sorteggio tra le oltre 30 mila domande di partecipazione giunte al comitato organizzatore, presieduto da Michil Costa, e quella per presentarsi in piena forma sulla linea di partenza di la Villa in Badia.” …20150629101708524_0001La Stampa, 29/06/2015