Rinascimento agricolo con i giovani

Un fulmine a ciel sereno. Come altro si potrebbe definire il fatto che, così sembra, il 67% dei contadini sudtirolesi sarebbero disposti a munirsi del certificato biologico? Non è per screditare il potente organo del Bauernbund, ma non credo proprio che una percentuale così alta di contadini si sia improvvisamente sensibilizzata a tal punto da convertirsi per un modus operandi meno sordo con la natura. E c’entra molto la responsabilità politica degli ultimi vent’anni, tutta volta a produttività in pianura e con troppe poche attenzioni per il duro lavoro dei contadini di montagna-.

Che un futuro prospero non sia garantito da una crescita continua, è un dato di fatto. Solo chi crede che cambiamenti climatici si ripetano periodicamente e che i profughi ci sono sempre stati, o che “tanto non si può far niente” continua imperterrito a invocare degli dei immaginari o a imitare ipotetici struzzi non si rende ancora conto che  non vi è altra possibilità che un repentino cambio di rotta. La sensibilità nella società però è enormemente cresciuta, e se anche i contadini ora a maggioranza sono per una produzione sostenibile, -per convinzione o per necessità poco importa-, allora davvero è arrivato il momento di fare un grande balzo in avanti, in direzione rinnovamento. Rinnovamento che di certo non passa per l’aeroporto (basterebbe migliorare i collegamenti per e da Innsbruck, Venezia, Verona) o per il grande buco sotto il Brennero (perché non è mai stata potenziata l’attuale ferrovia?) come vogliono farci credere vari politici locali inclusi quelli targati stella alpina a Roma. Continua a leggere “Rinascimento agricolo con i giovani”

La qualità va ben oltre il sapore

genetically-modified-chickensAccade in Olanda. Siamo a un ‘salone del cibo biologico’. Un giornalista in veste di burlone escogita uno stupido scherzo ai danni dei visitatori. Fa assaggiare dei cibi provenienti da un fast food spacciandoli per prelibatezze ‘bio’ e nessuno si accorge della differenza. Facile prendere in giro le persone: quante cose si possono vendere a nostra insaputa? Poniamo di dover comprare un indumento, un pallone, un computer. C’è una bella differenza, anche se non lo sappiamo, se l’indumento, il pallone o il computer sono stati realizzati o meno nel rispetto delle corrette condizioni di lavoro. Se l’operaio, il tecnico o l’artigiano lavorano in ambienti degradati, sottopagati, senza alcun rispetto di regole basilari. Continua a leggere “La qualità va ben oltre il sapore”

La nostra campagna e la camorra

“Si ricordi che il contadino è la prima persona chiamata in causa nella tutela e nel rispetto delle risorse del nostro territorio e di chi ci vive.”

Continua a leggere la replica di Elmar Groselli, alla mia lettera all’Alto Adige, dell’11 settembre, “Ora si segua il bell’esempio di Malles”:14.09.17_AltoAdige

Alto Adige, 17/09/2014

VALLARSA, IL PRIMO COMUNE A PRODUZIONE BIOLOGICA TOTALE

In Trentino c’è un piccolo comune con un grande sindaco che promuove la sostenibilità ecologica non solo a parole, ma soprattutto con i fatti. Il comune si chiama Vallarsa e il sindaco Geremia Gios, direttore della facoltà di Economia e Management dell´Università di Trento.

Il benemerito professore ha osato fare quel passo che fino ad oggi non mi risulta abbia fatto nessun altro sindaco in Italia: ha messo concretamente al centro dell’attività comunale il bene comune, il benessere e la salute di residenti, ospiti, animali e piante senza distinzione alcuna, perché li considera tutti parte dello stesso prezioso ecosistema.
Con la semplice applicazione del principio che “chi inquina paga” e con la complessa analisi del fondamento giuridico europeo che sostiene e promuove tale orientamento, il sindaco, congiuntamente al consiglio comunale, ha deliberato che nel comune di Vallarsa si può produrre solo agricoltura biologica e chi non si attiene alla suddetta delibera verrà sanzionato.
Il rispetto dell’ambiente e la necessità quindi di preservarlo ai fini della qualità della vita degli abitanti, degli animali e delle piante diventa così una priorità concreta che è sinonimo di garanzia e protezione non solo per la collettività, ma per tutto l’ecosistema.
La volontà del primo cittadino e della giunta comunale di Vallarsa è chiaramente più preventiva che curativa. Tale indicazione, però, pone in evidenza due punti essenziali e inequivocabili. Il primo è che è possibile avere un intero comune a sola produzione agricola biologica, come le normative europee suggeriscono chiaramente. Il secondo è che le diverse conseguenze derivanti dall’utilizzo di tecniche e prodotti non adeguati possono manifestarsi a distanza di tempo, rendendo così difficile sia l’individuazione dei responsabili, sia l’applicazione del principio del “chi inquina paga”. L’incapacità di trovare il vero responsabile di frodi e danni alla salute collettiva rende ancora più impellente l´applicazione della delibera non solo nel comune di Vallarsa, ma ovunque.
Mi auguro vivamente che questa pietra miliare nell´agricoltura biologica posata dal professor Gios possa essere l´inizio di una nuova e più diffusa regolamentazione dell´attività produttiva agricola.
Colgo l’occasione quindi per complimentarmi con chi, sulla falsariga del sindaco di Vallarsa, s’impegna giorno dopo giorno alla realizzazione di un mondo più giusto, equo, solidale, ed ecologicamente sostenibile, aldilà di ogni uso e abuso di simili terminologie. Vada quindi il plauso a Susanne Singer, attenta osservatrice e collaboratrice della Terra Institute di Bressanone. E vada un forza e coraggio a Günther Reifer e ai suoi fantastici ragazzi, diventati ormai un’istituzione per quel che concerne un approccio diverso al mondo economico. Da imprenditore posso solo invitare i miei colleghi a ripensare il modello economico, basato non tanto sul profitto ma sulla condivisione. Non solo perché si contribuisce a un mondo migliore, ma, più semplicemente, perché si vive meglio. Tutti, nessuno escluso.

Michil Costa, Alto Adige, 31/07/2014

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