Signor Benko, vada oltre il materiale

Gentile signor Benko,
Lei di mestiere non fa il benefattore, fa business. E fin qui nulla di male, anzi. Lei, uomo di mondo, conoscerà sicuramente la storia del businessman Ingvar Kamprad. Come Lei sa, Kamprad aveva dei principi nobili e saldi, voleva intrattenere i clienti non limitandosi ad appesantirli con gli oggetti che andava loro vendendo. Come Lei sa, lo svedese non sognava monumenti alla memoria, non aspirava a costruire cattedrali; immaginava un luogo dove le persone, che per lui non erano solo portafogli, potessero andare per abbandonare l’isolamento e la monotonia delle proprie abitazioni. Sognava dei negozi in cui i clienti si sarebbero parlati; vedeva i negozi, i suoi negozi, come dei centri educativi con il fine ultimo di contribuire a rendere più vere ed emozionanti le vite delle persone.

Negozi in cui non solo si potesse avere una distrazione momentanea, ma trovare un senso più profondo alla vita, una spinta evolutiva e di crescita in quanto esseri umani. Kamprad sapeva che ogni cliente aveva aspirazioni cerebrali ed etiche. Perché, si chiedeva, i poveri devono convivere con la bruttezza? Non sopportava che solo i ricchi potessero permettersi le cose belle. Partecipare alla bellezza doveva essere permesso a tutti. Immaginava negozi alla pari dei magazzini inglesi di due secoli fa, che non vendevano solo merci, ma organizzavano concerti e mostre e ci andavano pure le donne! Aveva in mente gli empori di campagna negli Stati Uniti d’America, che accettavano ogni genere di prodotti della terra. Lì si scambiava, si parlava, si contrattava. Kamprad si diede da fare. Iniziò a diffondere il suo verbo, s’impegnò con i suoi collaboratori per valorizzare la consapevolezza sociale; ogni successo era festeggiato insieme e quella gioia della scoperta, con un futuro glorioso cui guardare, lo motivava ad aprire altri negozi. Ma non aveva valutato una cosa molto importante: l’espansione commerciale di Ikea richiedeva per forza di cose la standardizzazione e omologazione di luoghi, merci, persone. Continua a leggere “Signor Benko, vada oltre il materiale”

Gemeinsam Einsam

Libera Università di Bolzano
il 22 gennaio 2016
dalle 20:30 alle 22:30

Conferenza su luci e ombre nel rapporto dei giovani con i media tenuta dal dott. Stefano Gasperi (medico specializzato in medicina antroposofica e segretario della Società Antroposofica Italiana) e dalla dott.ssa Costanza Giannelli (medico, neuropsichiatra infantile, dirige dal 2002 la U. O. Complessa di Neuropsichiatria Infantile di Trento).
Offerta libera.

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Stefano GASPERI è stato uno dei primi ad esercitare nel Trentino-Alto Adige quella particolare branca dell’omeopatia che è la medicina antroposofica. Con questo nome si definisce, infatti, il metodo terapeutico ideato agli inizi del ‘900 dal filosofo austriaco Rudolf Steiner. Gasperi è stato tra i fondatori della Scuola Rudolf Steiner di Trento e inoltre ha operato come membro  dell’equipe medica della Casa di Salute Raphael di Roncegno (TN). Continua a leggere “Gemeinsam Einsam”

BENKO “MONSTRE”? NO, GRAZIE

Possiamo anche esserne attratti, ma l’essere umano non è mosso solo da logiche puramente economiche. Parole d’ordine come crescita e sviluppo hanno fatto del profitto una tirannia; produttività e redditività portano sempre di più ad un’atomizzazione dell’individuo. Valutare tutto in termini quantitativi, materialistici è una logica figlia dell’ignoranza, perché ci fa perdere di vista valori altrettanto importanti quali la solidarietà, lo spirito di comunità, il dialogo. Una deriva che spesso sfocia nel disagio sociale.

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Noi, inutilmente affamati di cultura vera

 

È la cultura il vento che rinnova la società. Noi sudtirolesi, fermi – anche troppo – nelle nostre convinzioni, legati alle tradizioni, abbiamo pensato bene di rinfrescarci con un’innovativa brezzolina. “È una buona idea”, devono aver pensato i nostri politici, mettendo assieme le origini austriache e il Nordest, la Provincia Autonoma e Venezia: “di tutto un po’” è la parola d’ordine dell’ambizioso progetto “Bolzano capitale europea della cultura”. Non vi è chiaro quale sia il fil rouge? Proviamo a leggere il sito della Provincia:  “L’Alto Adige è una zona di confine, un esempio di europeismo, e la particolarità di questo territorio potrà essere valorizzata con la presentazione delle attività culturali artistiche locali in collegamento con la macroregione del nordest”. Ma sì, dentro tutti e di tutto. E per fare contente il maggior numero di persone, sono previsti premi di 4.500 euro che verranno assegnati ad ogni progetto presentato, fino ad un totale di 45 mila euro. Continua a leggere “Noi, inutilmente affamati di cultura vera”