Gadertaler Veto

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Die Gemeinde von Corvara teilt mit, dass angesichts der von Einwanderern auf nationaler und provinzialer Ebene hervorgerufenen schwierigen Situation etwas getan werde müsse. Im Sinne, dass man die Einwanderer absolut fern halten müsse von Corvara. Es sei undenkbar, dass man sich hier um welche kümmern könne, im Gegenteil, man werde sich „mit Händen und Füßen verteidigen, denn die große Mehrheit sind ja gar keine Flüchtlinge und außerdem kulturell viel zu verschieden von uns, weshalb Sicherheit, Sauberkeit und Image von Corvara leiden würden.“ Wortwörtlich. Die Gemeinde Corvara glaubt einzig und allein an den Schnee, den wunderbar weißen Schnee, wie man ihn sich weißer gar nicht wünschen kann. Ansonsten sieht sie schwarz. Schwarz wie die Lieblingsfarbe jener, die vor wenigen Jahrzehnten noch mit erhobenem rechtem Arm durch das Land marschierten. Und wenn ein echter Schwarzer auftaucht, dann am besten ein paar Tritte in den Hintern und, wie seinerzeit die camice nere, ein bisschen mit Rizinusöl foltern… Was für ein heimeliges Plätzchen doch aus meinem Dorf Corvara geworden ist.

Tageszeitung-Artikel über dieses Thema: Gadertaler Veto

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BLANCH Y FOSCH

 

I lec plëgns y frëit assà pur podëi fa nëi; strategies de marketing, na cualité alta, n bun sorvij, düt chësc é important pur nosc turism y pur nosc bëgnsté. N dübe ai bëgn sce le bëgnsté dla porsona vëgn ma asozié a n tacuin plëgn y a n pinsir altamënter egozentrich.

A aldì i comentars de val aconsiadù comunal de nosc comun pèl propi de sce. Al pe che l’imaja de nosc paisc de Corvara sides plö importanta dla situaziun, dramatica, de porsones che chir n daciasa. Mo ci imaja pa? Ne el nia nosc comportamënt tan da egoisc a dé na burta imaja? Val nosc rapresentant politich é bëgn dl opiniun che n’imaja de “n gran y burt y fosch che sprigora pici y gragn” ne passenëies nia ite tla blancia Alta Badia. A aldì val aconsiadù comunal messun se fa pinsiers söl igiene de chëstes porsones; ne ves vëgnel nia in mënt val bur tëmp passé? Y mo chi é pa chisc che é, sciöch al vëgn dit “massa atramënter”? El mo terrorisc? Comunisc mangiamituns? Bruti moderns descendënc dai romans concuistadores che vëgn a se mët sot cun lingaz, identité y kalashnikov?

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Storie di montagna

“L’umanità non è un delitto”, dicono a Breil in Francia. “Difendiamoci con mani e piedi”, dicono a Corvara. A Ortisei invece, dopo un anno dall’arrivo, si festeggia.

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Villa al Sole, Ortisei, Val Gardena
Una casa con un nome bello: Villa al Sole. Una casa il cui nome ora ha un valore aggiunto: l’ospitalità a venticinque profughi africani. Il proprietario, persona determinata nel suo impegno solidale, una persona che ne sa di ospitalità, perché è il suo mestiere, ha destinato la sua casa a un tipo di ospitalità che è sinonimo di accoglienza. Un bel coraggio di questi tempi. Il sindaco del paese, anche lui determinato a non mollare e a tenere alti i valori e i doveri verso il nostro prossimo, lo ha appoggiato fin da subito, facendo sentire la sua voce quando ce n’era il bisogno. Il paese, dopo indignazioni, una raccolta di firme, scontri e dibattitti più o meno costruttivi, ha rivisto le sue posizioni e ora, a un anno esatto dall’arrivo dei profughi, a Villa al Sole è stata festa. Una bella festa, una festa di tutti. Canti, suoni, sapori e culture diverse che s’incontrano. La solidarietà non è mica una cosa triste, anzi: è non solo fonte di ricchezza, ma anche di divertimento. Ve lo assicuro, perché ero lì a festeggiare anch’io.

Consiglio comunale di Corvara, Val Badia
Il Comune rende noto che vista la grave situazione causata dai migranti sul territorio nazionale e provinciale, è necessario ricorrere ai ripari. Vale a dire tenere i migranti il più lontano possibile, assolutamente impensabile prendersene in carico qualcuno e se necessario “di difenderci con mani e piedi, perché la maggior parte di questi non sono rifugiati, e poi essendo questi troppo diversi culturalmente ne va anche di sicurezza, igiene e di immagine di Corvara”. Continua a leggere “Storie di montagna”

Sarà davvero un giro per tutti

DSC05286Il Giro d’Italia e le Dolomiti sono un binomio inossidabile che vive nel tempo. Un binomio che ha fatto storia. Tappe epiche ed entusiasmanti hanno avuto luogo proprio qui, fra le nostre montagne, in una sorta di rito non solo sportivo che si rinnova di anno in anno. Il Giro, giunto alla sua novantanovesima edizione, non è solo un programma o un percorso. È un viaggio che dura 21 giorni e che parte da lontano, dai Paesi Bassi, per attraversare poi tutta l’Italia e soffermarsi qui, in Südtirol-Alto Adige, per ben quattro giorni!
Puntuali come la neve d’inverno, arrivano però anche le critiche legate ai costi e a eventuali casi di doping che potrebbero esserci. Essendo direttamente coinvolto nella tappa di Corvara di sabato 21 maggio vorrei fare qualche puntualizzazione. Continua a leggere “Sarà davvero un giro per tutti”

Nostalgia canaglia

In questi ultimi giorni di tranquillità cerco di assimilare tutto il silenzio possibile. Provo a captare l’energia dei monti, mi godo la passeggiata in paese, salgo la pista da sci del Col Alto a piedi. Intravedo qua e là sparuti turisti in cerca di qualche souvenir, o forse solo con la speranza di trovare un bar aperto.
Sono gli ultimi giorni di quiete prima della tempesta.

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Tra poco i turisti arriveranno a migliaia. Corvara diventerà una piccola città inquinata e rumorosa, con la coda delle auto che attraverserà lentamente il paese. Scaricheranno i bagagli, faranno lo skipass, avanzeranno richieste e, come sempre, saranno stressati dal lungo viaggio. “Mettiti la giacca, non toglierti il berretto, non andare nella neve fonda”; le solite raccomandazioni di madri ansiotiche ci sveglieranno dal letargo autunnale fiondandoci nella realtà del nostro paesello: un po’ di circo in cambio di una felice realtà economica. “Bisogna volere bene al turista” diceva il vecchio Giarone. Sì, è vero, bisogna raccontargli le storie. Prenderlo per mano. Infondergli calore. Sottrarlo al mondo fatto di appuntamenti, riunioni, pensieri, smog e routine. Rallentarlo nella folle corsa per chissà dove, immerso com’è nell’illusione di una continua ricerca nell’ideale di una vita felice.
Noi, ad attirare vecchi e nuovi turisti, ci proviamo: organizziamo feste, elargiamo un po’ di cultura qua e là perché si sa, la cultura piace. Serviamo i pesci oltreoceano a 2000 metri e creiamo atmosfera con la musica tecno nei rifugi, o meglio, fuori dai rifugi, nelle ampie terrazze vista cabinovie e montagne, larici antichi e moderni elicotteri. Si usa qualche parola in ladino e si addobbano già i primi alberi di Natale: ma non è un po’ presto? Volere bene all’ospite è molto di più che proiettarlo in un mondo imbastito a sua misura. Organizzare i finti matrimoni dell’epoca, non è catapultare chi ci visita in un mondo di falso d’autore, di retorica nostalgica? Costruire i paesini retrò che stanno sorgendo un po’ ovunqe, quei paeselli fatti di case da fabia, con il ruscello che passa sotto i ponticelli di legno, le porte delle case intarsiate nel bel legno massiccio, non è un po’ effetto Disneyland? Però al contempo, sono oasi di pace ricreate per fare stare bene chi ha necessità e possibilità di rilassarsi. E hanno successo: ma è davvero il mercato a dovere sempre decidere cosa sia giusto o sbagliato?
Non lo so, a volte mi vengono seri dubbi se ciò che facciamo sia giusto. A volte penso a come si divertivano quelli che arrivavano qui tempo addietro: inforcavano due pezzi di legno e salivano al Col Alto. La sera, quattro canederli a testa, una grappa con il paron e il mondo era in pace. Certo, in quegli anni si viveva al ritmo del cuore. E’ un tempo che non c’è più, inutile fare i romantici. Oggi questo è un felice posto per un turismo d’elite, fatto di gente indaffarata e ospiti raffinati. Anche le esigenze di noi autoctoni sono cambiate.
Ciò nonostante vi confido che mi piacerebbe tanto, dopo una fitta nevicata, non sentire le macchine spartineve e i gatti battineve e vedere spargere il sale mangianeve. Mi piacerebbe osservare madri che si divertono con i loro pargoli senza grida e senza squilli del telefono e senza motoslitte che, per necessità, vanno su e giù per le piste. Mi piacerebbe rivivere insieme a paesani e villeggianti il silenzio di un paese di montagna non ossessionato dall’incremento turistico. “Sogno un paese di montagna, il mio paese che tanto amo, isolato dagli altri ma unito da quel ‘nodo d’oro’ (come direbbe F. Mauriac) tra io e non-io, tra cielo e terra”.
Riflessioni così, le mie, forse insensate. Ma anche nel nonsenso può esserci un senso: perché di tutte le cose bisogna vedere come vanno a finire, come già diceva Erodoto. Insieme ai dubbi che mi assalgono, ho anche la consapevolezza che siamo tanto fortunati a potere vivere dove gli altri fanno le vacanze. E siamo grati, a chi ci legge, di venire a visitarci, accettando anche le nostre debolezze, i nostri sbagli, il nostro pensare troppo al mercato e troppo poco alla vera necessità della persona. E siamo grati a coloro che ci arricchiscono con i loro dubbi, con le giuste critiche sulle oscene architetture, agli scettici che tentano di aprirci gli occhi, a quella mamma che, forse troppo severa con suo figlio, ci dice: “ma perché negli alberghi non ci sono mai i pissoir a misura di bimbo?” Continua a leggere “Nostalgia canaglia”

Legends of the Italian Dolomites

by Oliver Smith

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The church bells chime noon in the Val Badia, and Michil Costa sits outside his hotel in his home village of Corvara, studying a tattered road map through a cloud of cigar smoke. The whirring of cable cars sounds in the distance as he leans forward and rings a point on the map with a blunt blue crayon. ‘This is where witches were said to gather on summer nights,’ he says. ‘Whether you’ll see them there these days, I couldn’t say…’

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