Bel Paese abusivo

Ecomostro-AlimuriQuesta è un’estate rovente, in tutti i sensi. Bruciano ettari di territorio, vengono giù le case e le macerie di un anno fa di Amatrice sono ancora lì, in bella mostra. Per di più, in un momento in cui l’acqua scarseggia, a Roma la si trova per spararla su dei poveri cristi. Per non parlare dell’attacco alle Ong che lavorano in acque torbide e senza dimenticare quello che sta facendo Trump, autentico nemico pubblico numero uno. I politici nostrani parlano, parlano e dicono sempre le stesse cose e la micidiale complicità tra eletti ed elettori, che è la vera rovina del nostro paese e del Sud in particolare, emerge in ogni dove. A volte in me fiorisce un senso di sfiducia che non voglio, che non mi appartiene e allora mi aggrappo, come un free climber esperto, a ogni appiglio possibile. Un vecchio pezzo di Frank Zappa, una rispolverata di Thoreau, una corsa verso il Col Alt, un sorriso della e delle persone amate. E, a proposito di persone, un plauso va all’ex sindaco di Licata Angelo Cambiano, classico eroe civile di un’Italia incivile. Lui che voleva abbattere abusivismi e ingiustizie è stato fatto fuori, per ora solo dal consiglio comunale. Se avesse potuto continuare la sua opera, lo avrebbero fatto fuori fisicamente. Questa è di fatto il Bel Paese, quella che in un’isola popolata da sessantamila abitanti si mette in bella mostra con la richiesta di venticinquemila condoni edilizi. E quando arriva una non terribile scossa di terremoto, ecco che quelle case di cartapesta vengono giù, ecco che le lacrime scorrono per vittime che potevano non esserlo. Continua a leggere “Bel Paese abusivo”

Il nostro sì, per dire no agli interessi

trivelleLa questione delle trivelle, pur nella sua complessità, è molto più semplice di quanto si creda. A renderla complessa è la politica del sotterfugio, dell’ipocrisia, dell’interesse clientelare che è ormai diventata, purtroppo, non solo dominante ma devastante e che contamina le nostre anime, i nostri corpi, le nostre menti. È una politica subdola, escogitata con un unico fine: renderci assuefatti, incapaci di reagire, inebetiti sempre di più. Ebbene: a una questione semplice si risponde con una risposta altrettanto semplice. Sì. Il 17 aprile si vota sì per dire no (altra assurdità tipicamente italiana) non tanto o non solo all’ennesimo e ormai anacronistico tentativo di grattare il fondo del barile e trovare ricavi attraverso il collaudato meccanismo della speculazione, quanto all’ostinata e assurda voglia di inquinare, distruggere, calpestare e in questo caso trivellare il nostro disastrato pianeta. Per cosa? Per un’inutile, ammesso che ci sia, goccia di petrolio che però, annacquata e diluita nel mare delle concessioni, autorizzazioni, speculazioni, può dare effimeri guadagni ai soliti noti a discapito come sempre della comunità. Continua a leggere “Il nostro sì, per dire no agli interessi”

Presidente, non dimentichi la natura

Ho ascoltato con attenzione il discorso del nuovo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nello sguardo schivo, da persona vecchio stampo, perbene, ho trovato qualcosa di rassicurante. La politica italiana quando ha bisogno di facce pulite si rivolge sempre al passato, oltre la Seconda Repubblica, fa riemergere dalla Prima figure quasi dimenticate. Significa che i figuranti del ventennio berlusconiano, non sono spendibili in qualità di padri, o madri, della nostra amata Repubblica.

Ho seguito le parole di quest’uomo che ha perso un fratello ammazzato dalla mafia, che si dimise da ministro a causa della scellerata legge Mammì, voluta da Andreotti per dare il via all’ascesa del cavaliere. Non ha trascurato nulla Mattarella, così come si sovviene a una persona che si appresta a fare da guida politica e morale al Paese. Ha fatto bene a puntare il dito contro mafia e corruzione. Chissà se la pensavano così tutti i presenti che applaudivano in continuazione? Ha parlato di economia, crescita, sviluppo, di futuro dei giovani, di occupazione. Belle parole, importanti, rassicuranti. Ha menzionato i marò in India e ricordato il piccolo Stefano freddato oltre trent’anni fa, secondo un copione del politicamente corretto, come si addice alla carica istituzionale più importante del Paese. Quante volte abbiamo assistito in questi anni da parte di figure che ricoprivano ruoli altrettanto importanti a comportamenti deplorevoli, seguiti o sostenuti da parole volgari, offensive, lesive all’immagine (ma anche alla sostanza) del nostro Belpaese. Ma quando il suo discorso è finito, ho avuto una strana sensazione, un po’ di amaro in bocca, forse il Presidente aveva dimenticato qualcosa? Continua a leggere “Presidente, non dimentichi la natura”

Giustizia fa rima con furbizia

La giustizia in Italia ha perso la maiuscola. Oltre tremila morti, che aumenteranno secondo studi e previsioni fino al 2020. Ancora un morto a settimana. Eternit. Amianto. Che rimpianto. L’industriale svizzero che scappa lontano, indossando con una faccia tosta senza pari le vesti di una green economy che solo il termine sarebbe da bandire da ogni vocabolario. Assomiglia tanto a quei gerarchi che giravano impuniti oltre mezzo secolo fa nel cuore dell’Europa. Aveva cercato di patteggiare con qualche milione di euro. La popolazione ha giustamente rifiutato. E ha subito l’onta di una prescrizione che appare tanto come un atto dovuto in difesa dei potenti a discapito dei deboli. Questa è la giustizia in Italia. Che troppo spesso fa rima con furbizia. Mi sposto più in là, verso la val di Susa. Belle montagne, più selvagge delle nostre, più solitarie, vagamente malinconiche. Montagne di transito. Quanti anni abbiamo discusso della TAV? Che ora è ferma non per scelta politica, ma per 998019_537347906313687_1229071430_nincomprensibile sforamento di budget. Oppure comprensibile se pensiamo a dove siamo: in Italia. Non c’entrano le manifestazioni, il confronto di opinioni, le ragioni dell’una o dell’altra parte. C’entra solo la solita sfacciata speculazione che ci impedisce di essere un paese che sappia guardare il futuro pensando a quello che oggi si deve fare. Ma non bisogna preoccuparsi. Una soluzione si trova sempre. Nel 2002, con l’avvallo dei soliti politici, si è deciso di aprire un buco accanto al foro della galleria per trasporto su gomma che già esiste, quella del Frejus. Doveva essere un foro di due metri, per garantire sfogo e messa in sicurezza in caso d’incidenti. Nel giro di dodici anni il foro è quadruplicato e pronto a ospitare altre quattro corsie. La gestione del nuovo tratto di strada, che ancora una volta e senza alcuna lungimiranza privilegia il trasporto su gomma, è del vassallo di turno che trarrà enormi profitti da questo ennesimo scempio, fatto di nascosto, mentre pochi metri più in là la ferrovia langue senza futuro. A proposito: riaverlo il trenino della val Gardena, o un treno in val Badia, che sogno. E chissà come finirà con la galleria di base del Brennero.
Sblocco Italia. Ecco il nuovo che si tinge di vecchio, un modo quasi offensivo per dire: forza con il cemento, con le speculazioni, con i disastri annunciati. Continua a leggere “Giustizia fa rima con furbizia”

Cementificazione del Belpaese

Dal sito degli amici del Forum Italiano dei Movimenti per la Terra ed il Paesaggio (www.salviamoilpaesaggio.it) vi proponiamo la bella analisi dell’ottimo Denis Grasso (*) sulla cementificazione del nostro Paese. Continua a leggere “Cementificazione del Belpaese”