Una nuova strada sulle Dolomiti

Non mi sento più libero. Mi sento incatenato tra le mie montagne. Il rombo delle motociclette che scavallano impetuose i nostri amati passi dolomitici mi fa impazzire. In certi giorni sono migliaia e vanno a una velocità pazzesca. E poi ci sono i rally e ancora quelle moto che fanno a gara e si divertono a togliere le marmitte. Povere marmotte. Dalle Dolomiti alle dolomoto: vale al dire al dolo che le moto fanno del territorio alpino.  

È questa la pace fra i monti? Ogni giorno un carosello senza senso, senza alcun controllo. Non voglio certo incolpare le forze dell’ordine, sappiamo che non riescono a controllare chilometri e chilometri di strada, ma qualcosa si dovrà pur fare! Ognuno può scorrazzare libero come e quando vuole senza rispetto perché la libertà è un dato di fatto? Ma la libertà presuppone limitazioni e condizionamenti. Il problema non è la dimostrazione dell’evidente presenza della libertà, ma stabilire come in un rapporto tra umani ogni persona rimanga libera rispetto all’altro. Non siamo noi umani correlazione?

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Rombi e velocità. E dove finisce il turismo lento?

moto unescoVerso passo Gardena, fine giugno 2016. Le vedo parcheggiale poco sopra Selva. Sono uno spettacolo. Mentre mi fermo a bere un caffè sento due persone che parlano proprio di quei bolidi: costano 800mila euro l’uno, hanno 900 cavalli e due motori, uno termico e due propulsori elettrici. Riesco a memorizzare solo il prezzo, il resto per me è cinese. I due signori sembrano giunti da un altro pianeta. O forse sono io il marziano? Riparto coni finestrini abbassati, voglio godermi la meraviglia del Mür Frëit, il ungo rettilineo sotto le pareti verticali del Sella.

Alla mia destra c’è uno sei posti più belli e meno visitati di tutte le Dolomiti. E qui che sono arrivati, quasi 8000 anni , i primi cacciatori. E un posto pien di energia, con cirmoli antichi e i rivoli di muschio sui grandi massi sotto i quali trovarono rifugio i primi nomadi di queste zone. Mentre sono assorto nei miei pensieri sento un rombo lontano.
Alzo lo sguardo: non si sta staccando nessun masso e non può essere un temporale, il cielo è sereno. E un attimo. Uno dei due bolidi mi sorpassa a una velocità folle. Continua a leggere “Rombi e velocità. E dove finisce il turismo lento?”

Si può morire aprendo il gas della falsità

Ogni anno la stessa storia. Da un lato i motociclisti che continuano a fare il bello e il cattivo tempo sulle strade dolomitiche. Dall’altro i soldi spesi per campagne inutili, o forse utili solo a salvare la buona coscienza delle istituzioni. Qui bisogna scegliere, senza ricorrere ai soliti compromessi, alle solite multe, alle solite dichiarazioni di facciata. Vogliamo il Mugello intorno al Sella? Lo si dica chiaramente. Vogliamo inquinamento acustico, feriti, morti e distruzione? moto unesco
Bene. Allora avvisiamo i ciclisti di cambiare rotta, di andare a pedalare da altre parti. Le Dolomiti, patrimonio dell’umanità, sono in balìa di centauri che si credono tutti Valentino e soprattutto si credono i padroni della strada. Basta saperlo e fare di conseguenza una buona e corretta comunicazione. Non tanto ‘no credit’, quanto ‘no cyclist’ e di conseguenza ‘no future’. Ma che senso ha predicare il buonsenso? Non giova. Solo la mano pesante può essere efficace. Inutile nascondersi, ormai. Troppi sono i morti, troppe le lacrime, troppi i feriti, troppe le disperazioni. Basta con le parole vane come le multe. Basta prendersi in giro, come facciamo già su tante altre questioni. Kurt Vonnegut diceva “siamo quello che fingiamo di essere. Quindi dobbiamo stare attenti a quello che fingiamo di essere”. Che abbia ragione? Spacciamo il Südtirol Alto Adige come realtà incontaminata, con tanto di paesaggi incontaminati, ben sapendo di mentire.

Le bugie, si sa, hanno le gambe corte, e di falsità si può anche perire, come avviene puntualmente sulle nostre strade

Michil Costa, Alto Adige, 02/07/2015 Continua a leggere “Si può morire aprendo il gas della falsità”