Curiamo più l’umanità, meno i bilanci

Con un fiuto che sa di pregiudizio, il Comune di Corvara ha reso noto che occorre “difendersi con mani e piedi, perché la maggior parte di questi non sono rifugiati, e poi essendo troppo diversi culturalmente, ne va anche della sicurezza, igiene e immagine di Corvara”. Mi domando: come possono consiglieri comunali giudicare come “non migranti” persone di cui nulla sanno e che non hanno mai incontrato? Non vi sono anche dei turisti “culturalmente molto diversi”? Penso – tra gli altri – a quegli sceicchi che a volte compaiono nelle nostre terre con ampio seguito di mogli e di personale. La differenza “culturale” è in realtà una differenza di censo? Hanno dimenticato i ladini gli anni recenti in cui erano costretti anche loro a uscire dalle loro valli per trovare lavoro e sussistenza per le proprie famiglie? Di fronte al museo ladino di San Martin de Tor, è inciso nella pietra: “Non vendere la tua terra, il tuo sangue!”. Non si dice però di chiudere la proprio terra, perché non siamo noi a possedere la terra ma sarà prima o poi lei, nostra madre, ad avere noi. Ed allora vedremo se il nostro agire sulla terra ci avrà meritato “una patria nei cieli” (come scrive san Paolo) o se ci troveremo apolidi ed esclusi dai “giusti delle genti”, perché non abbiamo curato l’umanità ma i bilanci.

Don Paul Renner, dal Corriere dell’Alto Adige,

Che non succeda più, a questo dobbiamo lavorare

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“Il mondo non vi crederà mai”. Ecco quanto dicevano i carnefici della Shoah ai prigionieri dei campi di sterminio.

Es reicht nicht aus, der Toten zu gedenken, sie zu ehren und zu betrauern. Wir müssen die jetzige Generation aufklären und uns um sie kümmern; es ist geschehen, daß es nie wieder geschehe!

È avvenuto e può accadere di nuovo: questo è quel che c’è da dire. Qui in Casa ricordiamo l’olocausto. Che non succeda più.

Vigni iade che punsun che al ne é nia da to sö porsoner cun dificoltês, che vëgn da foradeca, metun n’anel pro na morona ulach al’è l’lager ala fin. Cun bona pesc dl comun de Corvara che vëiga i migranc scioch “atri”.

Il nostro comune non accetta pochi rifugiati. Per questioni di immagine e di igiene. Oggi è il giorno della memoria. Non credo vi sia altro da aggiungere. 

Storie di montagna

“L’umanità non è un delitto”, dicono a Breil in Francia. “Difendiamoci con mani e piedi”, dicono a Corvara. A Ortisei invece, dopo un anno dall’arrivo, si festeggia.

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Villa al Sole, Ortisei, Val Gardena
Una casa con un nome bello: Villa al Sole. Una casa il cui nome ora ha un valore aggiunto: l’ospitalità a venticinque profughi africani. Il proprietario, persona determinata nel suo impegno solidale, una persona che ne sa di ospitalità, perché è il suo mestiere, ha destinato la sua casa a un tipo di ospitalità che è sinonimo di accoglienza. Un bel coraggio di questi tempi. Il sindaco del paese, anche lui determinato a non mollare e a tenere alti i valori e i doveri verso il nostro prossimo, lo ha appoggiato fin da subito, facendo sentire la sua voce quando ce n’era il bisogno. Il paese, dopo indignazioni, una raccolta di firme, scontri e dibattitti più o meno costruttivi, ha rivisto le sue posizioni e ora, a un anno esatto dall’arrivo dei profughi, a Villa al Sole è stata festa. Una bella festa, una festa di tutti. Canti, suoni, sapori e culture diverse che s’incontrano. La solidarietà non è mica una cosa triste, anzi: è non solo fonte di ricchezza, ma anche di divertimento. Ve lo assicuro, perché ero lì a festeggiare anch’io.

Consiglio comunale di Corvara, Val Badia
Il Comune rende noto che vista la grave situazione causata dai migranti sul territorio nazionale e provinciale, è necessario ricorrere ai ripari. Vale a dire tenere i migranti il più lontano possibile, assolutamente impensabile prendersene in carico qualcuno e se necessario “di difenderci con mani e piedi, perché la maggior parte di questi non sono rifugiati, e poi essendo questi troppo diversi culturalmente ne va anche di sicurezza, igiene e di immagine di Corvara”. Continua a leggere “Storie di montagna”

Il mio voto? A chi è pronto a “riparare il mondo”.

Domani voterò i candidati che parlano d’amore tra gli esseri umani. Quelli che hanno a cuore il destino del pianeta, che ignorano minuscoli interessi di parte per affermare i diritti della Natura, magari citando Lovelock: “L’immenso e sofisticato ecosistema deve la sua origine e la sua esistenza alla logica dell’armonia relazionale”. Oppure Jack London e la legge della natura, dura e inflessibile, che accomuna esseri umani e animali: “Qual è il posto della minuscola vita dell’uomo nel libro mastro della vastità, là dove le stelle si spengono come candele e grandi soli ardono per un istante di eternità e poi scompaiono?” Voterò i candidati che parlano di solidarietà, che hanno il coraggio di dire le cose come stanno. Quelli che apprezzano il pensiero di Vito Mancuso e l’importanza di una nuova visione della natura. Ma anche quelli che ascoltano ancora Jimi Hendrix e seguono la sua roca voce che canta di armonia fra l’uomo e la terra. Voterò un rivoluzionario gentile. Non voterò invece chi insulta, alza la voce, sbraita, chi non rispetta l’Altro. Non voterò chi, in nome dello sviluppo, ferisce la terra, consuma l’acqua, inquina l’aria e deturpa il paesaggio. Non è vero che produzione fa rima con occupazione. Non voterò più chi permette la cementificazione folle e miope trincerandosi in parole vuote come crescita, senza mai essere cresciuto davvero. Lo sapete che in Italia il consumo di suolo dal secondo dopoguerra ad oggi continua a essere di 70 ettari al giorno? Non voterò per chi promuove lo Sblocca Italia, e chi parla di ecologia un tanto al chilo, senza nemmeno conoscere l’etimologia del termine. La radice è la stessa di economia, derivano entrambe dal greco oikos, casa, e anche l’obiettivo delle due discipline dovrebbe essere lo stesso. Non voterò chi non ha a cuore il benessere di nostra Madrepadre Terra e dei suoi abitanti, di tutti i suoi abitanti. Povera Terra, deturpata dalle mine, scheggiata dalle pallottole, e poi, poi usurpata, violentata, maltratta. La terra di tutti. L’unica che abbiamo. Domenica quindi voterò per chi è pronto a “riparare il mondo”, cogliendo finalmente l’invito di Alex Langer, rimboccandosi le maniche, agendo per il bene comune, per il bene di tutti, non per quello di pochi. Votare è un dovere civico. Ma cosa fare se non ci sono candidati che ci convincono del tutto o almeno in buona misura? Auguriamoci di prendere la giusta decisione.

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